lug
05

Smashing Pumpkins | Oceania

Author // Redazione
Posted in // MUSICA, NEWS

Billy Corgan è un uomo in continua crisi post-adolescenziale. Uno rimasto abbagliato dal gigantesco riverbero della gioventù, di Mellon Collie, e stranisce pensare siano passati già vent’anni da quell’età dell’oro. Il presente non doveva far altro che regalare qualche palpito al cuore dei propri fan dopo l’ultradeludente Zeitgeist, dare qualche segno di vitalità, un moto d’orgoglio. Purtroppo nulla di tutto questo accade. Oceania è solo il ritratto della confusione che alberga in quel gran testone pelato a guida della sigla Smashing Pumpkins.

E’ come se azioni e intenzioni si scontrino senza trovare alcuno spazio comune. Un disco psych-rock molto orchestrato, che sfoggia mestiere e soluzioni sofisticate, quasi non si volesse lasciare andare completamente a quella vena puberale che è lì, dietro l’angolo, ad aspettare. Perché ha voglia di emozionare Corgan, vuole portarci nel mondo sommerso di Violet Rays, con quei synth che partono come bolle d’aria in risalita verso la superficie, nei paesaggi solitari di Oceania, e poi che dire di quei titoli dal sapore mitologico, pieni di pathos! One Diamond one Heart, The chimera, Glissandra, Inkless. Magari non ci saremmo strappati i capelli per un disco così, ma almeno verrebbe intrapresa una direzione. Invece no, scatta qualcosa, un irrigidimento. Qualcosa del tipo dai Billy, non sei più un ragazzino, devi trovare una qualche variante al solito giro di piano strappalacrime o al riffone heavy che ormai lo conoscono anche i sassi. E’ qui il punto contro il quale cozza Oceania, perché quest’orchestrare appare senza scopo, vuoto, un modo di nascondersi dietro a palate di raffinato artigianato musicale.

Chissà se si arrenderà mai a se stesso Billy Corgan, a quel bambinone che si porta dentro, o se al contrario riuscirà a diventare adulto. Questa forse è la vera domanda cui il finale di Wildflower non riesce a dare risposta, intonando quel Wasted along the way to reach you che nella sua semplicità pare davvero autobiografico e pieno di malinconia, come ai bei tempi. Certo è un po’ poco aggrapparsi a una crisi di pianto, specie se inscenata da uno che ha venduto milioni di dischi, fatto cose e visto gente. Ma questo è il massimo a cui potete aspirare ascoltando Oceania.

Stefano Gaz

 

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Comments (1)

  • Manlio
    7 luglio 2012 at 02:41 |

    Non sono d’accordo. un concept album ben fatto.

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