Posts Tagged ‘novembre 2011’
DANIEL MELINGO – Corazon y hueso – World Village
La World Village, produttrice di questo Corazon y Hueso, lo spaccia come un mix di Tom Waits Paolo Conte e Nick Cave. Il che può essere vero magari per due terzi (Nick Cave?),ma questa introduzione pare comunque un buon viatico per addentrarsi nel nuovo disco di Daniel Melingo.
Il re del tango argentino giunge alla piena maturità lasciando da parte i gradi saloni da ballo, sfogando invece la vena più intima e cantautoriale della sua musica. Certo l’ispirazione romantica e sensuale rimane una parte imprescindibile del lavoro, ma è un romanticismo più folk che etnico, più popolare che mondano (niente Gotan Project insomma). E qui può venire fuori l’accostamento con il lato più folk di Tom Waits, soprattutto alla luce degli ottimi arrangiamenti che mai scelgono la via più facile, ed anzi si fanno tortuosi, insicuri: a parlarsi sono quasi sempre chitarra fisarmonica e archi, ora increspati nel racconto di qualche sciagura, ora pacati nel ricordo in qualche amore perduto. Corazon y hueso per l’appunto. Così Melingo ci guida nelle strade della sua Argentina con voce rauca e sommessa, tra maledizioni e semplicità, in un un percorso a tappe che passo dopo passo si fa sempre più torbido, difficoltoso, e che finisce per esplodere negli accenni sperimentali della conclusiva Ritos en la sombra. Un disco che mai come questa volta è anche narrazione.
In Italia accoglieremo il lavoro senza tante difficoltà perché particolarmente affine a molto del nostro background: Vinicio Capossela più che Paolo Conte, Sergio Endrigo (con la bambinesca Fàbula), e ancora qualche passaggio cinematografico alla Nino Rota (Pichona). Ma non è solo per questo che siamo di fronte a uno dei migliori album di world music dell’anno.
Stefano Gaz
GIOVANNI PRESUTTI | Dependency | Galleria Lato | Prato | Dal 29 ottobre al 19 novembre 2011
Dipendenza: fumo, alcol, televisione, sesso. Shopping compulsivo, ossessione per l’arte. Presutti dissacra la società contemporanea con i suoi scatti geometrici ed avvolgenti. Ponendoci una costante domanda: e tu, che dipendenza sei?
Di fronte alla fotografia di Giovanni Presutti (Firenze, 1965) la prima, immediata percezione è legata alla bellezza della composizione: geometrismi perfetti e colori equilibrati creano immagini che ricordano i patinati magazine di moda. La seconda sensazione è un’ironia cinica: guardiamo quasi con fare voyeuristico uomini e donne che soccombono di fronte alle loro dipendenze. La terza consapevolezza, fortissima, è il panico: anche noi siamo là dentro, ritratti nelle sue opere.
Una sagoma immersa nella nebbia, nebbia anch’essa. Tutto è grigio nella foto che apre la mostra, eccetto un puntino di brace, al centro della composizione. Un uomo e la sua sigaretta. Rarefatto, annientato dalla sua dipendenza.
Negli scatti di Presutti il soggetto non ha più nulla di umano: il suo volto è cancellato, schiacciato ed escluso, vittima del suo stesso mondo. Barriera con il reale, la maschera indossata ogni giorno lo priva pian piano dell’identità. Chi siamo? Si chiede l’artista nelle sue opere. Non più –semplicemente- esseri umani, ma studiosi, teorici dell’arte, professori, cultori della musica, amanti dei gatti. Alcolizzati, tossici, erotomani.
Dependency è il titolo dei 14 scatti esposti: nove fotografie in formato 70X100, quattro 50×70, un’installazione stampa su vetro 100×150. Le foto sono stampa lambda montate su dibond in cornice.
Nelle foto successive la dipendenza si ripete con precisione caleidoscopica. I libri diventano una prigione dalla quale una donna non riesce più a uscire, intrappolata; il collezionista di vinili, tronfio in mezzo ai suoi dischi, porta di fronte al volto la copertina di In the court of the Crimson King: l’uomo schizoide urla, la faccia trasfigurata in un vortice muto. Il collezionista di libri antichi è ripiegato su se stesso, deformato dalla sua dipendenza, schiacciato dalla passione che l’ha privato di un volto. Nella algida sala di un museo, enormi quadri raffigurano una miriade di uccelli, ritratti con minuziose pennellate fiamminghe. Non si curano della donna buttata per terra, esanime, fulminata dalla sua malattia. E ancora un bambino sommerso di giochi, diventa pupazzo: ha perso la sua umanità ancor prima di diventare adulto, vittima delle persone che più lo amano. Un’anziana compunta coppia siede in salotto: ognuno guarda un televisore diverso, in un silenzio drammatico.
