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ELISABETTA GIULIANI | Brac’s art on table | Libreria Brac | Firenze |
Raccontare per immagini, immortalando la normalità del quotidiano e rivelando nella sua essenzialità il profondo di una storia comune: quella di ciascuno di noi.
“Noi fotografi siamo più bravi con gli scatti che con le parole”, dice la voce titubante di Elisabetta Giuliani (Firenze, 1974) quando le chiedo se potrebbe rispondere a qualche domanda per il mio articolo. Non è sempre così, vorrei risponderle, ma in questo caso le sue foto sono davvero dei racconti per immagini, o forse di più, piccoli poemi che questa giovane fotografa canta per noi come un menestrello che ha sostituito il suo strumento musicale con la macchina fotografica. E proprio come un cantastorie Elisabetta va in giro per il mondo e cattura particolari invisibili ai più ma non a lei, che li nota, li assimila e ne coglie la poesia, quella stessa che Montale chiamava “decenza quotidiana”. In ognuno dei suoi scatti ritroviamo un po’ di noi: c’è la sorte beffarda del venditore ambulante di ombrelli che si muove in una folla munita di ombrelli, c’è la sfrontatezza nello sguardo schietto di un gatto nero che posa di fronte all’obbiettivo, c’è il rispetto nell’erba diradata di fronte a una sedia rossa che quasi si ritrae per dar spazio ai piedi di quanti si sono seduti. E ancora: c’è l’anelito all’infinito nella curva sinuosa di una strada che prosegue verso l’orizzonte tra le rocce di un paesaggio lunare; c’è complicità tra i due solitari distributori di benzina, un’insolita coppia di amanti; c’è il ricordo dolce e nostalgico dell’infanzia nei cavallini della giostra un po’ scoloriti dall’usura del tempo.
In ognuna delle foto di Elisabetta Giuliani c’è un istante di pausa, di silenzio nel rumore della vita quotidiana: è l’attimo di chi si ferma a riflettere, a considerare le piccole cose che sfuggono troppo spesso nella fretta dei giorni. Questi scatti sono frammenti delle nostre vite, piccole briciole necessarie per rendere il pasto di ogni giorno veramente completo.
“Cerco di tradurre in immagini, racconti di mondi liberi a cui ognuno, con la propria sensibilità, può attribuire un personale significato”, spiega Elisabetta nelle pagine del suo sito ed è un piacere raccogliere questa piccola sfida essere un lector in fabula di storie narrate attraverso personaggi impensabili, dimenticati, lasciati da parte. L’arte di scoprirle e conservarle per sempre intatte in uno scatto rivela una sensibilità profonda, la stessa che le ripropone con modestia, senza ostentazione né supponenza, lasciando che esse stesse diventino finestre aperte dalle quali sbirciare nel nostro intimo, recondito mondo quotidiano.
Serena Bedini
GIOVANNI PRESUTTI | Dependency | Galleria Lato | Prato | Dal 29 ottobre al 19 novembre 2011
Dipendenza: fumo, alcol, televisione, sesso. Shopping compulsivo, ossessione per l’arte. Presutti dissacra la società contemporanea con i suoi scatti geometrici ed avvolgenti. Ponendoci una costante domanda: e tu, che dipendenza sei?
Di fronte alla fotografia di Giovanni Presutti (Firenze, 1965) la prima, immediata percezione è legata alla bellezza della composizione: geometrismi perfetti e colori equilibrati creano immagini che ricordano i patinati magazine di moda. La seconda sensazione è un’ironia cinica: guardiamo quasi con fare voyeuristico uomini e donne che soccombono di fronte alle loro dipendenze. La terza consapevolezza, fortissima, è il panico: anche noi siamo là dentro, ritratti nelle sue opere.
Una sagoma immersa nella nebbia, nebbia anch’essa. Tutto è grigio nella foto che apre la mostra, eccetto un puntino di brace, al centro della composizione. Un uomo e la sua sigaretta. Rarefatto, annientato dalla sua dipendenza.
Negli scatti di Presutti il soggetto non ha più nulla di umano: il suo volto è cancellato, schiacciato ed escluso, vittima del suo stesso mondo. Barriera con il reale, la maschera indossata ogni giorno lo priva pian piano dell’identità. Chi siamo? Si chiede l’artista nelle sue opere. Non più –semplicemente- esseri umani, ma studiosi, teorici dell’arte, professori, cultori della musica, amanti dei gatti. Alcolizzati, tossici, erotomani.
Dependency è il titolo dei 14 scatti esposti: nove fotografie in formato 70X100, quattro 50×70, un’installazione stampa su vetro 100×150. Le foto sono stampa lambda montate su dibond in cornice.
