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Simone Ialongo | All’inizio del tempo

Author // Redazione
Posted in // ARTE

Simone Ialongo, All’inizio del tempo

Museo e Istituto fiorentino di preistoria “Paolo Graziosi”

A cura di Lorenzo Bruni

Dal 6 aprile al 1 giugno 2012

 

Perdere la scientificità e riscoprire la spiritualità attraverso un viaggio nell’arcaico e nelle ritualità preistoriche

Un’indagine sulla spiritualità dell’uomo analizzata a partire dalle sue radici, dalla preistoria, costringendoci a fare un passo indietro rispetto alle nostre abitudini e convenzioni costituitesi in secoli di evoluzione.

Nelle sue opere Simone Ialongo (Latina, 1977) ci ha spesso abituato ad un viaggio all’interno della sua vicenda umana, come ci ricordano le ultime due opere in mostra, il video “Quasi per ignem” ed il libro “Vita d’artista”, ma questa volta in “All’inizio del tempo” è chiaro un riferirsi all’esperienza della vita, che ci coinvolge tutti. E’ lo stesso Ialongo a definire la via del suo nuovo percorso dicendo: “ho cercato lo spirito come fossi un animale”. Il suo scopo è di semplificare e chiarificare la sua posizione rispetto al concetto di spirito ed alle sue forme e declinazioni ed il percorso ascensionale che l’esposizione costringe a fare sembra avere un corrispettivo nei pensieri dell’autore.

L’artista, paleontologo mancato, ha unito due differenti cicli di opere nati appositamente in relazione al luogo di esposizione, paralleli rispetto al loro rapporto con la preistoria, ma molto distanti per fini e risultati. Le prime opere che si incontrano raccontano la perdita della scientificità, e la conquista di nuovo rapporto con una materia tanto amata: collages su carta e su tavola di legno dialogano con la struttura museali, fingendosi tavole informative, impreziosite da pietre preziose tagliate a cabochon o inserti in oro cesellato, a segnalare la presenza di un reperto. Al secondo piano invece, introdotte precedentemente solo da alcune tracce, occupano lo spazio una serie di manufatti: sonagli, conchiglie ed amuleti che si confondono con quelli esposti nelle vetrine poiché similmente legati ad una ritualità ancestrale, quasi in un sofisticato saggio di archeologia sperimentale. A dominare lo spazio è “Il calendario degli oranti”, un cerchio magico di piccole statuette di terra cotta, modellate sulla foggia di una statuetta neolitica, propedeutiche allo studio sulla spiritualità, poiché suggeriscono un atteggiamento preciso nei confronti di questa materia. Suggestioni queste che ritornano nell’opera che idealmente chiude questo percorso, “I quattro elementi”, in cui Ialongo sembra avvicinarsi definitivamente alla spiritualità primitiva anelata dagli altri oggetti creati: egli infatti è ritratto con gli occhi chiusi e connotato con diversi oggetti che rimandano ai quattro elementi naturali. La fotografia fronteggia “Manto della palude”, un mantello composto dalle infiorescenze di diverse piante fluviali: è qui che si compie il viaggio dell’artista, diventato ora sciamano e legato al ritmo della natura, alle sue regole di morte e rinascenza ed a ciò che costituisce la vita.

 

Serena Tinchero

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