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EVENTO SPECIALE | Talk arti performative / Eric Joris
Giovedì 10 maggio 2012, ore 18.30
EVENTO SPECIALE / Talk arti performative / Eric Joris
Into the heart of the experience. Performing arts and immersive technology.
The case of CREW.*
In occasione della XIX edizione del festival Fabbrica Europa, il CCC Strozzina ospita un intervento sul tema delle arti performative contemporanee con la partecipazione di Eric Joris, direttore artistico di CREW. CREW è un collettivo belga che opera al confine tra arte e scienza, performing arts e nuovi media. Eric Joris sviluppa i suoi progetti di live arts in stretta collaborazione con un gruppo di artisti e scienziati. I media elettronici e digitali costituiscono al contempo la base della sua ricerca e il motore delle sue esperienze artistiche. Questo si traduce in performance ibride che mettono in discussione e ridefiniscono i parametri teatrali tradizionali.
Durante Fabbrica Europa CREW proporrà un workshop legato a Terra Nova, progetto europeo dedicato al ruolo dello spettatore nelle arti performative contemporanee. Terra Nova sarà poi presentato al Teatro Fabbricone di Prato nell’ambito di Contemporanea Festival (settembre 2012). Oltre a Fabbrica Europa e Contemporanea Festival – Teatro Metastasio Stabile della Toscana, partecipa alla curatela del progetto il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato.
In collaborazione con
Fabbrica Europa – Festival Internazionale della Scena Contemporanea
Clicca qui per ulteriori informazioni sul progetto Terra Nova a Firenze e Prato.
Clicca qui per ulteriori informazioni su CREW.
* Il talk di svolgerà in inglese con traduzione in italiano.
Piero Gilardi e Omar Ronda | Supernatura
Plastica che abbandona, invece, ogni finalità mimetica per esprimere ogni possibilità estetica nelle opere di Omar Ronda. Qui la materia fonde, fila, si sovrappone incrociandosi in percorsi inaspettati. Una materia colore che deborda da un imprecisato punto germinale irradiandosi attorno all’immagine ma non per incorniciarla, bensì per preservarla come icona occidentale senza tempo. Il tutto diviene un vero e proprio inno al potenziale seduttivo della plastica, quanto mai ammaliante nel suo eccesso. “La plastica non solo decora ma dà forma e sostanza all’immaginario. Brilla, è brillante, cioè ci fa venire fuori dal grigiume quotidiano, diventando anche l’iperbole della moltiplicazione” (V. Dehò). Gemme incastonate nel colore compongono, così, intricate ragnatele di riflessi dalla logica sottesa.Jan Fabre | Preparatio Mortis
Teatro Fabbricone, Prato
28 aprile – 29 aprile
Il nuovo assolo del coreografo belga Jan Fabre è dedicato al corpo e alla sua trasformazione. Prendendo di petto il tabù della contemporaneità: la morte.
L’odore. E’ assordante. Assalta gli occhi e la bocca. Si appiccica alla paura di finir male come colla a presa rapida. Fiori freschi. Quell’odore rende fisica la morte più del corpo in decomposizione. Sopra e intorno alla tomba. Fin dove c’è terra. Un sudario arcobaleno lasciato dalla pioggia del pianto. Un tappeto di trame congiunte dai ricordi. Succederà, a tutti. E sarà come adesso.
Preparatio Mortis del coreografo visionario Jan Fabre comincia come discesa agli inferi. Buio freddo. Claustrofobico. Muri neri chiudono lo sguardo. Non si vede al di là dei pensieri. La tomba è già quella, la poltrona. Sei morto e nessuno te l’ha detto. La luce arriva fioca l’attimo dopo che la sopportazione ha preso a spasimare nel teatro trasformato in cripta.
Un’onda corre sotto il lenzuolo a fiori del letto eterno. Risale in superficie dall’imbuto del tempo. Serpente sinuoso del peccato mortale di essere nati. Si scoprono una mano, un braccio, una testa, due piedi nudi. Una donna si dibatte nel rigor mortis. Dà giunture e graffi alla sua resurrezione. L’intimo è nero. “La morte ci fa vedere la vita da un’ottica diversa” – dice Fabre. Esistere in ogni movimento, ogni fiato e ogni sguardo.
Lisa May, ballerina vigorosa, reattiva, sorge dalla pira dei fiori accesi di quell’odore denso. E sono ancora fiori, corone di fiori gettate dalla sposa che si concede senza fare domande. Lo scontro è motore di rinnovata energia. Ne nasce un corpo a stelo: li spezza, li strappa, li stupra. Un freddo avvicinarsi, ghermirsi e arrendersi tra le braccia di quei muscoli d’erba che non danno amore, perché fasciano respiri spenti. Il tappeto floreale diventa un campo di battaglia. Botte, schianti. Volano petali mozzati, steli divelti. Non c’è sangue, ci sono acqua e sudore.
