Posts Tagged ‘serena bedini’
Riarteco 2012
Dal 5 maggio al 12 maggio 2012
Chiostro della Biblioteca delle Oblate, Firenze
Anche quest’anno si è svolta la manifestazione dedicata ai materiali di scarto: un recupero finalizzato all’arte o all’artigianato che riserva sorprese…
Gli occhi sono sgranati, la bocca aperta a contemplare il mondo sottostante: è l’espressione piena di stupore dell’Aeronautico di Luca Matti (Firenze, 1964), installazione posta all’ingresso al Chiostro della Biblioteca delle Oblate, interamente realizzata in camere d’aria di camion, di dimensioni imponenti e sospesa nel vuoto. La sua espressione di meraviglia è probabilmente la stessa che ha attraversato il volto di quanti hanno voluto visitare questa esposizione particolare, originale, che nasce dall’esigenza di mostrare come sia semplice riabilitare materiali considerati nella maggior parte dei casi degni di essere cestinati.
Riarteco è un concorso per artisti provenienti da tutta Italia, si svolge annualmente lasciando le opere esposte per circa dieci giorni. Non è la solita mostra in cui si possono trovare “esercizi di stile” volti a far riflettere.
Molti dei pezzi presenti in mostra, anche se – occorre dirlo- non tutti, erano davvero interessanti e meravigliavano per l’originalità e la sapienza con cui erano stati realizzati: talora si trattava di opere d’artigianato come collane realizzate con parti di bottiglie di plastica e carta da regalo (Poliedrica- Riciclo Mare di Ila), opere di design come Table Tape di Ecocentriche, il tavolo interamente costruito in cartone, o opere d’arte su tavole di legno di scarto.
Indubbiamente l’installazione iniziale, fuori dal concorso e concessa dalla Galleria Frittelli di Firenze, era molto comunicativa ed originale. Luca Matti, artista e illustratore poliedrico, ha offerto un insolito utilizzo della gomma come materiale per realizzare una grande scultura unendo così in essa il materiale di scarto, ovvero “il rifiuto”, e il desiderio di volare, ovvero “il sogno”… un bel messaggio su cui riflettere!
Serena Bedini
AQA | Present Art Space
AQA
a cura di Giada Rodani
Present Art Space, Firenze PROROGATA al 30 aprile

Una mostra originale che prende le mosse da un elemento del quotidiano e ispira sei artisti, un percorso espositivo che permette a tutti noi di riflettere sull’importanza dell’acqua e su quanto essa abbia valore nella vita di ogni essere vivente, non solo da un punto di vista di sopravvivenza ma anche come compagna di ogni singolo attimo, dal momento in cui nasciamo al tempo delle vacanze, come barriera invalicabile senza mezzi di trasporto, come elemento fagocitante o come testimone silenziosa di vite passate. Ecco allora che le rifrazioni della luce sulle increspature della superficie marina, i suoi riflessi e i colori cangianti, mai fermi, tornano nelle opere di PeiHan (Tianjin, Cina, 1978), artista cinese che, con una sensibilità tutta orientale, coglie le piccole cose, secondarie solo per chi guarda il dito e non la luna che gli viene indicata.
Stefano Ridolfi (Firenze, 1957), fotografo e poeta, nella serie Atlantide (2012), rievoca mondi sommersi e perduti, volti di un tempo eppure simili ai nostri, vite che furono e adesso fluttuano leggere nel mondo del ricordo. L’acqua sembra essere in questi scatti sovrapposti un’altra dimensione in cui il passato continua ad esistere e a scorrere come il tempo presente, parallelamente e non irrimediabilmente perduto. Colori sfumati, morbidi, come solo il mondo marino sa regalarci, in cui la vita silente di pesci e di alghe, sembra testimone inconsapevole di ciò che l’uomo d’oggi non potrà mai ricostruire e comprendere fino in fondo. Stefano Ridolfi insieme ad altri artisti (circa cinquanta) della Galleria Present’art Space parteciperà al Festival di Shanghai che in Cina dal 14 luglio al 5 agosto 2012 presso la Biblioteca Nazionale di Shangai Pudong.
Antonio Guarnieri (Menzo, Argentina, 1955) invece ripropone con le sue immagini eleganti giornate al mare ed evoca nell’abbagliante luce del sole estivo le risate e i giochi sulla spiaggia che tutti abbiamo vissuto.
In Tangram, dove forme plastiche, scultoree, luce e soggetti ricordano opere di artisti dei primi del Novecento, l’opera è tagliata in pezzi secondo l’uso del famoso gioco cinese e ricomposta poi come una foto di tanto tempo fa prima strappata e più tardi recuperata e riattaccata con rammarico.
Andrea Nicita gioca invece con il mondo umano e il mondo marino e crea interessanti variazioni su tema, metamorfosi incomplete o forse ritratti di creature semidivine, dal corpo di pesce e il volto d’uomo. No, non sono sirene, ma esseri dal volto saggio e dolce, dallo sguardo profondo e il sorriso appena accennato che evocano pace e simpatia insieme in chi le osserva, un sentimento empatico, profondo, quello stesso che ci lega all’acqua.
Serena Bedini
Intervista a Eloy Moreno
Varchiamo i confini italiani e andiamo in Spagna a intervistare il protagonista di un recente caso editoriale: Eloy Moreno. Con il suo romanzo e il suo singolare esordio di scrittore è riuscito a raccontare molto in fatto di tenacia, coraggio e voglia di cambiare.
Serena Bedini: Il tuo libro ha scalato le classifiche spagnole, ma l’inizio non è stato facile: ti sei autopubblicato e autodistribuito, noncurante dei meccanismi del mercato dell’editoria. Com’è stata questa avventura?
Eloy Moreno: Sì, l’inizio è stato molto difficile, perché ho pubblicato il libro da solo e sono stato io a distribuirlo nelle librerie. Ho passato otto mesi andando di libreria in libreria e cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica al romanzo. Poi ho cominciato a promuovere il libro sui social network, soprattutto Facebook, e la gente ha iniziato a raccomandarlo. Finalmente è arrivato a uno dei più importanti editori in Spagna ed è stato pubblicato. Da quel momento ha cominciato a scalare le classifiche di vendita.
Serena Bedini.: ll protagonista del libro è completamente succube del sistema “perfetto” della nostra società: una famiglia, un posto di lavoro, un buono stipendio, persino la possibilità, se volesse, di avere un’amante. Eppure capisce che quella vita non è la sua e fa una scelta coraggiosa. Cosa spinge un uomo a cambiare?
E.M.: Penso che il fatto di non essere felice possa incoraggiare una persona a cambiare la propria vita. Ci sono molte persone che pur avendo casa, auto, lavoro, famiglia non lo sono. Non sono felici, perché ci vuole tempo per poter godere di tutto quello che si ha. Ci sono anche molte persone che non sono felice, ma non sono in grado di cambiare la propria vita, forse questo romanzo parla di cambiamento.
S.B.: Non ti sembra che spesso la nostra vita sia “assurda” a causa delle gabbie dorate che ci costruiamo intorno più che dei ritmi che la società ci impone?
E.M.: Sì, sono d’accordo, la vita è piena di casse d’oro. Pensiamo di essere liberi ma in realtà siamo legati da tutte le parti: il mutuo, l’auto, il lavoro, la famiglia… Il sistema è riuscito a legare la vita delle persone attraverso il denaro. Passiamo la nostra vita di lavoro a pagare per cose che nemmeno ci piacciono.
S.B.: Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro? L’esperienza personale o un’esperienza
E.M.: In particolare l’esperienza degli altri. Ho cercato di scrivere una storia su tutto quello che vedevo intorno a me: amici, colleghi, parenti… Molte persone passano il loro tempo a lamentarsi ma non fanno nulla per cambiare. Ovviamente c’è qualcosa di autobiografico, ma soprattutto mi sono ispirato alle realtà intorno a me.
S.B.: Che cosa ti ha spinto a scrivere questo libro? Che cosa ti auguri che accada adesso?
E.M.: La storia è divisa in tre parti principali: l’infanzia, l’età adulta e la sua routine, e la fuga. È vero che il personaggio è pieno di sentimento, non una persona perfetta, non un eroe, è solo una persona normale come voi e me. Volevo scrivere una storia di persone normali. Il protagonista ha molti sentimenti dentro, ha buone intenzioni, ma non riesce a fare il passaggio e a fuggire, a cambiare la propria vita e quella delle persone che ama. Quello che mi auguro è che i lettori che si identifichino con il protagonista e traggano beneficio da quanto ho scritto. Ricomincio da te è un’opera decisamente originale che offre uno spaccato realistico e drammatico della vita quotidiana parlando di “crisi” nel senso letterale del termine, ovvero nel significato di “svolta” che porti a un cambiamento decisivo, a un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Per la forza evocativa delle vicende narrate e per la vicinanza con la realtà quotidiana spinge a una riflessione profonda sul valore di ciò che facciamo e sull’importanza dei legami che instauriamo con gli altri. (n.d.r.)
Eloy Moreno è scrittore e informatico. Vive e lavora in Spagna.
Serena Bedini è caporedattrice di i.OVO. Vive e lavora a Firenze.
Urban Tales
Urban Tales, a cura di Daniela Pronestì e Roberta Fiorini
SIMULTANEA SPAZI D’ARTE, Firenze
31 marzo – 14 aprile 2012
Questa volta la Simultanea Spazi d’Arte mette in scena una mostra sulla città e i suoi mille volti: scatti di cinque artisti che ci mostrano le capitali europee sotto nuove prospettive… è proprio il caso di dirlo!
Ormai chi segue il raccolto spazio di Via San Zanobi a Firenze è abituato: ogni mese un’idea diversa che in comune con la precedente ha solo il desiderio di indagare la realtà in modo originale, da punti di vista non scontati. Artisti di vario genere si susseguono in questa kermesse che ha preso l’avvio nell’autunno scorso, sotto la guida e la cura di Daniela Pronestì e Roberta Fiorini. Questo mese occupano le pareti di Simultanea Spazi d’Arte sei fotografi: Massimo Barcariol (Pontassieve, 1959), Paolo Dalprato (Lombardia, 1958), Andrea Gasparro (Campania nel 1944), Roberto Miglietta (Campi Salentina, 1977), Marco Virgone (Palermo, 1968) e Cristian Volpara (Alessandria, 1974). Età e provenienze diverse, un modo di percepire lo spazio, l’altezza, i contorni e le linee sempre originale ma molto personale, fotografi che affermano la propria identità senza tirarsi indietro, senza temere di rischiare.
