Posts Tagged ‘dicembre 2011’
JOE LALLY (bassista dei Fugazi) + topsy the great + Ionio
Joe Lally è stato insieme a Ian Mackay fondatore dei Fugazi nel lontano 1987, storica band del post-punk statunitense influente come poche altre nel panorama della musica indipendente. Complice anche la loro etica DIY che li ha portati a creare una propria etichetta discografica (Dischord), i fugazi costituiscono tuttoggi, nonostante siano in stand by dal 2003, un punto di riferimento “politico” e musicale per tantissime band ed etichette indipendenti.
Dal 2006 lally ha avviato un suo percorso musicale solista, prodotto ben 3 albums e suonato in tutto il mondo, dal Giappone al Brasile. Il 16 dicembre 2011 farà tappa all’exfila accompagnato dai due musicisti italiani che hanno suonato anche sul suo ultimo album: Elisa Abela alla chitarra ed Emanuele Tomasi alla batteria.
Informazioni: JOE LALLY (bassista dei Fugazi, da Washington, USA) + topsy the great (power noiz trio) + Ionio (rock). Ingresso 5€. web www.joelally.com/
PETE WHEELER | Paths Of The Destroyer
La Galleria Poggiali e Forconi di Firenze conferma con questo nuovo progetto la propria vocazione internazionale. Dopo l’egiziano Youssef Nabil, l’americana Patti Smith e il giovanissimo artista inglese Thomas Gillespie, la galleria inaugura, sabato 17 dicembre, la prima personale in Italia dell’artista Pete Wheeler, a cura di Lorenzo Bruni.
Dopo aver apprezzato una serie di lavori a Liste 2011 a Basilea, la galleria ha aperto il rapporto con il pittore neozelandese, che vive e lavora a Berlino. Da questo incontro è nata l’idea della mostra a Firenze, per la quale Wheeler ha realizzato appositamente un nuovo ciclo di opere, tutte caratterizzate da una stessa atmosfera evocatrice ma realizzate con differenti tecniche: 15 tele di grande formato in cui le scene figurative nascono dal conflitto di parti di luce e di nero e dipinti su tela in cui l’impatto del colore e la sua configurazione in parti astratte evoca paesaggi sognati e surreali. Inoltre saranno esposti disegni, un’installazione luminosa e, per la prima volta, delle opere scultoree, lavori legati ai simboli presenti in tutte le epoche anche se con funzioni diverse, come la forma del fulmine e quella del teschio.
Pete Wheeler utilizzava inizialmente nella sua pittura immagini conflittuali e aggressive, spesso tratte dalla propaganda politica e dai mass media esprimendo così la sua coscienza sociale in relazione alle varie situazioni politiche. Con il progetto di mostra alla Galleria Poggiali e Forconi la sua riflessione si amplia e si arricchisce di un aspetto ontologico e universale finora inespresso. Infatti, alla domanda del curatore Lorenzo Bruni «A chi si riferisce questo titolo? Che cosa sono i “Paths Of The Destroyer”?» Pete Wheeler risponde: «È una piccola parte di un più grande tutto, è un pluralismo che tu conosci (ride) o che devi conoscere in prima persona».
Le singole opere riflettono sul modo in cui la società reagisce ai simboli comuni del serbatoio della memoria collettiva, su come li ri-attualizza e su come lo ha fatto in passato, in modo da evidenziare la conflittualità tra i “massimi sistemi” e le singole “esperienze personali” su cui si basa, da sempre, la conoscenza del mondo da parte dell’uomo. Questa presa di coscienza viene affrontata dall’artista insieme alla volontà di interrogarsi sulle modalità narrative a disposizione oggi del soggetto: cosa raccontare e soprattutto a chi. Nello stesso tempo l’artista affronta la funzione della pittura in questa “società immateriale” della comunicazione globalizzata.
Pete Wheeler è nato a Geraldine, in Nuova Zelanda, nel 1978 e ha vissuto a Dunedin tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. Nel 2000 si laurea al Politecnico di Otago in Belle Arti. Dopo la laurea ha avuto oltre 15 mostre personali in Nuova Zelanda, Australia, Stati Uniti e Europa. Nel 2011 ha presentato una personale alla galleria Peres Project di Berlino e ha esposto a Basilea a Liste.
