mag
29

Virginia Lopez | Ephemeros

Author // Redazione
Posted in // ARTE, NEWS

VIRGINIA LOPEZ | EPHEMEROS

a cura di Fabrizia Bettazzi

Galleria LATO, Prato

Dal 14 aprile al 12 maggio 2012

 

Ancora una volta lo spazio ibrido e suggestivo di LATO apre le sue porte all’arte contemporanea, ospitando le note poetiche ed eterne della natura pulsante, intima di Virginia Lopez, vera e propria esperienza sensoriale e sognante che procede per manifestazioni e si snoda in un percorso archetipico.

“(…) e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, misteriose esistenze, la cui vita, accanto alla nostra che svanisce, perdura” (Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta). Riprendendo le parole di Rilke, Virginia Lopez (Gijón, 1975) pone una riflessione diretta ed aperta sul tempo, sulla transitorietà e la provvisorietà, la deperibilità della nostra esistenza a confronto con l’opera d’arte e, conseguentemente, sulla stessa capacità di afferrare e fermare il fluire inarrestabile del tempo, delle stagioni. L’installazione Ephemeros, che la Lopez porta a LATO e che recentemente aveva presentato alla Eletto Galerie di Berna, si compone di diversi momenti successivi e quasi ciclici nella loro alternanza che riflette quella ritmica delle stagioni così come di una vita.

La natura intima, privata indagata dall’artista consiste in una raccolta minuziosa di elementi primordiali: terra, acqua, piante, tracce umane e fossili, tutti collezionati dalla Lopez con la precisione e l’attenzione di un palombaro, in modo da conferire ad ogni reperto quel valore e quella preziosità che lo rende unico, quasi sacro nel suo essere.

L’universo personale che viene svelato ai nostri occhi, nelle stanze della ex tintoria di Piazza San Marco, non è altro che la commistione tra un deposito di memorie segrete e la piattaforma di lancio ed espressione di quei sogni, quei desideri più reconditi che ciascuno si porta dentro in attesa di realizzazione. “Nei lavori proposti per LATO”, afferma la curatrice Fabrizia Bettazzi, “il percorso si snoda in quadri/ambienti, habitat dello spazio e della mente che possiamo attraversare: … arte che ci accoglie, ingresso a fantasticherie. Rêverie alla portata di tutti. Basta voler attraversare la porta custode dei ricordi, che tiene intorno a sé la terra (madre), l’acqua (che sostenta) e gli affetti indistruttibili di bambini e madri fermati per sempre da un attimo fotografico che li ha consacrati”.

Dopo l’ingresso nella galleria infatti, l’anta frontale di una porta accoglie il visitatore segnando l’inizio del percorso espositivo che, porta dopo porta, si snoda in un susseguirsi di esperienze ed immagini per approdare al giardino zen centrale, una vasca rettangolare colma di acqua densa e ferma, silente, nella quale galleggiano dischi di cera e piante con figure ed ombre in trasparenza, vere e proprie ninfee di un’umanità richiamata o meglio rievocata in silenzio.

I materiali che Virginia Lopez adotta sono essi stessi custodi del tempo: la cera liquida, forse il medium prediletto per la sua organicità ed il suo esser duttile, plasmabile e soggetto a costanti trasformazioni, così come l’antico metodo dell’impressione fotografica, rappresentano allora una riflessione puntuale sull’opera d’arte e sulla memoria.

Piante e fiori diventano presenze embrionali “plasmate nella deperibilità della cera, duttile e che si piega ad accogliere in sé l’immagine in un equilibrio che può essere transitorio e precario”, custodite gelosamente in campane di vetro o immerse in liquidi da studio scientifico fluorescenti. La selezione del reale operata dalla Lopez è dunque capace di cristallizzare un momento e rendere quell’attimo di sospensione che allude all’immortalità. Anche le foglie sparse a terra sono ricoperte di cera, come le fotografie che riproducono sagome e parti umane: “ultimo atto di una presenza vitale, quasi un ricordo”; un’azione che, sempre secondo Fabrizia Bettazzi, “procede per rivelazioni del quotidiano: ogni soggetto sembra tornare a nuova vita, il gesto artistico lo richiama potentemente all’adesso che stiamo vivendo”.

 

Martina Marolda

 

Tags // , , , , , , , , , ,

Trackback from your site.

Leave a comment

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: