lug
25

Santiago Morilla | Iniziazione al volo

Author // Redazione
Posted in // ARTE, NEWS

Nidi: Vana ricerca dell’utero materno/ È la vita/ Costruiamo nidi per nasconderci/ Dalla morte / Perché al suo arrivo/ Non ci trovi./ Senza Dei i nostri templi per la memoria/ Di uomini come noi./ Utopie lasciano bave rosse di cordoni ombelicali./ Nidi neri che ci nutrono soffocandoci lentamente./ Malinconiche creature esterrefatte. /Lottano per sopravvivere (Federica Forti)

 

La riflessione intima sul nido come cellula abitativa, nucleo protettivo e, al contempo, come “trampolino”di lancio per voli liberatori, si concretizza in un progetto che parte da lontano, giungendo ora ad una sua evoluzione naturale e consequenziale dopo tre tappe, tre stadi fondamentali di ricerca ed elaborazione.

Iniziazione al volo, la personale di Santiago Morilla (Madrid, 1973) presso la Vetrina Arte Contemporanea di Pietrasanta, arriva dunque in seguito a Nidi #01, nel cortile della Fondazione Pastificio Cerere, che segna l’inizio del progetto stesso, per proseguire poi con Nidi #02, presso la Real Academia de Espana a Roma, fino a Nidi #03, ultima tappa nei locali della romana Galleria CO2, tutti eventi tenutisi dal marzo all’ottobre 2010.

Nel primo stadio, Nidi #01, come afferma Federica Forti, il nido, rappresentato attraverso un dipinto murale con enormi uomini-bozzoli neri quasi costretti in una sorta di totem verticali, «era rifugio e trappola al tempo stesso, espressione concreta del nostro limite terreno, esigenza ancestrale di rifugio che rischia di trasformarsi in prigione», alludendo anche al legame con la Madre Terra nella matassa rossa dei fili di pasta oltreché del cordone ombelicale. Con Nidi #02, si aveva invece una introiezione dell’involucro, un passaggio dallo sguardo più collettivo al senso più intimo e personale dello stesso. Ai murales si aggiungeva il video, in un fluire narrativo che gettava le basi per Iniziazione al volo, titolo allora delle opere in mostra sia all’interno che all’esterno dell’Accademia in cui Santiago era borsista. Il rapporto dell’individuo con il proprio sé veniva qui sublimato e l’insoddisfazione si trasformava in una molla reattiva che puntava al superamento dei propri limiti.

Nella terza ed ultima tappa del progetto, Nidi #03, si aggiungeva poi una serie di sketches ad un video sperimentale e ad un intervento murale, sviluppando ancora lo studio del nido, questa volta tradotto come un insieme di fili rossi e neri sempre più fitti e sovrapposti, portandolo a trovare una risposta: un qualcosa che «ci portiamo dietro nel corso della vita e ci accompagna fino al suo epilogo».

È lo stesso Santiago Morilla, in questo senso, a spiegarci che «il nero rappresenta la sostanza ed il rosso le sovrastrutture. I due convivono in un equilibrio sbilanciato verso il rosso, dato che siamo tenuti a dare identità personale al nostro modo di relazionarci al mondo, con gli altri e con noi stessi. Ne resta di noi un disegno, quasi sempre comico o grottesco che ci accompagna per tutta la vita come testimone del nostro movimento».

E nero e rosso sono i toni dominati anche nelle figure umane perfettamente tratteggiate dai segni grafici che emergono dalle opere in mostra presso la Vetrina Arte Contemporanea: uomini e donne che sono ormai fuoriusciti dal bozzolo, si sono concretizzati in forme decisive, pronti a decollare verso territori sconfinati e sconosciuti, al di là dei loro limiti.

Proprio dalla riflessione di Morilla all’interno del suo studio sul Gianicolo, dal quale poteva ammirare tutta Roma, con i suoi contrasti e le stratificazioni materiche e segniche di un passato imponente e vivo, si passa dunque dall’intimità del nido al superamento dei propri limiti fisici e mentali attraverso il volo: un volo simbolico che, sempre secondo Federica Forti, «acquista il significato di rito di iniziazione all’immortalità. L’arte è un tentativo di uscire dal limite del proprio nido e bussare alle porte di tutti i nidi del mondo facendone suonare simultaneamente tutti i campanelli», in modo tale da far convivere le diverse e, alle volte, contrastanti risposte con la necessità stessa del decollo.

Martina Marolda

 

 

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