Informazioni: Paths Of The Destroyer, Pete Wheeler, Galleria Poggiali e Forconi, 17 dicembre 2011 – 17 marzo 2012, Via della Scala, 35/A, Project Room Via Benedetta, 3 /rosso 50123 Firenze. orari: martedì – sabato 10 -13 / 15.30-19 – domenica e lunedì chiuso. T. 055.287748 F. 055.2729406. Ingresso libero. Catalogo disponibile in galleria www.poggialieforconi.it
Dalla negazione dell’aura alla partecipazione costituente: il concetto di democrazia nel percorso di Hans Haacke
Il CCCS ospita il critico e curatore indipendente Stefano Taccone che propone un approfondimento sull’opera dell’artista tedesco-americano Hans Haacke, esempio importante per riflettere sul ruolo che l’arte può assumere quando diventa strumento di denuncia e di impegno sociale nel mondo contemporaneo. Stefano Taccone propone un’analisi del lavoro di Haacke secondo una lettura che ricostruisce i legami del lavoro dell’artista con il concetto di democrazia in arte, dalle opere degli anni ’60 e ’70 alle critiche mosse al sistema dell’arte internazionale, fino a esempi più recenti come l’installazione Der Bevölkerung, realizzata nel 2000 presso il Parlamento tedesco.
Stefano Taccone è critico e curatore indipendente, studioso dei rapporti tra arte e politica, arte e attivismo, arte e sfera pubblica. Tra le pubblicazioni ricordiamo il recente Hans Haacke. Il contesto politico come materiale (2010). Collabora stabilmente con la rivista Segno e gestisce il blog cominciaadessoblog!
Informazioni: Eventi nell’ambito della mostra DECLINING DEMOCRACY. Ripensare la democrazia tra utopia e partecipazione (CCCS 23.09.2011-22.01.2012). Ingresso libero.
Scripta l’arte a parole – a cura di Pietro Gaglianò
Libreria Brac è lieta di invitare alla rassegna Scripta l’arte a parole, ciclo di presentazioni con autori e curatori di edizioni sulla critica d’arte contemporanea a cura di Pietro Gaglianò.
Venerdì 16 dicembre ore 18.00 Elio Grazioli, traduttore e curatore dell’edizione italiana presenta Inventario Perpetuo di Rosalind Krauss Ed. Bruno Mondadori. Interviene il curatore della rassegna. Il programma dei prossimi incontri prevede:
10 gennaio 2012:Costruttori di Babele, di Gabriele Mina– Eleuthera (con l’autore)
febbraio 2012: Just Another Exhibition, Storie e politiche delle biennali di Federica e Vittoria Martini-Postmediabooks (con le autrici).
Informazioni: Tutti gli incontri si terranno alle 18.00. Libreria Brac via dei vagellai 18r, firenze, tel. (+39) 0550944877, www.libreriabrac.net
POVERI RICCHI | Arte Povera italiana e dintorni
Spazio 88 inaugura mercoledì 14 dicembre Poveri Ricchi, una mostra che ripercorre l’esperienza dell’Arte Povera sul filo della memoria e dell’emozione. Senza intenti di filologica ricostruzione, Laura Maggi, Patrizia Zoratti ed Enrico Mascelloni, rispettivamente ideatrici e curatore della rassegna, compongono una pagina che restituisce il senso del movimento artistico fondato da Germano Celant insieme al sapore di un’epoca cruciale, gli anni a cavallo del ’68 e il decennio dei ’70. A riportarci indietro nel tempo una scelta selezione di venti opere e la musica di un vecchio jukebox a disposizione dei visitatori.
Tocca senza dubbio all’Arte Povera il ruolo di protagonista della stagione espositiva 2011-2012. I numeri dell’evento Arte Povera 2011 fanno rumore: otto tra musei e istituzioni culturali sparsi tra Torino, Milano, Bergamo, Bologna, Roma, Napoli e Bari espongono in simultanea oltre trecento opere su una superficie totale di 15000 metri quadrati. E mentre l’ambiziosa operazione istituzionale consegna alla dignità ma anche alla rigidità della storicizzazione il movimento dell’arte che volle soprattutto essere fluida, aperta ed elastica, il frastagliato universo delle gallerie e delle associazioni culturali private non cessa di dire la sua sull’argomento, anche in polemica con lo storico fondatore del gruppo, Germano Celant.
La persistente carica di passionalità attorno all’arte che divise l’opinione pubblica italiana è facilmente spiegata dalla relativa giovinezza dell’urticante movimento, costituitosi nel 1967 e, dunque, in un passato recente e ancora vivo nel ricordo di molti. Anche nella memoria degli organizzatori di Poveri Ricchi. Per rendersene conto basta chiedere a Laura Maggi di raccontare l’episodio della sua conversione all’arte contemporanea: una giovane antiquaria folgorata sulla via di Damasco dall’incontro con le scandalose installazioni di Jannis Kounellis. Una con un passato così ha maturato opinioni ben precise sull’argomento Arte Povera e potrebbe sostenerle in contraddittorio con chiunque. Così se Celant si affanna a fissare paletti e consegna l’elenco ufficiale degli artisti del gruppo, nella mostra sui Poveri Ricchi troveremo in aggiunta anche Mario Ceroli e Sergio Lombardo, inseriti per via della forte consonanza linguistica con i magnifici tredici del catalogo celantiano.
