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Thomas Gillespie / Francesco Lauretta | Stare fuori, frammento di un discorso amoroso

Author // Redazione
Posted in // ARTE, NEWS

Un’indagine sulla pittura e sulle sue possibilità di narrazione nell’era della comunicazione globale.

Intento difficile quello che si prefigge la mostra “Stare fuori” a cura di Lorenzo Bruni, organizzata dalla Galleria Poggiali e Forconi di Firenze presso Ex Marmi, Pietrasanta: parlare del valore delle immagini attraverso l’utilizzo della pittura, che oggi, più che mai, sembra aver bisogno di una nuova definizione.

Le opere dei due artisti, Thomas Gillespie e Francesco Lauretta, riescono a lavorare sullo stesso piano ponendo interrogativi rispetto alla capacità di un quadro di trasmettere storie, ma anche sulla possibilità di riflettere sulla pittura di paesaggio, costantemente indagato nella sua opposizione tra esterno e interno, aspetto mentale e fisico. La scelta di un medium come quello della pittura, inoltre, rende inevitabile che la riflessione prenda in esame le potenzialità dell’arte: se essa debba sintetizzare la totalità del mondo o portare in evidenza solo un suo particolare, interrogandosi sulla relazione tra natura e modernità.

Le visioni di Thomas Gillespie parlano del mondo che viviamo: i tanti piccoli disegni, che servono a costituire una grande visione di insieme, rappresentanti capre, pecore, ritratti di famiglia, e cimiteri di auto, hanno l’intenzione di affermare che siamo tutti frammenti di un insieme più grande, come nel nostro sistema fisico in cui le particelle che ci compongono hanno bisogno dell’altro per esistere e per interagire. Le sue grandi composizioni sono la constatazione della dimensione frammentata che viviamo, frutto della forza propositiva dei mezzi di comunicazione; Gillespie sottolinea infatti come questi non siano mai stati così evoluti, ma anche come il loro ruolo sembri quello di portare alla confusione, piuttosto che rendere un panorama della realtà più chiaro, similmente alle sue composizioni, che cercano esplicitamente di suggerire confusione “attraverso un’immagine confusa che confonde”.
Sonda e reagisce a questa frammentazione del reale con nuove opere che creano associazioni fra di loro Francesco Lauretta, che parte dalla coscienza del fatto che i frammenti siano l’unica possibilità per stabilire un’immaginazione comune di nuova realtà. La sua azione si spinge, concentrando il massimo del significato nel minimo spazio, a creare una visione che non riproduce il mondo ma lo sostituisce. I diversi personaggi rappresentati appaiono come fantasmi, e più che ritratti sembrano colti da una memoria lontana: la pittura si avvicina così alla fotografia divenendo, secondo la descrizione di Roland Barthes, una raffigurazione di morti. E’ lo stesso Lauretta, all’interno del catalogo a specificare il nuovo ruolo della pittura rendendo palese il suo approccio: «La pittura è un medium obsoleto e l’obsolescenza è risorsa di conoscenza. Recuperare una morte apparente del pensiero con l’esercizio aiuta a dimenticare il mondo: come reinventare il medium e dare risorse al soggetto».

 

Serena Trinchero

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