Colpiscono in modo particolare le prospettive audaci, le luci nella notte e le strutture minimaliste talora, talora gotiche di Dalprato, assai apprezzabile nel tentativo di dare una vita particolare alle architetture di varie città, mostrandone il carattere e attribuendo loro quasi un’anima: ecco quindi le luci elettriche illuminare la struttura di alcuni palazzi minimalisti e moderni che si affacciano su una piazza deserta, o ritrarre il Duomo di Milano in tutta la sua altezza, nello slancio ardito verso l’alto, mentre figure femminili fragili e sinuose sembrano sostenerne la struttura.
Roberto Miglietta preferisce invece cogliere l’atmosfera di ogni città riproducendola in scatti nostalgici, mai scontati, che testimoniano l’eleganza decadente e romantica di Parigi, l’austerità di Berlino. Qui una tecnica particolare fatta attraverso diapositive permette a chi osserva di rivivere sensazioni sopite, momenti del passato in cui l’alta definizione e la fredda riproduzione della tecnologia digitale ci facevano sentire un po’ più imperfetti ma sicuramente molto umani.

Alla Street Art e alla solitudine sono invece dedicate le foto di Gasparro, in cui non il valore dei graffiti come opera d’arte contemporanea, bensì l’uomo e il suo intervento sulla realtà circostante, il suo dialogo con se stesso e il mondo sono gli autentici elementi protagonisti degli scorci vacui, delle linee di fuga inondate di luce che improvvisa entra nelle vie suburbane violandone il segreto.
Serena Bedini
L’ISOLA DEL TESORO di R. L. Stevenson, disegni di Roberto Innocenti

L’ISOLA DEL TESORO di Robert Louis Stevensona cura di Laura Accordi
Galleria-Libreria d’Arte Babele, Firenze
31 Marzo – 21 Aprile 2012
Quindici uomini sopra la cassa del morto,
yò, hò-hò e una bottiglia di rum!
(da L’Isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, nella traduzione di Angiolo Silvio Novaro, Arezzo, Prìncipi e Principi, 2012)
Eh già! Sabato 31 marzo alla Galleria e Libreria d’Arte Babele di Firenze sembrava proprio che da un momento all’altro la voce roca del pirata si sarebbe fatta sentire con la sua sardonica canzone. In effetti i presupposti c’erano tutti: varcata la soglia le illustrazioni originali di Roberto Innocenti accoglievano lo sprovveduto visitatore e lo catapultavano all’interno del mondo fantastico e terribile di Robert Louis Stevenson. Mare, tempeste, navi alla deriva, pirati ghignanti e il volto sparuto del protagonista si affacciavano e si affacceranno per quasi tutto il mese di aprile sulle pareti della libreria creando un effetto inverso in cui chi è all’interno sembra osservare dagli oblò della nave cosa accade sul ponte o là, lontano, sulla fantomatica Isola del tesoro. Perché Roberto Innocenti (Firenze, 1940), illustratore raffinato e quasi “fiammingo” nella resa di ogni minimo dettaglio, si attiene strettamente al testo nelle sue eleganti illustrazioni e riproduce la realtà che lo scrittore riesce a evocare nella mente di ciascuno di noi quando leggiamo questo libro. Le tinte non sono accese, gridate o irriverenti come spesso ci si aspetterebbe per un libro dedicato a un pubblico giovane: sembrano disegni d’antan, d’un tempo passato, magari recuperati proprio da un relitto, prima che affondasse e approdati per caso sulle pareti della libreria, ultima testimonianza di un viaggio e di un’epoca perduti.
Tuttavia l’altra sera, alla Babele, piccola isola in città, il tesoro c’era davvero! Ed era lo stesso Roberto Innocenti! Con una pazienza certosina infatti, seduto al centro della stanza, firmava a ciascuno degli avventori un autografo, concedeva un sorriso e poi, guardando un istante l’interlocutore negli occhi, sembrava carpirne il desiderio più recondito e ideava all’istante una piccola illustrazione solo per lui. Probabilmente il tesoro era rappresentato sia dal potersi portare via una copia con dedica e illustrazione personalizzata, sia dal privilegio di osservare la mano agile e rapida di Innocenti tracciare una vignetta simpatica, comica e soprattutto unica per l’originalità e l’inventiva. Chi non fosse riuscito ad aggiudicarsi il proprio volume, non disperi, alla Galleria e Libreria d’Arte Babele dovrebbe essercene ancora qualche copia con tanto di dedica a quanto pare. Anche i pirati, le navi e l’Isola! Anche loro vi aspettano lì per trasportarvi a bordo e, in un mese o poco meno, fendere insieme a voi i flutti della fantasia.
Serena Bedini