Anche il titolo un po’ irridente della mostra testimonia una affettuosa familiarità verso quel tipo di estetica e gli artisti che la praticarono ma, dietro all’ironia, tanti sono i richiami agli elementi rappresentativi dell’identità e della storia del gruppo.
Poveri di fatto oltre che di nome al momento dell’esordio, il successo arrivò relativamente presto per i ragazzi di Celant, abilissimo nell’imporre i suoi pupilli a livello internazionale. La ricchezza alla quale fa riferimento il nome della mostra è però anche quella di un’esteticità debordante. Per rendersene conto sarà sufficiente un’occhiata d’insieme alle opere esposte: gli umili materiali utilizzati per realizzarle danno vita ad un insieme sontuoso ed elegante, di un gusto molto italiano che forse è la chiave per comprendere il successo dell’Arte Povera sul mercato straniero.
Celant ha sempre sostenuto che quel nome semplice e folgorante, Arte Povera, si era affacciato da solo, con la massima naturalezza: “ I pop erano arrivati da noi attraverso Sperone e stavano arrivando i minimal. Tra il 66 e il 67 sentii che stava succedendo qualcosa di nuovo nell’arte, che non era né il minimal né il pop…Vedevo gli artisti che mi interessavano usare materiali come il carbone, le fascine di legno, i giornali e mi venne in mente il termine povera”. Un termine in effetti perfetto per evidenziare le caratteristiche comuni di artisti impegnati in ricerche tra loro anche assai diverse e condotte in piena autonomia. Una visita alla mostra di Spazio 88 sarà sufficiente per comprendere come quegli artisti per niente simili siano stati però tutti poveri nel preferire all’utilizzo dei materiali e delle tecniche dell’arte tradizionale materiali antiartistici: scarti industriali, plastiche, materie umili ed oggetti del lavoro e della vita quotidiana, elementi della natura come l’acqua, la terra, il ghiaccio. Tutto era ammesso, perché il punto centrale della questione non era la scelta dei materiali ma l’enfatizzazione del gesto creativo. L’Arte Povera sottolineava la possibilità di creare con qualsiasi mezzo, o addirittura con nessuno. Una possibilità da cui discendeva la sua valenza politica di arte replicabile anche in situazioni di assoluta povertà e quindi esportabile ad ogni latitudine.
Era d’altronde povera anche in quanto arte interessata a raccontare la povertà in una dichiarazione di impegno politico in linea con i tempi e che Enrico Mascelloni legge, nel testo in catalogo, soprattutto come brillante espediente estetico.
Era povera per l’estrazione sociale dei suoi protagonisti, tutti figli di operai o impiegati.
Ed era povera per via della sua tensione all’azzeramento di tutte le stratificazioni culturali e sociali legate alla società patriarcale.
Nelle venti opere scelte da Spazio 88 per raccontare, per sensazioni ed emozioni, un fenomeno artistico probabilmente privo di paragoni nella storia dell’arte italiana del dopoguerra non vi è però solo dissacrazione. C’è anche molta poesia e la capacità di tenere sempre desta l’attenzione dello spettatore.
E’ difficile sottrarsi alla magia di tre Quadri Specchianti di Michelangelo Pistoletto, opere mai uguali a se stesse, in continuo divenire mentre tendono lusinghieri agguati ai visitatori nel tentativo di indurli a transitare dall’altra parte del vetro. Pochi oggetti sanno essere più lirici di una imponente Stella su cuoio di Gilberto Zorio. Ed è pura poesia il modo sempre diverso in cui Pier Paolo Calzolari, presente con quattro grandi dipinti, si confronta con la precarietà di materiali effimeri. Oltre a loro Pino Pascali, Giuseppe Penone, Jannis Kounellis, Mario Ceroli, Sergio Lombardo e un grande arazzo di Alighiero Boetti, un artista capace di vedere oltre il suo tempo. I suoi lavori afghani appaiono, a posteriori, delle sorprendenti premonizioni di ciò che il mondo sarebbe diventato nel terzo millennio.
Informazioni: SPAZIO 88, POVERI RICCHI Arte Povera italiana e dintorni, a cura di Enrico Mascelloni. Inaugurazione mercoledì 14 dicembre dalle ore 18.00. Jukebox cocktail. Esposizione: 14 dicembre 2011 – 20 gennaio 2012 Spazio 88 – Via dei Cappellari, 88 – 00186 Roma. Dal martedì al sabato 10.00-13.00 16.00-20.00 lunedì, domenica e festivi chiuso Tel. +39 06 68805846 www.spazio88.it.