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06

Christian Fennesz live@ Firenze, 17.02.2012

Author // Redazione
Posted in // MUSICA

Si prospettava più che promettente il secondo appuntamento di International Feel in programma al Marino Marini, e così effettivamente è stato. Da una parte Fennesz, chitarrista austriaco e nome tra i più importanti della scena ambient-glitch degli ultimi quindici anni, dall’altra Walter Ruttman, esponente dell’avanguardia cinematografica tedesca negli anni venti del novecento. La missione è quella di sintetizzare in Berlin: sinfonia di una città immagini e suoni distanti quasi un secolo tra loro. Al di là degli aspetti tecnici, delle discussioni sul montaggio innovativo operato da regista (influenzato dai maestri sovietici Vertov in testa) o sulla strumentazione utilizzata da Fennesz nella sua performance (chitarra elettrica e artiglieria elettronica di vario genere), quello che appare subito fondamentale nello svolgimento della performance è la ricerca di un ritmo comune tra le due componenti. A dettare il passo è la Berlino di Ruttman. Complice l’assenza di una sceneggiatura narrativa, è la città che si prende la ribalta, ripresa mentre osserva e regola la vita dei suoi abitanti nell’arco di un’intera giornata: li guarda  svegliarsi attraverso le vetrine, attraverso gli occhi vuoti dei manichini di un negozio di cappelli. Ne detta le linee di spostamento tra treni in sopraelevata e traffico caotico per poi portarli all’ingresso delle fabbriche, il cuore pulsante di un’economia tedesca ancora in piena fioritura. Fennesz nel frattempo segue fedelmente lo scandire delle ore con i suoi drones a tinte fosche, spezzati dal suono distorto della sua chitarra che nutre il vero saliscendi emotivo della sonorizzazione. Poi quando la giornata finisce, quando le coppie hanno passeggiato a sazietà per le strade del centro e la città chiude i battenti, c’è spazio anche per un racconto diverso. E’ la musica ora a dirigere il senso, a indicare Berlino come una grande madre che concede il meritato riposo ai propri figli. Si accendono le luci della sera, dei night, e ogni svago assume un connotato amorevole: un concerto all’opera vale un balletto di can-can, una partita di hockey è come un incontro di pugilato, e una bisboccia in osteria ha la stessa dignità di una festa di gala. E’ l’ultimo atto. La serata si chiude con gli applausi del pubblico per una performance dall’essenza semplice, giostrata con grande sensibilità. L’ennesima affermazione del talento cristallino di Fennesz.

 

Stefano Gaz

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