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Lorenzo Bruni | Museums, Galleries, Homes and other stories…

Venerdì 11 maggio h_18.30_Scripta, l’arte a parole. Ciclo di presentazioni con autori e curatori di edizioni sulla critica d’arte contemporanea a cura di Pietro Gaglianò

 

Venerdì 11 maggio alle ore 18.30, Scripta, la rassegna dedicata alla critica d’arte a cura di Pietro Gaglianò, vede protagonista Lorenzo Bruni, curatore di Museums, Galleries, Homes and other stories… libro realizzato in occasione della mostra alla galleria Astuni di Bologna che comprende interviste a Roberto Ago, Martin Borowski, Martin Creed, Jan Dibbets, Jimmie Durham, Darius Mikys, David Shaw, Kamen Stoyanov.

il libro:

Museums, Galleries, Homes and other stories è un progetto che indaga la questione del ruolo dell’arte, delle istituzioni e delle mostre collettive all’interno della società globale, e lo fa attraverso gli strumenti della mostra e delle riflessioni critiche raccolte nel volume. Il progetto nasce dall’intento di far convivere due tipologie di mostra apparentemente in contrasto tra loro: quella composta da opere in quanto rappresentazioni della realtà rigorosamente separate da essa, e quella animata da processualità che dialogano con lo spazio stesso in cui si manifestano. Il portare alle estreme conseguenze la divisione tra opere come immagini o come interventi permette di aprire una riflessione basica su quale sia il ruolo dei luoghi d’arte nella nostra società e sul perché si realizzano le mostre collettive. Questa prospettiva induce anche lo spettatore a interrogarsi sul concetto di appartenenza culturale e su come il soggetto possa condividere le memorie legate a luoghi e a situazioni specifiche. Proprio questo lavorare su come viene percepito e condiviso il reale evidenzia che la divisione proposta dal progetto è un’interpretazione fittizia, che ci costringe a ripensare alla modalità con cui è stata investigata la cultura nel corso del Novecento e a cosa possiamo intendere oggi per “ready-made” e per concetto di casa. Per questo motivo il progetto porta alle estreme conseguenze la differenza tra opere e interventi per dimostrare che gli artisti coinvolti agiscono indipendentemente da questa divisione.

l’autore:

Lorenzo Bruni, è critico e curatore indipendente e vive a Firenze. Nel 2010/2011 è uno dei curatori selezionatori del Premio Furla per giovani artisti italiani ed inizia una intensa collaborazione con la Galleria Enrico Astuni di Bologna per cui cura un ciclo di mostre collettive. Tra i molti progetti realizzati all’estero sono da citare la mostra sull’idea di viaggio dal titolo “Il Viaggio di Sarah” per la Biennale di Varna in Bulgaria del 2008 e la mostra sull’aspetto romantico dell’arte concettuale dagli anni 70 ad oggi dal titolo di “What is my name?” per HISK, Ghent in Belgio. Dal 2005 al 2011 progetta e dirige la programmazione legata all’eredità del modernismo di Via Nuova a Firenze mentre dal 2001 al 2004 è curatore per la Fondazione Lanfranco Baldi, Pelago. Dal 2000 è coordinatore delle attività espositive dello spazio non profit BASE / progetti per l’arte fondato da un collettivo di artisti. Oltre a scrivere saggi per diversi cataloghi monografici, tra cui quelli per la Galleria Poggiali e Forconi di Firenze, collabora con le riviste italiane Arte e Critica e Flash Art.

Scripta è un programma di appuntamenti, con cadenza mensile, da settembre a maggio, sull’editoria dedicata alla critica e all’analisi dei linguaggi artistici: quelle parole che, di là dal visibile, dalle mostre e dalle biennali, compongono il pensiero contemporaneo.

