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BANGKOK DENSITY | A cura di Pier Luigi Tazzi | Galleria Biagiotti Arte Contemporanea | Firenze | Dal 23 giugno al 15 settembre 2011
Caos, pausa, approfondimento. Parole e voci, segni e racconti, luci e suoni. L’esposizione Bangkok Density riproduce un percorso urbano attraverso lo sguardo di tre artisti thailandesi.
Ogni luogo parla di sé, di chi lo anima; ogni realtà ha diversi gradi di approccio e modi diversi di essere raccontata. Alla Galleria Biagiotti di Firenze è in mostra una narrazione urbana, tre artisti thailandesi condividono l’intenzione di far capire quanto in realtà il loro mondo sia ormai globalizzato, in sintesi simile al nostro. La volontà è quella di riportare sensazioni, suggestioni, introdurci nei vicoli di un paese lontano e vicino allo stesso tempo.
La densità e il brusìo tipici del mondo odierno si avvertono osservando le composizioni di Pattara Chanruechachai (Bangkok, 1971), artista che apre il percorso espositivo con un allestimento di grande respiro, richiamo all’architettonico vuoto di un paesaggio urbano. Opere che diventano “rumorose”, dove immagini di edifici distrutti, abbandonati o bruciati sono sovraimpresse su giornali di cronaca. L’immagine prevale sulle parole stampate creando caos visivo e acustico, diretto riferimento al fragore delle strade di Bangkok.
Proseguendo si svicola e dal caos si passa a elementi distinti, a segni che si fanno inconsistenti. Tutto è evidente nelle opere di Arin Rungjang (Bangkok, 1975), composizioni dove si rintraccia una memoria personale. L’artista fornisce indizi riguardo alla prematura perdita del padre, vittima di razzismo. Arin cresce pensando che il padre non sia morto, che debba tornare da un momento all’altro dai lunghi viaggi di lavoro; ecco che ogni aereo diventa portatore di speranza, e che l’installazione sonora richiama questa suggestione. La figura paterna si è tramutata in fantasma, una presenza avvertita, un tassello fisicamente mancante che decostruisce la Pietà vaticana di Michelangelo (1475-1564), lasciando segni riconoscibili solo della madre e del figlio. Riproposta in polvere di marmo e resina, proprio come il souvenir d’ispirazione, la maestosa statua frammentata rimane silenziosa e malinconica, evidentemente mutilata negli affetti.
Si rientra in città invitati da un’immagine nel corridoio. Kornkrit Jianpinidnan (ChangRai, 1975), attraverso le sue fotografie, racconta come viene esperita la città. Riporta testi tratti da Le mille e una notte, a voler raccontare le sue novelle. L’artista espone i suoi scatti intendendoli come componenti di un linguaggio metalinguistico e il discorso si sviluppa anche grazie ai criteri di allestimento dei supporti.
Salendo al piano superiore veniamo introdotti in uno spazio intimo, qui i tre artisti si rifugiano e alcuni quotidiani segnalano il fatto che siamo entrati in quella porzione di spazio solitamente dedicata a ciò che rimane privato. Alcune immagini di richiamo omoerotico ritraggono il vicino di casa, la coppia e il soldato, simboli di una sessualità svelata; infine la Pietà frammentata e volutamente posizionata nel luogo dove gli oggetti riposano. I frantumi del souvenir chiudono il percorso, il tour virtuale ed emozionale si conclude e Bangkok sembra essere ancora più vicina.
Federica Faraone
L’EREDITÀ DI CIRCE | a cura di Gaia Pasi & Associazione Culturale Muravive per l’Arte | Galleria Zak | Castello di Monteriggioni (Si) | Dal 24 giugno al 31 luglio 2011
Un viaggio alla ricerca dei mutamenti del presente secondo una visione tutta femminile…la donna/maga che trasforma la materia, custode della “verità” nella società contemporanea.
“Materia” e “Trasformazione” sono le principali chiavi di lettura di questa collettiva, presentata in uno spazio per l’arte contemporanea di recente apertura, che coinvolge giovani artiste internazionali. Il viaggio che si intraprende percorrendo le sale è una serie di visioni, tutte personalissime, sull’andamento attuale del mondo.
La società contemporanea è proiettata verso una globalizzazione che alterna aspetti positivi e lati estremamente negativi; l’artista Anja Puntari (Marburg, Germania 1979) realizza per l’esposizione un trittico Tusula, Virginia, Kauhajoki (2011), ponendo davanti allo spettatore tre fotografie su tela di armi da fuoco, responsabili di altrettante stragi, preannunciate dagli esecutori sul web.