Eppure c’è tanta ironia. Presutti costruisce minuziosamente il suo set, regalandoci le psicosi umane ingrandite da un’enorme, impietosa lente d’ingrandimento. Lasciandoci spiazzati.
Giulia Fonnesu
Inaugurazione Nuove Sale al Museo Privato Bellini | “LA DONNA E IL FUOCO” opere di Nazzareno Rocchetti e “LE MARGHERITE” di Stilarte con NERI MARCORĔ e IL CENACOLO DEGLI SPARECCHIATORI | Museo Privato Bellini | Firenze | Vernissage Sabato 12 Novembre ore 18.00, opere in mostra dal 12 Novembre al 12 Dicembre
Un tuffo nel passato e tanta buona cultura presa “a morsi”. Un Prezioso da scovare Oltrarno, per il piacere e la riscoperta della Buona Pittura.
Letteratura, Pittura, Design e Cucina. Arti che vivono di colori, profumi e sapori. In regalo a tutti gli appassionati un concerto di sensazioni al Museo privato Bellini, con il suo particolarissimo Interno Sveva e l’apertura di sale inedite. Da ricordare in primis la collaborazione con “Il Cenacolo degli Sparecchiatori”, qui il 12 Novembre a presentare per tutti un estroso banchetto e l’inserto del Nuovo Corriere, “Cultura Commestibile, mensa per i cervelli liberi”. Il vivace gruppo di intellettuali-gastronomi, attivo sin dalla primavera del 1978 a Firenze, vive da sempre la convivialità tra Cenacolanti e non“attraverso desinari, esercizi culinari e carteggi”, (dal loro Manifesto:“…il mangiare è uno dei quattro scopi della vita, quali siano gli altri tre lo ignoro…”). Perciò “Fate squillare le vostre triglie” (disse “Sua Eccellenza Gentiluomo di Bocca”), cibo non solo per la mente e per l’anima! Che se aveva ragione la cenacolante Palmira e “Mangiare e leticare i’ più l’è a cominciare”, non potete astenervi da tanto succulento connubio.
In tale occasione sono state inaugurate le esposizioni di Nazzareno Rocchetti (Filottrano, 1947), “artista del fuoco” e Stilarte (Pollenza 1984), griffe di prestigio nel settore del design orafo. L’evento, che ha avuto come testimonial l’attore Neri Marcorè, ha svelato il fascino e la tendenza delle nuove sale Magazzino N°5. Ex armeria quattrocentesca, al piano terra del Palazzo e ricavata appunto dai Magazzini del Museo Bellini. Spazio espositivo, salotto creativo e laboratorio di idee, è location originale, ricca di charme e storia; rivalutata con l’impegno di sviluppare il connubio fra arte, moda, editoria ed impresa.
E’ qui che vive la Famiglia Bellini dal 1756, un luogo privato, curato da sguardo sapiente misto a gusto raffinato ed antica intimità, nella storica dimora che appartenne alla Famiglia Soderini. Nelle magiche diciassette sale del Museo (I piano) si apprezzano, tra le altre, opere originali di Beato Angelico, Valdambrino, Canaletto, Donatello, Della Robbia. “Malati” d’arte e di antichità, curiosi ed appassionati non esitate!
L’attività dei Bellini in ambito contemporaneo non è meno interessante: da non perdere la recente temporanea presso Interno Sveva dedicata a Adrian Americo Pio (Milano 1954) e Josphine Frampton (Londra 1968). Artista, quest’ultima, dotata di personalità forte e canale di dialogo privilegiato con la materia, ha una pittura accattivante, intrigante ed estremamente immediata; vive di archetipi comuni e segno nuovo, respirando inaspettata vitalità cromatica ed emozioni profonde. Da seguire.
Sara Benetti
Lucca Comics & Games | Palazzo Ducale | Lucca | 15 ottobre – 1 novembre 2011
Fumetti ad arte in un mondo a parte: una panoramica sulle mostre presentate quest’anno presso il più grande evento di genere in Italia.