Scripta propone libri in cui le parole alimentano il dibattito, e non si limitano a descrivere o commentare quanto già presente al pubblico; la selezione dei titoli, infatti, per lo più non comprende cataloghi di mostre o monografie, ma prevede in prevalenza saggi, volumi tematici, importanti traduzioni di autori stranieri, raccolte di interviste e approfondimenti: una porzione di industria libraria meno in vista, rivolta più all’approfondimento che alla facile divulgazione, faticosamente e coraggiosamente promossa da case editrici secondo le quali i libri non sono eventi.
Prossimo appuntamento con Scripta mercoledì 6 giugno 2012 alle ore 18.30.
Stefania Zuliani presenta “Esposizioni. Emergenze della critica d’arte contemporanea” edito da Bruno Mondadori.

 

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04

Simone Ialongo | All’inizio del tempo

Simone Ialongo, All’inizio del tempo

Museo e Istituto fiorentino di preistoria “Paolo Graziosi”

A cura di Lorenzo Bruni

Dal 6 aprile al 1 giugno 2012

 

Perdere la scientificità e riscoprire la spiritualità attraverso un viaggio nell’arcaico e nelle ritualità preistoriche

Un’indagine sulla spiritualità dell’uomo analizzata a partire dalle sue radici, dalla preistoria, costringendoci a fare un passo indietro rispetto alle nostre abitudini e convenzioni costituitesi in secoli di evoluzione.

Nelle sue opere Simone Ialongo (Latina, 1977) ci ha spesso abituato ad un viaggio all’interno della sua vicenda umana, come ci ricordano le ultime due opere in mostra, il video “Quasi per ignem” ed il libro “Vita d’artista”, ma questa volta in “All’inizio del tempo” è chiaro un riferirsi all’esperienza della vita, che ci coinvolge tutti. E’ lo stesso Ialongo a definire la via del suo nuovo percorso dicendo: “ho cercato lo spirito come fossi un animale”. Il suo scopo è di semplificare e chiarificare la sua posizione rispetto al concetto di spirito ed alle sue forme e declinazioni ed il percorso ascensionale che l’esposizione costringe a fare sembra avere un corrispettivo nei pensieri dell’autore.

L’artista, paleontologo mancato, ha unito due differenti cicli di opere nati appositamente in relazione al luogo di esposizione, paralleli rispetto al loro rapporto con la preistoria, ma molto distanti per fini e risultati. Le prime opere che si incontrano raccontano la perdita della scientificità, e la conquista di nuovo rapporto con una materia tanto amata: collages su carta e su tavola di legno dialogano con la struttura museali, fingendosi tavole informative, impreziosite da pietre preziose tagliate a cabochon o inserti in oro cesellato, a segnalare la presenza di un reperto. Al secondo piano invece, introdotte precedentemente solo da alcune tracce, occupano lo spazio una serie di manufatti: sonagli, conchiglie ed amuleti che si confondono con quelli esposti nelle vetrine poiché similmente legati ad una ritualità ancestrale, quasi in un sofisticato saggio di archeologia sperimentale. A dominare lo spazio è “Il calendario degli oranti”, un cerchio magico di piccole statuette di terra cotta, modellate sulla foggia di una statuetta neolitica, propedeutiche allo studio sulla spiritualità, poiché suggeriscono un atteggiamento preciso nei confronti di questa materia. Suggestioni queste che ritornano nell’opera che idealmente chiude questo percorso, “I quattro elementi”, in cui Ialongo sembra avvicinarsi definitivamente alla spiritualità primitiva anelata dagli altri oggetti creati: egli infatti è ritratto con gli occhi chiusi e connotato con diversi oggetti che rimandano ai quattro elementi naturali. La fotografia fronteggia “Manto della palude”, un mantello composto dalle infiorescenze di diverse piante fluviali: è qui che si compie il viaggio dell’artista, diventato ora sciamano e legato al ritmo della natura, alle sue regole di morte e rinascenza ed a ciò che costituisce la vita.

