lug
11

The Amazing Spider-man

Author // Redazione
Posted in // CINEMA

The Amazing Spider-man

 

(di Marc Webb. Con Andrew Garfield, Emma Stone, Rhys Ifans – USA 2012 Sony Pictures)

 

Quando nei primi anni ’90 gli 883 cantavano “hanno ucciso l’uomo ragno”, criticando l’avversità della società per la cultura pop, nessuno avrebbe mai immaginato che due decadi dopo quella frase potesse essere interpretata anche nel senso letterario del termine. Il merito (o demerito) è tutto della Columbia Pictures, che a cinque anni dalla chiusura della prima trilogia dedicata a Peter Parker, ha deciso di ripartire da zero e di dare un volto nuovo all’intera storyline del supereroe. Una scommessa che, a prima vista, appare ampiamente persa, in particolare dal punto di vista qualitativo, considerando gli ovvi incassi stratosferici del botteghino (140 milioni di dollari negli USA in 6 giorni). Il reboot nasce con l’intento di dare risalto ad ogni aspetto accantonato dalla precedente trilogia di Raimi, a partire dal villain di turno (il lucertolone Lizard), fino ad arrivare all’amore dell’eroe per Gwen Stacy e al rapporto complicato con la polizia di N.Y.C.: all’apparenza tutto giusto ed intelligente, peccato solo che si tratti di un frullato di tutti aspetti più noiosi e melensi dell’intera storia dell’eroe mascherato. Lo script, affidato ad Alvin Sargent e James Vanderbilt, è superficiale ed affrettato, a metà tra una commedia adolescenziale ed un banalissimo b-movie da quattro soldi, che accantona clamorosamente gli aspetti più drammatici della vicenda per lasciar spazio a cliché da soap opera e a qualche discreto effetto visivo. Marc Webb si sforza di dare un’impronta registica che possa essere all’altezza del magnifico linguaggio visivo creato da Raimi, ma a parte qualche buon virtuosismo stilistico non riesce ad imporre un suo credo all’interno del film, che spaventa per quanto sia vuoto di appeal in grado di colpire l’immaginario collettivo. Andrew Garfield comunque appare molto più credibile di Tobey Maguire nel gestire i momenti drammatici, e nell’affrontare con dignità l’intera pellicola senza cadere mai nel ridicolo, nonostante lo script faccia acqua da tutte le parti. Una fotografia degna di nota, una colonna sonora corposa, ed effetti speciali da panico riescono a ricamare con decoro un film altrimenti debole sotto quasi tutti i punti di vista. Un paio di chicche riescono infine a regalare qualche sussulto anche a chi per tutto il tempo ha sonnecchiato nella sala buia. Questa nuova avventura dell’uomo ragno è troppo inutile e troppo superficiale per considerarsi degna erede della trilogia di Sam Raimi, che in tutta onestà, era davvero di un altro pianeta.

 

Danilo Solimeno

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