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26

Luca Alinari | Vivo Quadri Vivi

Author // Redazione
Posted in // ARTE, NEWS

Per tutti coloro che fossero a volte rimasti intimoriti dalla violenza espressiva dell’arte contemporanea, o che semplicemente avvertissero l’esigenza di esorcizzare le angosce continue del quotidiano deliziando occhi e anima, un viaggio nel sogno firmato Luca Alinari in un percorso che vi farà riscoprire il potere salvifico della pittura e dei suoi colori.

 

Avvicinarsi ad un quadro di Luca Alinari (Firenze, 1943) è un’esperienza che definirei a tratti fuorviante: se da un lato l’osservatore meno colto può sentirsi quasi interdetto dinanzi ai soggetti e alle tecniche tanto sfacciatamente fanciullesche, come allo spiccato uso di squisiti colori pop, sminuendone il valore, dall’altro il critico più esigente potrebbe rischiare di vederci una volontà di astrazione e trascendenza talmente esasperata da rasentare l’assurdo, scambiando per schierata polemica contro la realtà empirica, quella che vuol essere semplice rilettura in chiave onirica della stessa, molto più costruttiva di quanto non si possa pensare. E infatti Alinari, da fine letterato e amatore delle arti a trecentosessanta gradi, è uno di quei pochi artisti in grado di giocare con il pubblico molto meglio di quanto non possiamo renderci conto, a prescindere dal nostro nutrito o meno bagaglio di nozioni artistiche conclamate. Fornisce elementi per evadere, e al tempo stesso dispensa strumenti per riflettere, servendosi della logica ancestrale tipica delle fiabe, primo e forse migliore strumento educativo in assoluto. Si prende bonariamente gioco di noi, come un padre premuroso, al fine di innescare digressione e riflessione al tempo stesso, confondendole e confondendoci in modo impeccabile.

Nel ciclo dei famosi paesaggi degli anni 90, scene alla Antoine de Saint-Exupèry, ribaltate non-prospettive metafisiche, atmosfere surrealiste condite da sgargianti colori espressionisti, portano la mente a volare in territori edonistici e cullarsi nel piacere visivo di una benefica e curativa fuga dalla quotidianità. Esattamente come da bambino ascoltando il racconto di una favola, l’osservatore riesce allora a percepire con rinnovata chiarezza le incongruenze e i meccanismi perversi del reale, scevro di sovrastrutture superflue che gli impediscano di essere ricettivo, e rassicurato dalla disarmante semplicità di situazioni estremizzate al punto da diventare elementari e immediate. Ma non si può dire che l’artista si sia limitato solo a questo. Perchè la sua continua voglia di sperimentazione si è spinta ben oltre il surrealismo Neodada degli esordi con il secondo ciclo di dipinti in mostra, tra cui i “Quadri Rossi” e il Classico Apparente”, una produzione in cui Alinari omaggia la tradizione dedicandosi ad un lavoro sulla figurazione e sulla grande pittura classica, alla stregua degli illustri maestri che lo hanno preceduto, dai Fiamminghi a Bronzino. Uno studio di volti e figure umane dal tratto posato e delicato, quasi grafico, intrisi di un sensuale alone di mistero e toccante espressività, suggestione del passato reinterpretata con personalità attraverso le immancabili cornici fantastiche che fanno da sfondo, in pastose resine colorate applicate a faesite. Come accade anche nell’ultimo ciclo di opere esposte, assolutamente inedito, dedicato al tema dei fiori. Le nature morte del Seicento, o anche quelle del Realismo Magico negli anni Trenta, sono solo tanti dei possibili rimandi. Ma andando oltre i preconcetti nozionistici, impossibile non cogliere come quei vasi plastici e cristallini incarnino alla perfezione il senso dell’emblematico titolo della mostra, “Vivo Quadri Vivi”. E nella candida purezza delle cose inanimate, c’è in realtà molta più vita di quanto non si possa respirare nella vacua complessità di quelle animate, di noi tutti, radicati in una latente condizione di morte dei sensi cui solo la fantasia oramai può supplire.

Sarah Venturini

 

 

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