 

Serena Tinchero

apr
17

Simone Ialongo | All’inizio del tempo

Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”

All’inizio del tempo – Mostra personale di Simone Ialongo

Progetto a cura di Lorenzo Bruni

Inaugurazione giovedì 5 aprile 2012 ore 18,00 / 21,00

La mostra è visibile dal 5 aprile al 1 giugno durante gli orari di apertura del Museo

Il Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”, in collaborazione con la Galleria Margini Arte Contemporanea di Massa Carrara, per la prima volta apre i suoi spazi all’arte contemporanea presentando giovedì 5 aprile 2012 la mostra personale di Simone Ialongo dal titolo “All’inizio del tempo”. In occasione della XIVSettimana della cultura, dal 14 al 22 aprile, saranno predisposte speciali visite guidate e una conferenza che verterà sulrapporto tra arte contemporanea e preistoria, la prima di una serie di incontri. Le opere create per il progetto “All’inizio del tempo” da Simone Ialongo determinano un percorso parallelo, manon interscambiabile, alla collezione permanente del Museo che presenta reperti dal Paleolitico inferiore all’Etàdei Metalli. I quattro collage su carta e due su tavola, le tre sculture su base, un’installazione con elementi interracotta, due fotografie e una scultura con elementi della natura, tutte opere nuove presenti in questa mostra, fanno parte di una personale riflessione dell’artista attorno all’indagine sul tempo, sulla sua misurazione e sulvalore che gli affida da sempre l’uomo. In natura il tempo si manifesta tramite il succedersi degli avvenimenti edelle stagioni, ma solo nel momento in cui viene misurato è come se iniziasse ad esistere, coinvolgendoimmediatamente altri fattori come il concetto di memoria, di futuro e di passato. Proprio per questo l’artista si èconcentrato su quei riti e simboli che concretizzano e sintetizzano questi fattori legati allo scorrere del tempo eall’esorcizzazione delle paure e speranze connesse ad esso. Queste tematiche, che sono alla base del “viaggioiniziatico realizzato per il museo di Preistoria”, sono da sempre al centro della sua ricerca, come testimoniano ledue opere inedite presenti alla fine del percorso museale: un video del 2008 dal titolo “Quasi per ignem” eun’opera del 2007, sull’aspettativa della durata della vita da parte degli artisti moderni e contemporanei, sottoforma di libro dal titolo “Vita d’artista”.L’artista stesso, parlando del suo progetto che si sviluppa in due percorsi autonomi corrispondenti ai due piani delmuseo e che trovano il punto di contatto nella riflessione attorno al valore simbolico e pratico che viene dato altempo, afferma: “Il primo ciclo ha il titolo di Prima lezione di archeologia astratta ed ho utilizzato come testo diriferimento quello di Arturo Palma di Cesnola. Ho composto una sorta di “lezione astratta” costituita da duecollage su tavola e da quattro collage su carta. I materiali preziosi sono utilizzati per sottolineare l’interventoumano: sono presenti là dove interviene la cultura umana sia paleolitica che contemporanea con la produzione dimanufatti o con l’interpretazione degli stessi. Il secondo gruppo di lavori accomunati dal titolo Indagineall’origine della spiritualità nell’uomo è il mio personale e non velleitario tentativo di comprendere cosa possaesserci all’origine della tendenza, prettamente umana, a curare il proprio spirito e al credere in entità astratte esuperiori. Ho cercato lo spirito come fossi un animale. Infatti, per condurre questa ricerca mi sono rivolto aglielementi naturali, al tempo delle cose, la luna, la terra e le sue creature. Ho utilizzato tecniche mutuatedall’archeologia sperimentale, dalla preistoria alla protostoria, dal Paleolitico Superiore all’Età del Bronzo”.Come scrive il curatore in catalogo: “L’artista ha ideato una riflessione inedita sulla potenzialità degli oggettinaturali/artificiali di raccontare le storie a cui sono legati e intrecciati. La sua è una ricerca sulla necessitàdell’uomo di interpretare i segni naturali e quella di razionalizzare il mondo, ma anche successivamente di poterloimmaginare e progettare. Questa è un’attitudine simile alla definizione di archeologia di Antoine de Saint-Exupéry, Kurt Vonnegut, Günter Grass e Louis Borges che concordavano, commentando in varie fasi della lorovita i disegni dell’altipiano di Nazka, che essa è: una delle discipline che possiede allo stesso tempo il più altocoefficiente di concretezza e di fantasia. Ialongo in questo caso, pur avendo praticato studi di Paleontologia, èriuscito a stabilire un progetto che non crea un commento ai reperti presenti nel Museo, e quest’ultimi non lodiventano rispetto alle opere d’arte contemporanea. Il risultato è una riflessione sulla percezione del “tempo” esull’archiviazione delle varie fasi di conoscenza del suo scorrere. In questo modo l’artista pone delle domandeaperte e senza retorica attorno al ruolo del museo in senso storico e rispetto a questa nuova “modernità liquida”.Infatti, nell’era del messaggio globalizzato, i mezzi elettronici sono archivi delle nostre attività che si aggiornanoautonomamente, anche se il loro contenuto viene smarrito al momento dell’uscita di un nuova tecnologia. Proprioda questa prospettiva diviene necessario riflettere sul punto di vista da cui osserviamo e condividiamo determinatidati e non solo sulla loro natura. Il progetto di Ialongo non solo cerca di evidenziare questa necessità, ma anche difornire una sua personale soluzione”.

Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”, Via S. Egidio n.21, 50122, Firenze.

Orari di apertura: Lunedì 15.30-18.30, mercoledì, venerdì, sabato ore 9,30 – 12,30; martedì,giovedì, ore 9,30-12,30 e 15,30-18,30. Chiuso la domenica. Tel. e fax 055 295159; info@museofiorentinopreistoria.it, www.museofiorentinopreistoria.it.

La mostra è realizzata in collaborazione con la galleria Margini Arte Contemporanea di Massa. Tel. 0585 42048, info@marginiartecontemporanea.com, www.marginiartecontemporanea.com.

SCHEDA CURATORE: Lorenzo Bruni è critico e curatore indipendente e vive a Firenze. Nel 2010/2011 è unodei curatori del Premio Furla ed inizia una intensa collaborazione con la Galleria Enrico Astuni di Bologna per cuicura un ciclo di mostre collettive. Tra i molti progetti realizzati all’estero sono da citare la mostra sull’idea diviaggio dal titolo “Il viaggio di Sarah” per la Biennale di Varna in Bulgaria del 2008 e la mostra sull’aspettoromantico dell’arte concettuale dagli anni Settanta ad oggi dal titolo di “What is my name?” per HISK, Ghent inBelgio. Dal 2005 al 2011 progetta e dirige la programmazione legata all’eredità del modernismo di Via Nuova aFirenze, mentre dal 2001 al 2004 è curatore per la Fondazione Lanfranco Baldi, Pelago. Dal 2000 è coordinatoredelle attività espositive dello spazio no-profit fondato da un collettivo di artisti BASE / progetti per l’arte. Oltre ascrivere saggi per cataloghi monografici, collabora con le riviste italiane Arte e Critica e Flash Art.

SCHEDA MUSEO: Il Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”, sito nello storico conventodelle Oblate in Via S. Egidio 21, fu costituito nel 1946 dal paletnologo Paolo Graziosi insieme ad un gruppo dipersonalità della cultura fiorentina, per creare un centro ove raccogliere, classificare e conservare le collezionipreistoriche di varia provenienza esistenti a Firenze. Inizialmente riservate solo a specialisti della preistoria, dal1975 le collezioni del Museo divennero accessibili al pubblico grazie all’inserimento di apparati didattici e allacreazione di nuovi settori espositivi. Dal 1998 il Museo è stato completamente ristrutturato nell’esposizione dellecollezioni e arricchito nell’apparato fotografico e didascalico. Il Museo conserva documenti che costituiscono lepiù antiche manifestazioni dell’attività umana (manufatti in pietra, ceramiche, metalli), resti fossili umani eanimali, riferibili all’intero arco della preistoria, dal Paleolitico alle età dei Metalli, che provengono da scavi ericerche condotte in Italia, in Europa e in Africa. Affiancano le collezioni esposte al pubblico ampie raccolte dimateriali paletnologici e paleontologici classificati nei depositi del Museo. Il Museo, che è provvisto di Laboratoridi Archeometria, Archeozoologia, Antropologia e Archeoinformatica, collabora con Università ed Enti di ricercaper l’alta formazione, ha attive iniziative di informazione e di divulgazione archeologica per le scuole e per il largopubblico. Attualmente il direttore del Museo è il professor Martini che ha espressamente caldeggiato l’interazionetra arte contemporanea e preistoria.

