PRESENT-CONTEMPORARY-ART

feb
22

LUCIO POZZI | RIPPLES/INCRESPATURE

Action Brick in collaborazione con inner room©, Siena
Dal 27 gennaio al 29 febbraio 2012

Un piccolo e prezioso assaggio della versatile ed intensa arte di Lucio Pozzi. Tra controllo e automatismo, intuizioni e scoperte, “un bel nulla esistenziale, all’interno del quale si può versare, se si vuole, ogni sorta di significato” , in modo libero e legittimo.

Nella storica città di Siena, celebre ormai soprattutto per gli splendidi esempi di arte medievale, persistono tuttavia iniziative e centri di promozione della cultura e dell’arte contemporanea. Interessante la personale di Lucio Pozzi (Milano, 1935), in corso presso l’Associazione Action Brick e realizzata in collaborazione con inner room, come nono appuntamento del ciclo “lo scopo dell’arte”. Nell’intimo e raccolto spazio espositivo si trovano alcuni lavori davvero significativi di Pozzi, artista affermato a livello internazionale, in grado di sperimentare e coinvolgere muovendosi abilmente tra linguaggi e stili diversi. E’ certo un punto chiave da tenere a mente per comprendere la sua arte il Gioco dell’Inventario, una vera e propria griglia, ideata dall’autore nel 1965, una sorta di tavola scientifica che contiene gli elementi necessari (materiali, tecniche, sensazioni) per la realizzazione di un’opera d’arte. Il Gioco non si configura però come un manuale di istruzioni ma evidenzia i diversi momenti del processo creativo, dimostrando le infinite possibilità e combinazioni attraverso le quali ci si può esprimere.
Tra le opere esposte in mostra si ricordano i due Pianeti rossi (2010), pannelli di compensato dipinti di smalto lucido rosso, che presentano, dispersi sulla superficie, due misure di fori con diverse profondità. Se essi possono sempre rappresentare in senso ampio echi di infinite possibilità, è nelle stesse parole dell’artista che si coglie la loro magia narrativa “i pianeti sono spazi vuoti: il loro ritmo è quello di punti nello spazio”. E l’idea di ritmo torna anche nelle quattro opere del gruppo Rag Rug Paintings, dipinti ad olio su tela che, su una base di colore diluito, vedono l’applicazione di nuovo colore a spatola in filari ben allineati di trattini costituiti da una pittura così spessa da simulare, quasi, le tessere di un mosaico. Qui certamente il progetto iniziale dell’opera crea una “situazione”, nella quale si lascia spazio all’intuizione del momento e ampio margine all’imprevedibilità. Un forte impatto straniante è creato poi dal particolare dell’installazione Mass, già presentata per intero a Mantova. Essa è infatti costituita da un vero e proprio accumulo di parti di vecchi manichini punteggiati da interventi pittorici e tatuaggi. Se già di per sé nella recente storia dell’arte il manichino si configura come una “parodia dell’uomo” o come simbolo dell’uomo-automa contemporaneo, adesso si rende anche incarnazione inanimata della fragilità umana, un vero invito a riflettere sulla caducità dell’esistenza e sulla transitorietà della vita.

Cecilia Fontanelli

feb
21

ALESSANDRO GAMBETTI | RIVELAZIONI

Sala Rosa, Università degli Studi di Siena, Siena

dal 9 al 29 febbraio 2012

Nell’ambito del ciclo espositivo 7 sull’altare a cura di Fabio Canestri, un percorso visuale chesi snoda nello spazio e nel tempo, restituendo sostanza, dando forma alla nuova sfida che laSala Rosa propone per il nuovo anno: Dal caos al cosmo, dalla rottura all’ordine.

Dopo i colori e le composizioni de L’essenziale è invisibile agli occhi di Laura Combs, la Sala Rosadell’Università degli Studi di Siena ci propone una nuova personale, quella di Alessandro Gambetti, classe 1959, il quale con Rivelazioni porta in scena un’umanità sdoppiata in una serie di dipintielaborati al computer: un mix originale ed insolito che ha la capacità rara di fondere armonicamentela fluidità ed il calore pittorico con la rigidità, la freddezza del computer.Come moderne statue sacre, brani di figure umane emergono dalle tele in un gioco ottico edillusionistico perfetto ed in un accenno di cinetismo che rende i corpi reali e pulsanti, checonferisce respiro ai tratti tanto da fare assomigliare questi nudi ad icone di una sacralità laica tuttacontemporanea, a moderne cariatidi o Nike della quotidianità che si calano perfettamente sugli altaridella navata centrale e dei transetti della chiesa sconsacrata senese, oggi sala di studio che fa partedel Sistema Bibliotecario dell’Ateneo.L’autentica interpretazione di Gambetti è influenzata dalla recente scoperta dei linguaggi dellacomputer grafica, tanto da rendere i suoi lavori vere e proprie “fotopitture digitali”, “rielaborazionigrafiche” che slittano dal figurativo all’astratto, dall’allegoria alla deformazione iconica,combinando reminiscenze rinascimentali con linguaggi contemporanei che molto devono a Ernst,Magritte e Warhol, in una carrellata di istantanee rielaborate con grande libertà. È lo stesso FrancoCampoli a sostenere, nel testo critico che accompagna la mostra, che “l’artista ama affidarsi arielaborare graficamente soggetti già appartenenti al suo retaggio culturale, realizzando una seriedi opere che rappresentano la figura umana che, attraverso lo studio della percezione visiva, hannola particolarità principale di essere viste in tre dimensioni, come uno stereogramma”, ovveroun’immagine bidimensionale capace di arrivare ad una visione tridimensionale della stessa, graziead una sequenza ripetuta più volte e sfruttando il meccanismo binoculare dell’uomo.Come sottolineato da Silvia Giannassi, coordinatrice del progetto insieme a Lavinia Montanini,l’unicità del luogo, una sala di lettura, si esprime e trova il suo stesso significato nel muto dialogoche intercorre tra ciascun fruitore e le opere, nell’incontro silenzioso degli occhi con la materia. Atale proposito, Fabio Canestri, ideatore del ciclo che in questo spazio suggestivo prende vita, ricordache “l’idea di ospitare mostre di arte contemporanea nella sala di lettura è nata poiché le sale dilettura, le biblioteche diventano sempre più ponti di incontro diversificati, non più soltanto saleriservate, bensì momenti in cui le persone parlano, le idee circolano e tra le idee esistono anchequelle non scritte, per esempio la pittura”.