Nelle foto successive la dipendenza si ripete con precisione caleidoscopica. I libri diventano una prigione dalla quale una donna non riesce più a uscire, intrappolata; il collezionista di vinili, tronfio in mezzo ai suoi dischi, porta di fronte al volto la copertina di In the court of the Crimson King: l’uomo schizoide urla, la faccia trasfigurata in un vortice muto. Il collezionista di libri antichi è ripiegato su se stesso, deformato dalla sua dipendenza, schiacciato dalla passione che l’ha privato di un volto. Nella algida sala di un museo, enormi quadri raffigurano una miriade di uccelli, ritratti con minuziose pennellate fiamminghe. Non si curano della donna buttata per terra, esanime, fulminata dalla sua malattia. E ancora un bambino sommerso di giochi, diventa pupazzo: ha perso la sua umanità ancor prima di diventare adulto, vittima delle persone che più lo amano. Un’anziana compunta coppia siede in salotto: ognuno guarda un televisore diverso, in un silenzio drammatico.
Eppure c’è tanta ironia. Presutti costruisce minuziosamente il suo set, regalandoci le psicosi umane ingrandite da un’enorme, impietosa lente d’ingrandimento. Lasciandoci spiazzati.
Giulia Fonnesu
Lucca Comics & Games | Palazzo Ducale | Lucca | 15 ottobre – 1 novembre 2011
Fumetti ad arte in un mondo a parte: una panoramica sulle mostre presentate quest’anno presso il più grande evento di genere in Italia.
Se c’è un evento in Italia che gli appassionati di fumetto (e di illustrazione) non possono assolutamente perdere, è certamente il Lucca Comics, mostra-mercato che si tiene all’interno delle mura cittadine e che quest’anno è durata ben cinque giorni. Gli eventi in loco sono di svariato tipo, in primis vi sono gli stand sparsi per le piazze della città che attraggono enormi quantità di aficionados anche grazie ai grandi ospiti presenti: quest’anno i nomi più interessanti erano quelli degli americani Jeff Smith (McKees Rocks, Pennsylvania, USA, 1960) -autore di Bone- e Craig Thompson (Traverse City, Michigan, USA, 1975)- autore di Blankets e adesso di Habibi. Parallelamente all’evento per così dire “commerciale”, sono state allestite alcune interessantissime mostre all’interno del Palazzo Ducale. Sei sono stati i percorsi espositivi su cui hanno deciso di puntare gli organizzatori, con una scelta di autori di grande respiro e successo. Si inizia da Emilio Salgari, a segnare i 100 anni della sua morte (si va dalle tavole di Sandokan a quelle del Corsaro Nero), con un excursus che illustra il suo vasto e potente immaginario che ha affascinato grandi e piccini di un tempo. Poi ci sono gli italianissimi Manuele Fior (Cesena, 1975) e Davide Reviati (Ravenna, 1966), che con l’eleganza dei loro stili hanno catturato i lettori contemporanei in modo del tutto irripetibile: partendo dal pubblico per arrivare alla critica, tutti hanno amato le loro graphic novel intimiste dal tratto davvero inconfondibile. Degna d’attenzione anche la sala dedicata all’illustratore belga Carl Cneut (Belgio, 1969), specializzato in libri per ragazzi e celebre per i suoi personaggi antropomorfi che si muovono in un universo da favola ricco e dettagliato.
Poi ancora uno sguardo a Blacksad, accattivante serie a fumetti ideata da Juan Diaz Canales (1972, Madrid, Spagna) e Juanjo Guarnido (Granata, Spagna, 1967), in cui un felino nero dalle fattezze umane è il protagonista di un noir ambientato nella New York degli anni 50, dove i disegni, che ci ricordano tanto le atmosfere Disney, vengono associati ad un tema hardboiled che ha appassionato innumerevoli lettori ovunque. Infine, da segnalare la presenza anche del maestro Jiro Taniguchi (Tottori Prefecture, Giappone, 1947) che con le sue opere di una delicatezza rara ha lasciato il segno nella storia internazionale del fumetto. Storie come “L’uomo che cammina” oppure come quella della celebre serie “Ai tempi di Bocchan”, sono rimaste indelebili nella memoria dei lettori del genere, condotti con grazia su riflessioni circa i grandi temi della vita e della società. Ammirato e osannato per il suo ritmo posato e per il suo tratto leggero, Jiro Taniguchi è oggi un Maestro indiscusso per il pubblico di ogni età e di ogni dove.
