apr
06

Sabrina Impacciatore: E’ stato così

Author // Redazione
Posted in // TEATRO

Sabrina Impacciatore

E’ stato così

regia di Valerio Binasco
Teatro Puccini, Firenze
Dal 4 aprile – al 5 aprile

L’amore uccide. Dal romanzo di Natalia Ginzburg, “E’ stato così” mette in scena la dolorosa confessione di una moglie tradita che ha ucciso il marito.

Fiori. Fiori per terra, il primo appuntamento. Fiori in carta da parati, il sì delle nozze. Un fiore sulla testa, l’ultima carezza da sposa ai sogni d’amore. Quando si alzano le luci, il tinello qualunque di una casa qualunque è già un cimitero. Una moglie ha spento gli occhi del marito con un colpo di pistola. Quegli occhi che per una vita insieme non sono stati per lei, ma per un’altra.
“E’ stato così” risale da quello sparo alla mano che l’ha impugnato. Il monologo, regia di Valerio Binasco, è un adattamento dall’omonimo romanzo del ’47 di Natalia Ginzburg, che racconta di una moglie che per anni sopporta la relazione extraconiugale del marito. Sopporta fino allo stremo dell’umiliazione. Poi, lo uccide. In scena un’intensa e misurata Sabrina Impacciatore.
Arriva a passi contratti dall’affanno assassino e va a sedersi davanti ad un microfono. La confessione deve essere estesa a tutti – e a se stessa – pubblica anche nei sussurrati più intimi. Tiene unite le gambe per le ginocchia. Le mani puntate sulla sedia. Come un corridore pronto allo scatto. Si muoverà però una volta sola, per asciugarsi quelle lacrime che la legge di gravità manda dritte nella voce, riflessa nei mille pezzi del cuore infranto. Il viso stravolto e ingenuo, acceso di trucco dark e labbra rosse, è la mappa del vuoto d’amore graffiato da Sabrina Impacciatore: fatti, luoghi, incontri esplodono sulla riva degli occhi, a valle delle guance.
Incontri di ombre. La luce, sul palco, la divide tra chi è e chi, invece, vorrebbe essere. Come l’altra, Giovanna. L’unica che ha un nome, insieme all’amica Francesca. Non ce l’ha la moglie, non ce l’ha il marito. Li hanno persi quando hanno smarrito quello comune di famiglia.
“Io non lo saprò mai cosa vuole davvero”. L’unione che li ha divisi per quattro anni sembra ricucirsi con la morte della loro bambina. Intravede uno spiraglio nella ricerca continua di sentirsi amata: mettere al mondo una nuova creatura. Ricominciare tutto daccapo. Un desiderio disperato che si infrange contro lo scoglio di un uomo che in lei vede la fotocopia sbiadita della vita che avrebbe (avuto) con Giovanna.
Si chiude la porta di coppia, ma resta aperta quella dello studio, con il cassetto in cui riposa muta la pistola. Riacquisterà la parola nel fuoco del grilletto.
Lo sparo va a strappare il figlio dalla vita che non ha avuto. Un nuovo inizio, che ha in canna la stessa pallottola della fine. E’ stato così, sarà ancora così. Quell’amore non riamato è tutto ciò che le resta.

Matteo Brighenti

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