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Lars Von Trier tra Esibizionismo e Genialità. Gli anni del Dogma

Author // Redazione
Posted in // CINEMA

Inutile nasconderlo, il pluripremiato regista danese Lars Von Trier ha sempre posseduto, durante la sua lunghissima carriera cinematografica, una duplice personalità. Idee geniali e malsane assieme ad un fare esibizionista e contraddittorio che tende al parossismo l’hanno sempre e notevolmente contraddistinto dai registi della sua generazione. Un esempio su tutti è ormai rimasto nella storia della settima arte: durante l’ultimo Festival del Cinema di Cannes, il regista attirò su di sé l’attenzione della critica e televisione mondiale, affermando di “solidarizzare con Hitler ed il suo operato durante la Seconda Guerra Mondiale” o sostenendo ironicamente “che lo Stato di Israele fosse un dito nel culo”. E capitò anche sedici anni fa, quando nel 1995, al Teatro Odeon di Parigi, durante un convegno su Il Cinema verso il suo secondo secolo di Vita (dopo essersi alzato in piedi e alla fine di un lungo e dissacratorio discorso contro i movimenti cinematografici più importanti e rivoluzionari del secolo), elencò per la prima volta un decalogo di regole che si sarebbero dovute seguire per girare un lungometraggio. Dopo il tradimento dei movimenti cinematografici degli anni ’60 sempre più borghesi, era necessario un Ritorno all’Essenziale. Fu quel giorno che si sentì parlare per la prima volta del Dogma 95, sottoscritto dallo stesso Von Trier e dall’amico regista Thomas Vinterberg e definito come un “necessario voto di castità per ridare vigore al cinema del futuro”.

Queste sono alcune delle leggi fondamentali:
- Le riprese del film devono essere effettuate on location
- Il sonoro non può essere prodotto separatamente dalle immagini
- La macchina da presa deve essere sempre manovrata a mano
- Il film si deve svolgere nel presente
- Il film deve essere 1,37:1 e in 35mm
- Nei titoli non deve comparire il nome del regista

Del Dogma 95 non se ne parlò per tre anni fino all’uscita di Idioti, sperimentale e drammatica opera del regista; e Festen di Vinterberg, vincitore del Premio della Giuria a Cannes nel ’98. Da lì in poi furono centinaia i film girati seguendo le leggi del Dogma, ma solamente trentacinque sono rintracciabili ed acquistabili sul mercato. Ancora oggi Von Trier è indubbiamente uno dei più validi e poliedrici registi del presente. Melancholia, ultimo film del regista, ha vinto l’Oscar Europeo ‘11 e Kirsten Dunst il premio come Miglior Interpretazione Femminile a Cannes. Dopotutto non è la prima volta che pazzia e genialità vanno a braccetto.

 

Lorenzo Tore

 

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