mar
24

Intervista a Stefania Balestri

Far luce sulla memoria… recuperarne il bandolo della matassa attraverso foto, video e installazioni. La ricerca onirico intimista di Stefania Balestri si snoda in un’intervista di Lorenzo Bruni…

Lorenzo Bruni: Ultimamente ti sei concentrata su opere video e fotografiche che narrano, per associazioni d’immagini, azioni ‘istantanee’. Ad esempio un uomo che attraversa un corridoio tra le lenzuola, il tempo della luce che scorre metafisicamente su di una ‘casa di bambole’, una giovane ragazza che si sofferma a un cancello di una vecchia casa, particolari di oggetti su di una scrivania, alberi riflessi su uno stagno… Queste sono opere molto diverse tra di loro e sembra che siano collegate, dal punto di vista formale, dalla rappresentazione del tempo e della luce. È così? E dal punto di vista concettuale per te cosa unisce tutti questi racconti tra il sogno onirico e il documentario puntuale?

Stefania Balestri: L’elemento unificante è la memoria, intesa sia come narrazione attraverso il documentario puntuale sia come rappresentazione coscienziale del passato nel presente attraverso il sogno onirico. E’ una memoria che si muove costantemente sulla linea del tempo, partendo dal presente per tornare al passato, come nel video Perché ritornare nel quale si descrive la situazione di un eterno ritornare con la memoria. Grazie proprio alla memoria e allo strumento della luce non è più un passato confuso ma scelto: metto in luce qualcosa che ricordo, la luce diventa la scelta del passato. Se la memoria unisce da un punto di vista concettuale, la luce diventa l’elemento unificante dal punto di vista formale.

L.B.: Negli anni passati hai lavorato molto con l’oggetto ‘casa di bambola’. Le bambole sono la metafora di un modello ideale da riproporre nella vita. Questo modello, quelle usate da te in particolare, appartiene a un tipo di educazione di un’altra epoca e che evocano il tema, sempre molto presente nel corso del Novecento, dell’infanzia perduta. Le tue installazioni e sculture presentavano in un gioco tra interno ed esterno, tra conservare e liberare, la ‘rappresentazione del quotidiano’ che da sempre è stato opposto all’idea di spazio pubblico. Puoi parlarmene meglio?

S.B.: La bambola m’interessa come giocattolo carico di affettività di un’infanzia che si può recuperare per riacquisire un senso di controllo sulla propria identità, interiore ed esteriore, attraverso gli spazi in miniatura. Nella mostra dal titolo La casa delle fate sono nate le prime foto di particolari dentro scatole di plexiglass. Ho cercato di esorcizzare la chiusura del simbolo ‘casa’ sia come giocattolo sia come elemento vero.

L.B.: Quanto il tuo essere artista don-na che hai iniziato a lavorare alla fine anni novanta ha influenzato la scelta di questo tipo di materiale e quanto ti ha portato a differenziarti dalle altre artiste coetanee che avevano recuperato il cucito, la scrittura, il fare artigianale?

S.B.: Il recupero della manualità è stato un mezzo per sintetizzare e mettere in relazione il mio essere donna e il mio fare artistico.

L.B.: Quali sono i tuoi nuovi progetti?