Se c’è un evento in Italia che gli appassionati di fumetto (e di illustrazione) non possono assolutamente perdere, è certamente il Lucca Comics, mostra-mercato che si tiene all’interno delle mura cittadine e che quest’anno è durata ben cinque giorni. Gli eventi in loco sono di svariato tipo, in primis vi sono gli stand sparsi per le piazze della città che attraggono enormi quantità di aficionados anche grazie ai grandi ospiti presenti: quest’anno i nomi più interessanti erano quelli degli americani Jeff Smith (McKees Rocks, Pennsylvania, USA, 1960) -autore di Bone- e Craig Thompson (Traverse City, Michigan, USA, 1975)- autore di Blankets e adesso di Habibi. Parallelamente all’evento per così dire “commerciale”, sono state allestite alcune interessantissime mostre all’interno del Palazzo Ducale. Sei sono stati i percorsi espositivi su cui hanno deciso di puntare gli organizzatori, con una scelta di autori di grande respiro e successo. Si inizia da Emilio Salgari, a segnare i 100 anni della sua morte (si va dalle tavole di Sandokan a quelle del Corsaro Nero), con un excursus che illustra il suo vasto e potente immaginario che ha affascinato grandi e piccini di un tempo. Poi ci sono gli italianissimi Manuele Fior (Cesena, 1975) e Davide Reviati (Ravenna, 1966), che con l’eleganza dei loro stili hanno catturato i lettori contemporanei in modo del tutto irripetibile: partendo dal pubblico per arrivare alla critica, tutti hanno amato le loro graphic novel intimiste dal tratto davvero inconfondibile. Degna d’attenzione anche la sala dedicata all’illustratore belga Carl Cneut (Belgio, 1969), specializzato in libri per ragazzi e celebre per i suoi personaggi antropomorfi che si muovono in un universo da favola ricco e dettagliato.
Poi ancora uno sguardo a Blacksad, accattivante serie a fumetti ideata da Juan Diaz Canales (1972, Madrid, Spagna) e Juanjo Guarnido (Granata, Spagna, 1967), in cui un felino nero dalle fattezze umane è il protagonista di un noir ambientato nella New York degli anni 50, dove i disegni, che ci ricordano tanto le atmosfere Disney, vengono associati ad un tema hardboiled che ha appassionato innumerevoli lettori ovunque. Infine, da segnalare la presenza anche del maestro Jiro Taniguchi (Tottori Prefecture, Giappone, 1947) che con le sue opere di una delicatezza rara ha lasciato il segno nella storia internazionale del fumetto. Storie come “L’uomo che cammina” oppure come quella della celebre serie “Ai tempi di Bocchan”, sono rimaste indelebili nella memoria dei lettori del genere, condotti con grazia su riflessioni circa i grandi temi della vita e della società. Ammirato e osannato per il suo ritmo posato e per il suo tratto leggero, Jiro Taniguchi è oggi un Maestro indiscusso per il pubblico di ogni età e di ogni dove.
Diana Di Nuzzo
Futurotextiles. Surprising textiles, design & art | Su progetto di lille3000 e a cura di Caroline David | Museo del Tessuto | Prato | Dal 30 settembre 2011 al 13 novembre 2011
“Dormire ovunque” o “brillare di luce propria”: detti popolari? Non proprio: i tessuti del futuro riservano alcune sorprese…
Stress da smaltire e sonno arretrato? Ci pensa Sleepsuit. Creazione originale realizzata in strati di EVA, materiale usato principalmente per l’equipaggiamento sportivo che possiede alta capacità di memoria, permette di fare piccole sieste ovunque e in qualsiasi posizione, creando zone più rigide e più morbide a seconda della posizione assunta per riposare. Facilissimo da trasportare, la sua vera vocazione è quella di poter essere utilizzato veramente ovunque. Ma non finisce qui! Se il morbo tecnologico vi ha già contagiati, farete bene ad approfittare: maglie d’acciaio e tessili foto luminescenti che possono fare da guida in ambienti bui e conferiscono un aspetto – consentite un poco di spirito – a dir poco “radioso”. Non sto tentando di far compilare una lista dei desideri fantascientifica, ma invitando ad ammirare come, all’insegna d’avanguardia ed eco sostenibilità, produttori e creativi europei combattano in prima linea. Tessuti interattivi (MP3 o dati GPS) leggono dati per il controllo della salute, come temperatura e battito cardiaco; composti tessili possono assorbire acqua e rilasciarla gradatamente per una perfetta irrigazione di piante e giardini; altri assorbono le sostanze inquinanti rimuovendole dall’ambiente circostante; T-shirt sono in grado di idratare la pelle e liberare sostanze cosmetiche; filati composti per sport e lavori pesanti proteggono da urti e choc termici imprevisti.
Queste sono solo alcune delle applicazioni ad alto tasso d’innovazione, esposte a Futurotextiles attraverso nove sezioni arricchite dal supporto di materiali informativi, strumenti interattivi e postazioni multimediali. Surprising textiles, design & art, progettata da lille3000 e curata da Caroline David, giunge così dopo le tappe di Istanbul, Bangkok, Shangai, Barcellona e Cordoba, al Museo del tessuto di Prato, presso i locali restaurati della Ex Cimatoria Campolmi. Senza dubbio il maggior centro culturale italiano per la valorizzazione dell’arte e della produzione tessile antica e contemporanea.
Sara Benetti