Martina Marolda

feb
19

The Floor Show

In inglese britannico floor show significa “spettacolo di varietà”, il nome rimanda all’assenza del palco e ai movimenti di un performer che, muovendosi liberamente tra i tavolini o le  sedute a terra, annulla la distanza tra se’ ed il pubblico. La mancanza letterale, fisica, di un supporto che elevi – e quindi distanzi – il performer dal pubblico, si tramuta in una comunicazione orizzontale e diretta tra le due parti, che interagiscono sullo stesso livello. Si attua così una sorta di democratizzazione di rapporto, nel quale colui che fa l’arte e chi la recepisce si muovono su un terreno comune che è, di solito, di basso spessore: arte non più per eletti, ma per tutti. Un’arte non più di segno verticale, tendente verso l’alto, sospesa alla parete, o su un piedistallo, bensì un’arte distesa, schiacciata, che intralcia il cammino. Un’arte, a volte, buttata sul suolo.

Via San Gallo 45 Rosso, l’indirizzo di F_AIR – Florence Artist in Residence, negli anni Settanta era sede di un teatro. Non aveva grandi pretese e, a detta di chi lo ricorda, l’acustica lasciava a desiderare. Era un teatro di varietà, senza un palco, dall’ambiente piuttosto informale.

Questa mostra nasce per rendere omaggio a F_AIR e alla sua pur breve destinazione d’uso come luogo di commedianti. Non è una mostra sull’umorismo, ma una mostra sul “livello terreno”, caratteristica di certi prodotti artistici.

The Floor Show può innescare una riflessione sul significato della negazione del piedistallo e della verticalità, come principi fondamentali dell’arte, ma può anche essere percepita esattamente per quello che mette in scena: opere al livello del suolo, o innescate da una riflessione su di esso e sull’incontro con esso. Gli artisti in mostra, Emanuela Ascari, Kinkaleri, Michele Lancuba, Lorenzo Pezzatini, Alessandra Ragionieri incontrano il terreno con diverse modalità: per gioco, per studio, per ricognizione antropologica, per caso. Anche quando le opere non sono direttamente a livello del suolo, esso resta presente a determinarne la natura.

A cura di: Lucia Giardino

Artisti:

Emanuela Ascari

Kinkaleri

Michele Lancuba

Lorenzo Pezzatini

Alessandra Ragionieri

Info:

Mostra: The Floor Show

Sede:  F_AIR – Florence Artist in Residence

Indirizzo: via San Gallo 45/r – 50129 Firenze. Tel. 055-0332950, email fair@fua.it

Periodo: 28 febbraio 2012 – 13 Aprile 2012

Orario di Apertura:15.00 – 20.30, dal lunedì al giovedì, venerdì 14 – 17,30 e per appuntamento

Inaugurazione: martedì 28 febbraio alle ore 18,30

web: fair.palazziflorence.com

F_AIR, Florence Artist In Residence, costituisce il primo programma di residenza d’artista nel centro storico di Firenze orientato alla ricerca di artisti in grado di muoversi agevolmente in diverse discipline. La mission di F_AIR, che opera congiuntamente a FUA – Florence University of the Arts, prevede un forte radicamento nella città di Firenze, la costruzione di un sistema di networking e collaborazioni internazionali e un’intensa attività espositiva nel settore dell’arte contemporanea.

Il programma di residenza è rivolto a giovani dai 25 ai 38 anni, italiani e stranieri, e ha come scopo la crescita dell’artista prescelto e la formazione accademica e professionale degli studenti iscritti a FUA. F_AIR e FUA sono parte di PALAZZI, Florence Association for International Education, consorzio di istituzioni accademiche interdisciplinari che comprende anche sQuola (Center for Contemporary Italians Studies), Apicius (International School of Hospitality), FAST (School of Fashion Accessory Studies and Technology), DIVA (Digital Imaging Visual Arts) e IDEAS (Interior Design, Environmental Architecture and Sustainability).

Contatti:

Susanna Bausi

Ufficio Stampa Palazzi Florence

Corso Tintori 21, Firenze

Telefono: 055-0332956

ufficio.stampa@palazziflorence.com

www.palazziflorence.com

 

 

 

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