S.B.: Un video sul tema delle doll-house: due case di bambole gemelle per sviluppare il concetto della trasformazione. Mi occuperò poi del tema della natura deformata, in quanto riflessa, già presente nella Lampada magica

Lorenzo Bruni è critico d’arte e curatore INDIPENDENTE , vive e lavora a Firenze.

Stefania Balestri, artista, vive e lavora a Firenze.

 

dic
14

PETE WHEELER | Paths Of The Destroyer

La Galleria Poggiali e Forconi di Firenze conferma con questo nuovo progetto la propria vocazione internazionale. Dopo l’egiziano Youssef Nabil, l’americana Patti Smith e il giovanissimo artista inglese Thomas Gillespie, la galleria inaugura, sabato 17 dicembre, la prima personale in Italia dell’artista Pete Wheeler, a cura di Lorenzo Bruni.

Dopo aver apprezzato una serie di lavori a Liste 2011 a Basilea, la galleria ha aperto il rapporto con il pittore neozelandese, che vive e lavora a Berlino. Da questo incontro è nata l’idea della mostra a Firenze, per la quale Wheeler ha realizzato appositamente un nuovo ciclo di opere, tutte caratterizzate da una stessa atmosfera evocatrice ma realizzate con differenti tecniche: 15 tele di grande formato in cui le scene figurative nascono dal conflitto di parti di luce e di nero e dipinti su tela in cui l’impatto del colore e la sua configurazione in parti astratte evoca paesaggi sognati e surreali. Inoltre saranno esposti disegni, un’installazione luminosa e, per la prima volta, delle opere scultoree, lavori legati ai simboli presenti in tutte le epoche anche se con funzioni diverse, come la forma del fulmine e quella del teschio.

Pete Wheeler utilizzava inizialmente nella sua pittura immagini conflittuali e aggressive, spesso tratte dalla propaganda politica e dai mass media esprimendo così la sua coscienza sociale in relazione alle varie situazioni politiche. Con il progetto di mostra alla Galleria Poggiali e Forconi la sua riflessione si amplia e si arricchisce di un aspetto ontologico e universale finora inespresso. Infatti, alla domanda del curatore Lorenzo Bruni «A chi si riferisce questo titolo? Che cosa sono i “Paths Of The Destroyer”?» Pete Wheeler risponde: «È una piccola parte di un più grande tutto, è un pluralismo che tu conosci (ride) o che devi conoscere in prima persona».

Le singole opere riflettono sul modo in cui la società reagisce ai simboli comuni del serbatoio della memoria collettiva, su come li ri-attualizza e su come lo ha fatto in passato, in modo da evidenziare la conflittualità tra i “massimi sistemi” e le singole “esperienze personali” su cui si basa, da sempre, la conoscenza del mondo da parte dell’uomo. Questa presa di coscienza viene affrontata dall’artista insieme alla volontà di interrogarsi sulle modalità narrative a disposizione oggi del soggetto: cosa raccontare e soprattutto a chi. Nello stesso tempo l’artista affronta la funzione della pittura in questa “società immateriale” della comunicazione globalizzata.

Pete Wheeler è nato a Geraldine, in Nuova Zelanda, nel 1978 e ha vissuto a Dunedin tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. Nel 2000 si laurea al Politecnico di Otago in Belle Arti. Dopo la laurea ha avuto oltre 15 mostre personali in Nuova Zelanda, Australia, Stati Uniti e Europa. Nel 2011 ha presentato una personale alla galleria Peres Project di Berlino e ha esposto a Basilea a Liste.

Informazioni:  Paths Of The Destroyer, Pete Wheeler, Galleria Poggiali e Forconi, 17 dicembre 2011 – 17 marzo 2012, Via della Scala, 35/A, Project Room Via Benedetta, 3 /rosso 50123 Firenze. orari: martedì – sabato 10 -13 / 15.30-19 – domenica e lunedì chiuso. T. 055.287748 F. 055.2729406. Ingresso libero. Catalogo disponibile in galleria www.poggialieforconi.it