La perdita di un’identità precisa e il confronto con la rete telematica sono alla base delle tre acqueforti di Anna Benedini (Arzignano, Vicenza 1984), contrapposte alla rivendicazione dell’unicità dell’individuo presentata da Helena Hladilova (Kromeriz, Repubblica Ceca 1984) nella scultura Tutto il mio studio (2011); l’artista racchiude infatti in un piccolo cubo tutti i materiali raccolti dal pavimento del suo studio, identificando se stessa nella materia del suo lavoro.
La precarietà dei valori e dei concetti contemporanei è invece la visione di Camille Pingeot (Parigi, 1984) che crea una complessa “macchina scenica” che, sotto gli occhi del visitatore, distrugge il pensiero dell’artista. La trasformazione nel corso del tempo e il plasmare la materia organica sono prerogativa dei disegni di Cristiana Palandri ( Firenze, 1977).
A volte accade invece il processo contrario, e ciò che era nella nostra mente appare davanti a noi in forma solida, nella scultura di cemento di Eugenia Vanni (Siena, 1980). La serie Alberi di Elena El Asmar (Firenze, 1978) è un’indagine sulle mille trasformazioni che la natura ci presenta in ogni momento e le deformazioni di uno specchio ingannano l’occhio nella visione delle prostitute fanciulle presentate da Chen Huy Ying (Taiwan, 1985). L’individuo è il tema centrale nei ritratti appena abbozzati dell’artista più giovane della collettiva, Nazzarena Poli Marmotti (Montecchio Emilia, Reggio Emilia 1987). La mostra L’eredità di Circe, cerca di delineare per il fruitore una strada comune da percorrere. Lo spettatore si avventura in un percorso ambizioso, ricco di tematiche di respiro contemporaneo, che ci presenta molteplici aspetti in una chiave eterogenea così come lo sono le artiste che partecipano all’esposizione.
Stefania Rinaldi
EZIO GRIBAUDO | Viaggi della memoria | A cura di Stefano Cecchetto e Maurizio Vanni | Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art | Lucca | 11 giugno – 28 agosto 2011
Ezio Gribaudo torna al Lu.C.C.A. Per due giorni l’artista torinese sarà a disposizione del pubblico e dei giornalisti
In occasione della sua mostra “Ezio Gribaudo. Viaggi della memoria. Miró, Savinio, De Chirico, Fontana, la Biennale di Venezia del 1966 e i Teatri senza tempo”, che ripercorre le tappe più importanti della sua carriera, l’artista torinese torna al Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art per mettersi a disposizione del pubblico e dei giornalisti.
Gribaudo, figura eclettica nel panorama artistico del Novecento italiano, sarà presente al museo lucchese venerdì 8 luglio 2011, a partire dalle ore 17,30, e sabato 9 luglio 2011, dalle ore 10 alle 13. Si avrà così la possibilità di incontrarlo e di parlare con lui o di intervistarlo o di farsi dedicare il catalogo della mostra.
Note biografiche
Ezio Gribaudo è nato il 10 gennaio 1929 a Torino, dove vive e lavora. La sua carriera artistica è segnata da un’intensa attività espositiva che dal 1953 ad oggi lo ha reso protagonista della scena culturale con importanti personali e collettive in gallerie e musei in Italia e all’estero. Tra i numerosi riconoscimenti alla sua attività creativa ricordiamo nel 1955 il premio alla Biennale dei Giovani di Gorizia, quello alla IX Quadriennale di Roma nel 1965, il Premio alla XXXIII Biennale di Venezia nel 1966 e alla Biennale di San Paolo del Brasile nel 1967.
Nel 2003 riceve la Medaglia d’oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e il Premio Torino Libera del Centro Pannunzio. Dal 2005 al 2007 è stato Presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e tutt’ora è Presidente Onorario.