Torna il buio, ma non è finita. La donna che ha fatto m’ama non m’ama con la fine giace nuda in una teca trasparente piena di luce. Torna feto al ventre che l’ha generata per morire. Ogni giorno. La data incisa su un lato segna, infatti, solo la nascita. Ferma, immutabile. La morte si muove, cresce, cambia data con il cambiare delle repliche dello spettacolo.
Spiccano in volo alcune farfalle. Saltano giù dalla rampa delle sue mani, dal monte del suo sole che non splenderà un’altra volta. Con del gesso bianco schizza sul vetro figure di animali, un tratto di cielo, l’origine del tutto. Le parole appannano il vetro. L’ultimo fiato macchiato dal frutto rosso della conoscenza: la vita è un battere di ali nel chiuso di una fossa.
Matteo Brighenti
Palomar – Renato Leotta
La galleria Gentili di Prato ospiterà la mostra “Palomar” di Renato Leotta dal 11.05 al 29.06.2012 Orari Apertura: da martedi al sabato, dalle 14:00 alle 19:00 from tuesday to saturday from 14:00 to 19:00 info@galleriagentili.it t +39 0574 606986 f +39 0574 443704 via del Carmine 11, Prato 59100
Vinicio Capossela: Marinai, Profeti e Balene
Vinicio Capossela - Marinai, Profeti e Balene. Teatro Politeama Pratese, Prato 26 aprile 2012
Nuovo tour per Vinicio Capossela. Da Prato alla conquista dell’Europa. Sulla rotta della grande letteratura di mare: Omero, Melville e Conrad.
Dieci costole. Giunte come mani consumate in preghiera. La balena è un ventre ossuto. Una mangiatoia del mare che accarezza una ciurma di musicisti-pesce con le squame sul frac, e infesta gli occhi del capitano, un Achab con cappello da Napoleone bucaniere e voce rimasta in strada diverse notti. La caccia si è asciugata, ma il suo fantasma respira ancora. La prima data del nuovo tour europeo di Vinicio Capossela, al Teatro Politeama Pratese, è un’onda che entra nella coda ed esce dalla bocca dell’ultimo lavoro del cantautore, “Marinai, Profeti e Balene”. Organizzato da Fonderia Cultart, con il patrocinio del Comune di Prato ed il sostegno del Roteract Club pratese, servirà a far nascere uno spazio culturale dalrecupero dell’Ex Chiesa di San Giovanni. Le nebbie della risacca inondano la sala fino al soffitto. Gli occhi toccanola sospensione dell’incredibilità invocata dal palco. “Se crediamo al Fondo Monetario Internazionale – crepita Capossela nel microfono – perché non dovremmo credere a Moby Dick? Siamo tutti sulla stessa barca. Tutti quelli che Noé non ha voluto a bordo”. Lord Jim, Billy Budd, L’Ulisse di Dante. Cantati e suonati da una big band che si insinua nei gorghi più nascosti delle loro vite d’acqua e sale. Fiati, theremin, banjo, chitarre, batteria ed altre diavolerie. Un teatro canzone randagio che porta a compimento distanze moderne e ancestrali. C’è pure il night, basta scendere nel sottoscala dei flutti. In cartellone la sirenetta Pryntyl e il Polpo d’amor, una serenata per tentacoli e strass. Sbrilluccichio che specchia la volta celeste. Scorre indietro il lucernario, lanotte spalanca un occhio sul Politeama. Anche lei vuole vedere Caposselache canta Le Pleiadi, le stelle che rischiarano l’inizio della stagione buonaper navigare. Soffia benevolo il vento della primavera e spinge all’insù inasi di tutto il teatro. Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino. Come Peter Pan, Capossela dimostra che per librarsi nell’aperto del mare bisogna credere al cielo, perché c’è anche quando è coperto dal soffitto dello sguardo.Il concerto scivola via, fino ad attraccare nelle hit. Il ballo di San Vito,Camminante, Ultimo amore. “Il bar non ti porta ricordi, ma tutti i ricordi ti portano al bar”. In porto il marinaio fa promesse di birra alle labbra che incontra. Finiti i boccali, le Sirene, carillon dell’abbandono, lo richiamano in mare. Una donna è più imprendibile di una balena. Se non sai gettare l’ancora nella spuma della sua attesa.
Matteo Brighenti

