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Aldo Spoldi | Camper

Author // Redazione
Posted in // ARTE, NEWS

Aldo Spoldi | Camper

a cura di Renato Barilli

Frittelli Arte Contemporanea

21 – 28 aprile

Un ritorno alla Commedia dell’arte, un gioco narrativo e itinerante, dove l’aspetto ludico predomina. Un viaggio da seguire, all’insegna di un nomadismo artistico.

La galleria Frittelli Arte Contemporanea è una delle tappe del viaggio artistico di Aldo Spoldi (Crema, 1950), curato da Renato Barilli: pannelli colorati si staccano dalle pareti del camper per il quale sono stati creati, e adornano scherzosamente i muri bianchi. Pinocchio, un cavaliere… tante figure fiabesche, tanti personaggi inventati con uno stile teatrale, con quell’artigianalità che unisce l’aspetto concettuale a quel bisogno iconografico che caratterizza spesso l’arte dopo gli anni ’70 del secolo scorso. Piccole sculture antistanti registrano il tutto, e i loro titoli incuriosiscono: si va da La caduta del PostModerno a Il dio fuori, fino ai nomi dei personaggi inventati da Spoldi, il professore Angelo Spettacoli e il fotografo Met Levi. La partenza è avvenuta alla Galleria Tasso/Vigato di Bergamo, per poi passare dall’Accademia di Brera e approdare in Toscana. Un nomadismo dell’arte, che ben si adatta alla nostra contemporaneità – dove si assiste allo spostamento o al dislocamento di interi musei –  riprendendo però tradizioni artistiche popolari, con quel gusto circense, artigiano, da teatro dei burattini. Il senso sta sicuramente nell’aspetto ludico, insieme forse alla volontà di coinvolgere gli spettatori al di là di una singola mostra, per avere un pubblico più vasto, per fare un’arte che non sia solo un’opera, ma un percorso, un viaggio immaginifico, dove la narrazione impreziosisce e correda la visione. Ma c’è anche l’idea di creare qualcosa che possa in un certo senso godere di vita propria, come se Spoldi fosse un Geppetto dei nostri giorni; non a caso, una grande immagine di Pinocchio è stata dipinta su una delle opere-pannello. Ma in Spoldi rivediamo, come segnala Barilli, anche il «fanciullino» di Pascoli, proprio a cento anni dalla morte del poeta, in bilico come un funambolo tra ingenuità e malizia. Un velo di malinconia sembra infatti attraversare queste vivaci figure, in un cenno dello sguardo che si abbassa, appesi a fili precari, con quella mestizia che potrebbe essere il sostrato da cui si innalzano le scene di teatro o del circo. Uno spettacolo utopico, onirico, quindi, ma non così giocoso come può sembrare di primo acchito. La strada è aperta, il cammino è incominciato, a voi la scelta se seguirlo.

Alessandra de Bianchi

 

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