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The Rum Diary – Cronache di una passione

Author // Redazione
Posted in // CINEMA

Hunter S. Thompson è l’inventore del “giornalismo gonzo”, nel quale l’autore, pur cercando dirimanere oggettivo, di solito si sofferma di più sullo stile, descrivendo sensazioni, sentimenti eumori, che sui fatti. “The Rum Diary” è il film tratto dal suo omonimo romanzo fino a poco fainedito, ritrovato da Johnny Depp, amico intimo del giornalista. L’attore ha voluto fortemente larealizzazione di questo film, tanto che ne è anche divenuto il produttore. Anche “Paura e delirio a Las Vegas”, sempre con Depp, era un film tratto da un romanzo di Thompson, ma se vi aspettate di trovarci la stessa inquietante intensità e geniale follia, rimarrete delusi. Quello che manca al film infatti è proprio l’incisività. La struttura narrativa del film è debole nonostante l’ambientazione mozzafiato, la fotografia che privilegia la luce naturale, alcune scene particolarmente riuscite e divertenti, la convincente prova di Depp che abbandona le solite eccessive smorfie e mossette per uno stile di recitazione basato sulla mimica facciale e la gestualità e la bravura del resto del cast. Forse la scelta di affidare la regia a Bruce Robinson, lontano dalla macchina da presa da ben vent’anni, non è stata troppo azzeccata.Lo stile del regista infatti risulta troppo classico mentre l’andamento risulta eccessivamentelento e discontinuo. Il racconto si perde in una serie di sottotrame che non riescono a supportare adeguatamente la storia del protagonista. Paul Kemp, giornalista di talento ma troppo dedito all’alcool, arriva a Porto Rico nel 1960. Assunto dal disastrato giornale locale si ritroverà però coinvolto dall’imprenditore Senderson, che lo assolda per sponsorizzare il cambiamento dell’isola da paradiso incontaminato a oasi capitalistica per bianchi. Dopo l’iniziale riluttanza, Kemp sceglie il “bene” e scopre il suo personale stile giornalistico. È proprio la seconda parte però a risentire di un calo di scrittura. Se l’inizio infatti è costruito bene e racconta con un certa dose di assurdità e ironia le vicende alcoliche e bizzarre del protagonista e dei suoi nuovi amici, la seconda parte invece si concentra troppo su una visione iconica, idealistica e rassicurante di Kemp lasciando da parte la genesi del un nuovo metodo giornalistico. Un’opera che poteva essere dirompente, in realtà non lascia un segno veramente significativo, priva di forza e di dolente amarezza. Un peccato soprattutto per lo sforzo profuso daDepp, che dà forse il meglio di sé rispetto alle performance degli ultimi anni.

Francesca Versienti

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