Azra Huskich | Tubismo
Present Art Space, Firenze
11 – 25 maggio 2012
Sommatoria ed accostamento di colpi di tubetto – tondeggianti, magnetici e filamentosi – generano così un originale ‘pointillisme’ sospeso fra traslazione mnemonica, dimensione fiabesca e contenuta astrazione. (Fabio Bianchi)
La matericità prorompente, i colori vivaci, energici ed abbaglianti di Azra Huskich (Zagabria, 1970), descrivono paesaggi interiori sconfinati, conferendo così ai dipinti un vibrante movimento, una dimensione ulteriore ed una plasticità tale da assimilarli più a bassorilievi che a pitture.
Azra si trasferisce in Italia in giovane età, interessandosi particolarmente agli studi calligrafici ed alle pratiche pittoriche antiche, con preferenza per quelle medievali.
Il suo approccio rigoroso e scientifico nella ricerca, orientata verso una semplificazione della materia, la porta a coniare e perfezionare, a partire dal 2005, una tecnica innovativa, che lei stessa stessa definisce “Tubismo”: un neologismo definito da Fabio Bianchi “azzeccato, chiaro nella finalità e nel messaggio, che potrebbe diventare più di una sperimentazione ed essere codificato come sistema”, dunque pienamente corrispondente a questa originale proposta artistica, la quale consiste di fatto nell’applicazione del colore sulla tela direttamente dal tubetto, senza pennello, in grumi tondeggianti e filamentosi, facendo perciò del medium stesso il protagonista reale delle sue composizioni.
Tale utilizzo del colore porta alla formazione precipua delle diverse e tipiche punte ravvicinate e raggrumate, le quali vanno a comporre i vari disegni quasi senza soluzione di continuità, rendendo nuovamente quell’effetto tipico del ‘pointillisme’ francese di fine Ottocento, dove alla scomposizione ed alla frammentazione intima del contenuto corrisponde una ricomposizione retinica dell’essenza formale e figurativa. Ciò che si ha qui di innovativo, è senza dubbio la ricerca di una terza dimensione, a cui si fa riferimento, proiettando la composizione nel e verso lo spazio, mirando così a recuperare un’organicità autentica ed anche estetica delle forme.
Come affermato ancora una volta da Bianchi, Azra Huskich “predilige la solidità da bassorilievo dell’olio fissato sulla tela direttamente dal tubetto ottenendo così composizioni caratterizzate da un’energica e collaborante teoria di punti su fondi neutri”; tutto diviene l’espressione più compiuta e potente di un’arte esplosiva, luminescente, aggettante, del puro colore che si fa corpo e che si concretizza in ampie distese marine o collinari, in foreste, soli e pianeti di un cosmo tutto personale.
I riferimenti più diretti ad un tale uso “fisico” del colore vanno dall’Art Brut a Cobra, anche se qui si presenta una serialità frutto di un’elaborata e lunga sperimentazione che punta a destrutturare e ricomporre i soggetti secondo una cifra stilistica studiata e assodata, la quale è capace con originalità e curiosità di reinterpretare soggetti più tradizionali come vedute di paesaggio, simbologie personali ed oniriche, rileggendoli in una chiave tutta personale e giocosa, se vogliamo.
Martina Marolda
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