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Palcoscenico Verticale

Author // Redazione
Posted in // ARTE

Palcoscenico verticale

Teatro Obihall, Firenze

Dal 24 luglio al 9 settembre 2012

Sipari dipinti: la tradizione si rinnova e la commistione tra arti entra in scena, ancora una volta. Musica e arte visiva riaffermano il loro sodalizio, e non si tratta soltanto di coreografia…

Il sipario. Elemento di divisione e al tempo stesso di apertura. Il sipario si apre e avviene la finzione, la condivisione, la partecipazione a un gioco collettivo dove è sempre l’arte, con tutta la sua serietà, ad essere protagonista. L’arte o le arti, come dir si voglia, in quel sodalizio che da sempre lega le forme artistiche al di là delle convenzionali separazioni.

Il sipario. Semplice elemento d’arredo, parte della coreografia, che però fino all’Ottocento era un sipario d’autore, un sipario dipinto e per questo elemento artistico esso stesso. La volontà di rinnovare questa tradizione ha spinto gli ideatori del progetto a non esporre semplicemente un’opera di arte contemporanea all’interno di un teatro, ma a rendere nuovamente oggetto artistico uno degli elementi portanti del teatro stesso, il sipario, appunto. Tutto nasce più o meno casualmente – ma si sa, niente in fondo avviene per caso – dalle conversazioni tra Claudio Bertini e Massimo Gramigni (proprietari del Teatro Tenda, ora Obihall e promotori dell’Associazione Amici della Contemporaneità Teatrale) con il gallerista fiorentino Santo Ficara. Dalla galleria Santo Ficara provengono infatti i primi tre artisti coinvolti, Aldo Mondino (1938 – 2005), Carla Accardi (Trapani, 1924), Getulio Alviani (Udine, 1939) e il curatore Marco Meneguzzo. L’idea alla base era quindi invitare gli artisti della contemporaneità a cimentarsi in un’opera desueta: la creazione di un sipario. A partire dal 2005 sono stati realizzati vari progetti raccolti ora nella mostra Palcoscenico verticale, che sarà ospitata all’interno del Teatro Obihall di Firenze dal prossimo 24 luglio fino al 9 settembre, e inserita nel programma dell’Estate Fiorentina.

Tutto iniziò nel 2005 quando Aldo Mondino portò in scena il primo sipario, Applausi: opera eloquente con tante mani “battenti” e una scritta sovrastante che ribadisce il titolo dell’opera. Seguì Carla Accardi nel 2007 con il suo Sipario Rossooro, dove la simmetria quasi psichedelica del colore rosso è in perfetta linea con le opere avanguardistiche che hanno segnato la carriera di questa artista. Nel 2010 è la volta di Getulio Alviani con Permutabile Negativopositivo, in cui la classica opposizione nero/bianco ci conduce in una dimensione di movimentato stand-by. L’ultimo artista, Mimmo Paladino (Paduli, Benevento, 1948), è stato invece coinvolto da Lucio Dalla, che fu protagonista di un suo lungometraggio nel 2006. Il suo contributo risale al gennaio scorso, in occasione del concerto della Bandabardò, quando fu portato in scena Attori: un sipario composto da pannelli di rame, con volti tribali effigiati al loro interno.

I quattro sipari formeranno una sorta di quadrilatero, come a coinvolgere lo spettatore in un sistema di rimandi, di aperture e chiusure, dove inizio e fine resteranno quasi indefiniti. Nucleo del tutto sarà il rapporto di interconnessione tra arte visiva e musica e, per questo, saranno proposti dallo Schermo dell’Arte documentari video sul rapporto tra questi artisti e l’arte musicale con  protagonisti del calibro di Franco Battiato. Sempre su questo connubio sono incentrate le due installazioni che affiancheranno i sipari: il lavoro di Carla Accardi Superficie in ceramica, dove ad ogni passo si accompagna un’elaborazione sonora creata da Gianna Nannini; l’opera di Getulio Alviani Mi meraviglio di me, nella quale l’artista, sempre in collaborazione con la Nannini, si interroga sul rapporto tra forma e suono, materia e astrazione. Per finire, il contributo fotografico sarà invece di Maria Mulas, che esporrà anche alcuni ritratti degli artisti stessi, creando un ulteriore intreccio tra forme d’arte, tra artefici e modelli.

«Si apra il sipario», quindi, per riscoprire la dimensione onnicomprensiva della teatralità artistica.

Alessandra de Bianchi

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