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Uno Sguardo Italiano

Author // Redazione
Posted in // ARTE, NEWS

UNO SGUARDO ITALIANO

a cura di Elio Grazioli

Frittelli Arte Contemporanea, Firenze

26 maggio – 28 luglio 2012

 

…non una storia ordinata bensì una costellazione che restituisce la sensibilità e le preoccupazioni, gli intenti e gli atteggiamenti. Per noi l’identità di un eventuale “sguardo italiano” trapela così, trasversalmente, mentre il gioco dei rimandi, del montaggio, degli accostamenti, svolge la complessità degli argomenti. (Elio Grazioli)

 

“Uno” non nel senso di unico, bensì, più propriamente, di “uno tra molti”, tra diverse, variegate possibilità e, al tempo stesso, “uno sguardo italiano” perché riesce a trovare una comunanza nell’eterogeneità e tra le differenti singolarità.

Al centro di questo sguardo, come ben espresso dal curatore Elio Grazioli, sta la trasversalità intesa in una doppia valenza: da un lato, come percorso attraverso i differenti artisti, le varie personalità; dall’altro, come visione obliqua, appunto trasversale, che è lateralità, ribaltamento, sfocatura, particolarità e universalità insieme.

La selezione di artisti presentata, per la prima volta, negli spazi della galleria Frittelli Arte Contemporanea di Firenze, la quale si apre alla fotografia proprio con questa collettiva, ha origine da un numero speciale della rivista di cultura italiana contemporanea “Cartaditalia”, dell’Istituto Italiano di Cultura “Carlo Maurilio Lerici” di Stoccolma. Si tratta, secondo Grazioli, della materializzazione e dell’effettivo dialogo, incontro visivo tra i vari autori, ma anche tra questi ultimi ed il pubblico, l’osservatore: “ci sono due persone in ogni foto: il fotografo e l’osservatore”, diceva Adams.

L’allestimento stesso punta a mettere in luce tale colloquio: un grande cancello rosso, la discesa e l’accesso ampio agli spazi bianchi della galleria, la quale propone i tredici artisti in successione e specularmente, con significativi richiami visivi, in una costellazione di voci che non per forza deve procedere secondo una linea ordinata.

Uno spaccato dell’attuale situazione della fotografia italiana, capace di mostrare al tempo stesso la pluralità di esiti e la comunanza di sguardo ed approccio e che aiuta a comprendere quei caratteri propri di una linea italiana della fotografia, la quale è, per Grazioli, trasversale e composta di individualità, costituzionalmente non omogenea e lineare: è “la ‘poetica’ dei singoli artisti, a noi sembra, quello che li rende originali e irriducibili, e ciò che in ogni caso vogliamo più evidenziare. Del resto è sempre essa a farceli chiamare ‘artisti’ ancor prima che ‘fotografi’ al di là di qualsiasi scelta linguistica o formale”.

Una ribellione di questi stessi autori a quel senso di appartenenza ed alle classificazioni arbitrarie che in realtà è sempre stata presente, storicamente: da Giacomelli a Ugo Mulas, da Paolo Gioli a Dondero, fino ad un Luigi Ghirri o un Paolo Roversi, solo per citare qualche nome.

Ecco dunque che la selezione, partendo da due autori più “navigati” come Carlo Fei e Marina Ballo Charmet, i quali spostano la loro visione sull’accentramento il primo e, all’opposto, sullo sguardo periferico e la lateralità l’altra, si accostano a cascata tutti gli altri: Nunzio Battaglia, il quale prosegue in modo del tutto originale quel filone nuovo della fotografia di paesaggio, sfocandolo; Marco Signorini, che ricerca una sospensione nel tempo e nello spazio; Armin Linke, che punta invece sulla limpidezza dello sguardo e sulla messa a fuoco. Si prosegue poi con Fabio Sandri, il quale lavora in modo scultoreo con la luce; Paola Di Bello e Alessandra Spranzi che sono affascinate dall’enigma e dalla Metafisica, ognuna in un modo proprio; Davide Bramante che si concentra sulla sovrapposizione e sulla visione multipla; fino a Giorgio Barrera, Stefano Graziani, Simone Schiesari e Moira Ricci, quest’ultima presentando brani di video inquadrati come fotografie in movimento. Ognuno è allora il tassello di un mosaico variegato e plurale, la lettera di un lessico  fatto di parole, ma anche lo spazio bianco che le separa e, al tempo stesso, contiene ed unisce.

Martina Marolda

 

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