Frank Horvat | Promenade à Carrara
“Promenade à Carrara” di Frank Horvat
Fotografia o indagine della forma portata alle estreme conseguenze? Un dialogo tra masse e geometrie colte da uno dei massimi fotografi del secolo. Lo scatto che diventa una pura pausa di luce.
La Galleria Susanna Orlando di Pietrasanta presenta sabato 23 giugno “Promenade à Carrara”, mostra personale dedicata ad uno dei grandi protagonisti della fotografia, Frank Horvat (1928).
Venticinque le immagini, per la prima volta esposte in Italia e scattate nell’aprile del 2011, che delineano la ricerca di uno sguardo indagatore e da sempre curioso sperimentatore dei paradossi della luce.
Tutto ebbe origine da una passeggiata, ci suggerisce il titolo, tra le Alpi Apuane e Pietrasanta, per entrare nel luogo di culto di artisti e scultori: le Cave di Marmo di Carrara. Questo, lo scenario scelto da Horvat, per confrontare i limiti della sua macchina fotografica con la massima luminosità, riflessa dall’imponente vastità del bianco della pietra, irrorata dal sole.
La montagna sventrata offre una visione surreale di sé, destandosi forma naturale, violata nel suo ordine casuale dalla netta geometria della roccia tagliata dai macchinari, dove si respira l’acre odore della polvere di marmo al posto di quello dell’umido terriccio. Nei quadri fotografici del maestro di scuola Magnum diventa centrale la rappresentazione della staticità concreta, della solidità della roccia, fatta di linee verticali e orizzontali, in cui si innesca una frattura, determinata dall’inserimento di elementi in movimento, dati dalle curve di nudi corpi femminili in pose dinamiche. Tali estremi in opposizione generano un richiamo semantico nella scala evolutiva, quasi a sottolineare l’esistenza di una linea di congiunzione rotta, ma presente, tra materia grezza prima, e forma compiuta poi.
La ricerca morfologica che confluisce in questi due momenti di tensione rappresentativa, stimola l’indagine estetica a trovare una regola esplicativa in un fuori campo, in cui stavolta é il soggetto agente e non l’oggetto rappresentato a diventare elemento significante. Ecco messa a fuoco la figura dello scultore, l’artista demiurgo, che colto nei laboratori di Pietrasanta, mette in atto la trasformazione della materia informe sino ad estrarne la forma di donna, candida cariatide immortale. La realizzazione di questo processo torna al niveau fotografico, che segue in parallelo lo stesso lento e graduale concepimento artistico, costituito da pause, riflessioni e decisioni sul percorso da seguire, per ottenere il ritratto della luce più evocativa, realizzata attraverso una tecnica fotografica a colori, mescolata ad un sapiente lavoro di post-produzione, che danno luogo ad un ironico gioco tra sogno e realtà. Il progetto di Horvat si inserisce nella fase più recente dell’autore, in cui la plasticità “smart” del digitale, ormai d’obbligo, non perde il timbro delle venature, caratteristica della pellicola, che dona personalità all’immagine, sconfinando talvolta in impressioni dal sapore grafico.
Il set, abilmente studiato, esprime l’esperienza centrale della carriera di Horvat, come fotografo di moda che dagli anni ’60 lo ha visto collaborare con Elle, Jardin de mode, Vogue e Harper’s Bazaar. L’inquadratura ravvicinata fa venire in mente, invece, una delle caratteristiche tecniche, attribuite al grande Robert Capa, intercettando una possibile influenza estetica su Frank. L’equilibrio finale delle tensioni tra gli elementi messi a fuoco nei quadri di Horvat ci fanno pensare all’altro grande fondatore della Magnum Photos Agency, Henri Cartier Bresson, per cui:“Fotografare: è porre sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore.” Frank Horvat fu, infatti, membro attivo dell’agenzia Magnum tra il 1958 e il 1961, per la difesa del diritto di autore e della serietà nel testimoniare gli accadimenti nel mondo.
di Ilaria D’Adamio
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