Diana Di Nuzzo
Futurotextiles. Surprising textiles, design & art | Su progetto di lille3000 e a cura di Caroline David | Museo del Tessuto | Prato | Dal 30 settembre 2011 al 13 novembre 2011
“Dormire ovunque” o “brillare di luce propria”: detti popolari? Non proprio: i tessuti del futuro riservano alcune sorprese…
Stress da smaltire e sonno arretrato? Ci pensa Sleepsuit. Creazione originale realizzata in strati di EVA, materiale usato principalmente per l’equipaggiamento sportivo che possiede alta capacità di memoria, permette di fare piccole sieste ovunque e in qualsiasi posizione, creando zone più rigide e più morbide a seconda della posizione assunta per riposare. Facilissimo da trasportare, la sua vera vocazione è quella di poter essere utilizzato veramente ovunque. Ma non finisce qui! Se il morbo tecnologico vi ha già contagiati, farete bene ad approfittare: maglie d’acciaio e tessili foto luminescenti che possono fare da guida in ambienti bui e conferiscono un aspetto – consentite un poco di spirito – a dir poco “radioso”. Non sto tentando di far compilare una lista dei desideri fantascientifica, ma invitando ad ammirare come, all’insegna d’avanguardia ed eco sostenibilità, produttori e creativi europei combattano in prima linea. Tessuti interattivi (MP3 o dati GPS) leggono dati per il controllo della salute, come temperatura e battito cardiaco; composti tessili possono assorbire acqua e rilasciarla gradatamente per una perfetta irrigazione di piante e giardini; altri assorbono le sostanze inquinanti rimuovendole dall’ambiente circostante; T-shirt sono in grado di idratare la pelle e liberare sostanze cosmetiche; filati composti per sport e lavori pesanti proteggono da urti e choc termici imprevisti.
Queste sono solo alcune delle applicazioni ad alto tasso d’innovazione, esposte a Futurotextiles attraverso nove sezioni arricchite dal supporto di materiali informativi, strumenti interattivi e postazioni multimediali. Surprising textiles, design & art, progettata da lille3000 e curata da Caroline David, giunge così dopo le tappe di Istanbul, Bangkok, Shangai, Barcellona e Cordoba, al Museo del tessuto di Prato, presso i locali restaurati della Ex Cimatoria Campolmi. Senza dubbio il maggior centro culturale italiano per la valorizzazione dell’arte e della produzione tessile antica e contemporanea.
Sara Benetti
PAD LONDON 2011 | Dal 13 al 17 ottobre 2011 | Londra
Durante la settimana dell’arte londinese, tra la moltitudine di visitatori accorsi per scaldarsi al Frieze, divorando un evento dopo l’altro con la premura di un collezionista, non si può non notare lo sgargiante padiglione bianco /fuxia nell’elegante Berkeley Square, sede di PAD London 2011. Intelligente a partire dalla location, poiché Mayfair non solo è sede delle più importanti gallerie in città ma anche dei numerosi hotel che ospitano i clienti chiave giunti per questa settimana, il Pavilion of Art and Design giunge alla sua quinta edizione presentandosi più grintoso che mai nonché ricco di sorprese; 57 prestigiosi espositori da Europa, Asia e Nord America, riuniti per quella che al dire di molti è la migliore edizione di sempre.
Oltre alle ormai affezionate gallerie presenzia anche una rigorosa selezione di nuove arrivate che propongono dipinti, sculture e arredi accuratamente assortiti in una eclettica armonia, enfatizzando le sofisticate sintonie tra arte e design.
Arte Moderna e Decorativa, Fotografia e per la prima volta persino Arte Tribale, dal lontano 1860 ad oggi, per una delle fiere ad oggi migliori di arte moderna e design. Attraverso un suggestivo allestimento scandito da maestosi tronchi d’ albero (veri) si articolano grafie di Keith Haring, intagli di Gio Ponti, carrè psichedelici di Kotter, e ancora affilati tagli firmati Fontana, sculture di vetro di Yoichi Ohira, illuminotecniche della Hadid e scatti smaltati di Bourdin. Non manca all’appello anche un’interessante fauna, costituita da un gorilla gigante a dare il benvenuto e pecore tipo pouf, ma il premio per l’originalità va alla Louisa Guinness Gallery, che presenta gioielli realizzati da artisti ed architetti contemporanei, anelli, collane e bracciali tra sinuosità e consonanti da Anish Kapoor a Jenny Holzer. Non a caso l’obiettivo degli organizzatori Patrick Perrin and Stéphane Custot è di riunire i pezzi più belli ed esclusivi dell’arte del secolo presente e passato. Nei giorni conseguenti all’inaugurazione pare che rinomati collezionisti abbiano visitato la fiera, come Francois Pinault proprietario di Christie’s (nonché del colosso LHMV) o lo stilista/regista Tom Ford. Tra antico, nuovo e contemporaneo si inserisce inoltre il “ Moët Hennessy-PAD London Prize” con la donazione di un capolavoro di Design o Arte Decorativa al Victoria and Albert Museum di Londra… ioPAD!
Federica Cirri