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Gino Terreni. Un Percorso di Vita e di Arte

Author // Redazione
Posted in // ARTE

Gino Terreni. Un Percorso di Vita e di Arte

Dal 4 al 30 maggio 2012

A cura di Leonardo Giovanni Terreni

Sala esposizioni dell’Accademia delle Arti e del Disegno

Si è inaugurata lo scorso venerdì 4 maggio presso la Sala Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze la mostra Antologica del Maestro Gino Terreni “Un Percorso di Vita e di Arte”.

Un percorso pittorico intriso di vita, un percorso di vita intriso di arte.
La mostra ripercorre attraverso la molteplicità delle opere esposte l’attività di un artista, un maestro di arte e di vita come affettuosamente il figlio Leonardo lo definisce.
Una tranquilla vita contadina, quella da cui Gino Terreni proviene, contraddistingue le opere degli anni 40: la natia Tartaglia, che riflette l’amore per il proprio paese di origine, rappresenta un omaggio alla serenità di campagna che emerge dai covoni di Monet
Una pace e una quotidianità che viene interrotta dall’arrivo della guerra che subito cambia e influenza notevolmente il lavoro dell’artista.
Gino Terreni nel 1943 viene chiamato a combattere per la propria patria.  Non c’è spazio per l’arte, in momenti simili c’è solo terrore e orrore per ciò che circonda l’uomo.

La guerra, evento tragico, non solo ha segnato profondamente il prodotto degli artisti ma anche la loro vita privata. Lo stesso De Chirico in quel periodo è costretto a sfollare a Montespertoli dove entra in contatto con Gino Terreni.

Figlio della resistenza riflette il suo essere partigiano in numerose opere. Una forte espressività resa attraverso bocche spalancate, occhi sgranati e braccia alzate che proseguono in corpi resi rigidi dalla paura, rendono “Lo stupore” un ritratto di terrore e angoscia.

I grandi occhi, i volti spigolosi, la bicromia e la linea essenziale sono i protagonisti delle xilografie degli anni 70, periodo in cui il ricordo degli eventi bellici si fa ancora sentire.
I segni netti e decisi creano corporature cezanniane che sembrano emergere dall’opera tramite la loro matericità.

Ancora nel 2003 i ricordi dei bombardamenti toccano la sensibilità e l’animo dell’artista che rappresenta nuovamente gli orrori bellici sotto i quali però emerge una sottile speranza.
Filo conduttore della mostra diventa così il grande abbraccio consolatorio che cerca di offrire conforto a tutti coloro che come Gino Terreni hanno sopportato e portano tuttora con sè il peso di una guerra.
E allora, i soggetti che sino a questo momento hanno espresso momenti di negatività, si rivolgono ora ad una speranza per il genere umano.
La “Maternità in tempo di guerra” e “L’abbraccio” vogliono esprimere l’una un senso di protezione verso ciò che c’è di più caro, l’altro il senso di conforto per l’inizio di una nuova vita.

Una maggiore inflessione positiva viene resa evidente dal cambiamento della tavolozza cromatica usata dall’artista che ritorna ad attingere a colori vividi come quelli usati nella rievocazione di battaglie storiche.
Un messaggio di armonia tra l’uomo e la natura è ben espresso nella scultura “Il tripudio” del 2009 in cui la natura offre ricongiungimento tra umanità e terra manifestandosi sotto forma di dono all’uomo il quale deve essere in grado di accoglierlo e coltivarlo.

Elisa Frego

 

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