Oltre ad essere uno dei più interessanti artisti italiani contemporanei, Ezio Gribaudo è anche uno dei più affascinanti personaggi legati al mondo dell’arte e della cultura tout-court: un editore d’arte, un grande collezionista, un instancabile e incisivo radiografo della cultura novecentesca. Il più delle volte, nelle numerose pubblicazioni dedicate a Ezio Gribaudo nel corso del tempo, i vari aspetti di questa personalità poliedrica e complessa sono emersi individualmente. Le sue opere più conosciute sono i Logogrifi, rilievi su carta buvard bianco su bianco che gli hanno dato la notorietà, ma Gribaudo è uno sperimentatore e ha sempre alimentato il suo lavoro anche attraverso l’incontro con culture diverse. Molte sue opere sono appunti di viaggio in cui coesistono tradizione e avanguardia. La carta, la iuta, i flani tipografici, gli acquerelli ed i collages manipolati e fusi nel colore, sono il mezzo per una rappresentazione di immagini di diario di viaggio, fissate a caldo o interpretate con la memoria.
Pierre Restany, nel 1966 (anno in cui l’artista torinese vinse il Premio per la Grafica alla Biennale di Venezia), ebbe a scrivere: “Il mondo di Ezio Gribaudo è il mondo della tipografia, dell’impressione, dell’edizione. Le matrici, i piombi, i clichés della fotoincisione si sono imposti a lui nella loro piena virtualità espressiva, come una fonte inesauribile di immagini poetiche e nuove… Ezio Gribaudo ha saputo ritrovare l’essenza di tutti i miti”.
Nel 2011 Ezio Gribaudo è stato invitato a partecipare al Padiglione Italiano della 54° Biennale di Venezia, dove esporrà un’opera inedita che fa parte deiTeatri della memoria.
Informazioni:EZIO GRIBAUDO. VIAGGI DELLA MEMORIA. Miró, Savinio, De Chirico, Fontana, la Biennale di Venezia del 1966 e i Teatri senza tempo, a cura di Stefano Cecchetto e Maurizio Vanni 11 giugno – 28 agosto 2011 Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca tel. +39 0583 571712 Fax +39 0583 950499. Orario mostra: da martedì a domenica 10 – 20 venerdì 10 – 24 lunedì chiuso. www.luccamuseum.com
LIVE! – L’ARTE INCONTRA IL ROCK | A cura di Luca Beatrice e Marco Bazzini | Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci | Prato | Dal 21 Maggio al 7 Agosto 2011
Alias: l’Arte ai tempi del Rock. E il Rock a tempo d’artista. Un viaggio nella memoria acustica e visiva collettiva attraverso le immagini che hanno segnato un’epoca…
Finalmente qualcosa di vivo. Finalmente un evento accessibile a tutti. La mostra del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci realizza a pieno le sue intenzioni programmatiche: ricostruire un parallelo tra l’arte e il percorso tracciato dal Rock con tutte le sue manifestazioni espressive (a partire, in primis, dall’atto della performance) ma non solo. La componente vitale e la carica eversiva dell’exhibition danno luogo a loro volta a un nuovo LIVE, poiché si tratta di una mostra vissuta e molto sentita (300 persone al giorno finora con apertura serale).
Anzitutto viene presentata una grande varietà di elementi: dalle installazioni ai video, sino ai ‘cimeli d’epoca’ come chitarre, vinili e ovviamente dipinti, che si snodano in un percorso temporale, attraverso le sale, che va dal 1969 (anno di Woodstock e dello scioglimento dei Beatles) sino agli anni 0 (segnati indissolubilmente dalla morte del Re del Pop Jacko); in secondo luogo, si tratta di un tentativo riuscito di fotografare una fetta di storia dove l’universo visivo popolare si è fuso inconsapevolmente con le manifestazioni artistiche più avanguardistiche che si sono affacciate sul panorama culturale di questi quarant’anni raccontati per immagini. Il file rouge dell’esibizione trova la sua concretizzazione in una narrazione sintetica ma precisa, tramite la quale lo spettatore è condotto in un percorso di rivisitazione delle proprie memorie musicali e, al contempo, scopre intrecci artistici che arricchiscono ulteriormente l’esperienza provata.
Allora si va da Andy Warhol (Pittsburgh, Pennsylvania 1928 – New York City, N.Y. 1987), che alla musica ha fortemente legato il proprio nome, a Jean-Michel Basquiat (New York City, N.Y. 1960 – 1988) connesso alla regina Madonna, da Keith Haring (Reading, Pennsylvania 1958 – New York City, N.Y. 1990) a Damien Hirst (Bristol, Gran Bretagna 1965), proseguendo in un viaggio accompagnato da una colonna sonora che contiene gli interventi di Patti Smith, Pink Floyd, Bob Marley e così, senza accorgercene, i due piani si sono già mischiati e hanno dato vita a una fetta indelebile di Storia.
Artefice della diffusione su scala planetaria della fama di tutti questi protagonisti è anche la Tv che, con l’emittente televisiva MTV, dà vita a una forma nuova di consumo musicale: il videoclip s’impone come concentrato d’impulsi audiovisivi, spesso dalla firma autografa di grandi video artisti, e l’estetica contemporanea muta a seconda delle offerte proposte dal tubo catodico.
Infine, una riflessione intelligente si ricollega al discorso della smaterializzazione del reale, connessa ai mezzi di comunicazione: se i Gorillaz esistono pur essendo frutto di animazione digitale, allora anche Micheal Jackson potrà smettere le vesti terrene e continuare a manifestarsi nella sua essenza virtuale, quella di bianco.
Diana Di Nuzzo
Il candidato. I candidati. Potere politico a Livorno | Oltre 200 scatti in una mostra fotografica di Laura Lezza | Ai Bottini dell’Olio (Quartiere La Venezia) dal 24 giugno al 2 luglio 2011 | Livorno
Livorno, 23 giugno 2011 -Un esperimento di fotogiornalismo nel quale la campagna elettorale viene narrata attraverso scatti fotografici, senza testi, né titoli, né video. Questa in sintesi la mostra “ Il candidato. I candidati. Potere politico a Livorno” che aprirà i battenti domani venerdì 24 giugno (ore 18) ai Bottini dell’Olio (viale Caprera) nell’antico quartiere de La Venezia dove rimarrà fino al 2 luglio.
Oltre 200 foto scattate dalla fotografa Laura Lezza compongono questa sorta di “viaggio antropologico nella politica livornese” realizzato nel corso delle elezioni amministrative della città nel 2009; elezioni che videro una sfida tra 9 candidati a sindaco, 16 partiti e oltre 800 candidati al consiglio comunale e di circoscrizione. Un ricco reportage dunque che documenta il particolare momento che vive la città in campagna elettorale quando “Il candidato – si legge nell’introduzione alla brochure che accompagnerà la mostra – decide di esporsi, di mettersi in gioco, alla ricerca di un consenso raggiungibile ambito per responsabilità, passione, convinzione o semplicemente per interesse”.
L’esposizione si snoda su tre percorsi diversi: i politici, il pubblico della politica ed i luoghi della politica.
I candidati ( da qui appunto il titolo della mostra) sono i veri protagonisti della campagna elettorale , le guest star sostenute da ministri, deputati e artisti calati nella realtà locale per calamitare l’attenzione del pubblico.
E poi c’è il pubblico livornese, quello della destra e della sinistra, delle liste civiche; presente e partecipativo ma anche indifferente e imprevedibile, pronto ad esaltare il proprio candidato o ad indispettirlo.
Infine i luoghi della battaglia elettorale che sono probabilmente quelli che hanno subito l’evoluzione maggiore nella politica degli ultimi anni. Poche piazze, poche sezioni e sedi politiche ma in compenso bar, gazebo, chiese, campi di calcio e sedi di giornali e televisioni dove si tengono pranzi,cene ed aperitivi. La città, letteralmente tappezzata di cartelloni elettorali, diventa teatro dell’iconografia dei volti e dei simboli. Volti rassicuranti, sapientemente conditi da slogan accattivanti, diventano parte dell’arredo urbano.
La mostra “ Il candidato. I candidati. Potere politico a Livorno” nasce da un progetto indipendente di fotogiornalismo portato avanti da tre giovani livornesi: la fotografa Laura Lezza, in collaborazione con il web designer Stefano Pampaloni – Zaki Design e il web master Edika. Un progetto che ha visto in fase iniziale la creazione di un sito web (luogo di pubblicazione virtuale degli aggiornamenti quotidiani della campagna fino alle elezioni) che poi si è trasformato in una mostra curata da Cinzia Bertoncini e Gianmaria De Gasperis con la supervisione artistica di Chiara Oggioni Tiepolo.
L’iniziativa è promossa dal Comune di Livorno con il patrocinio della Provincia di Livorno e la collaborazione delle librerie La Gaia Scienza e Edison che cureranno alcuni incontri collaterali intorno al tema dei rapporti tra politica e potere.
Laura Lezza. Nata nel 1975. Laureata in Filosofia. Svolge la professione di fotogiornalista per numerose testate e collabora anche con l’agenzia internazionale Getty Images.
Informazioni: La mostra sarà inaugurata venerdì 24 giugno alle ore 18. Aperta fino al 2 luglio in orario 18-22. Ingresso gratuito.