feb
13

The Iron Lady

Author // Redazione
Posted in // 16mm, CINEMA, NEWS

Per fortuna che c’è Meryl Streep. Se non ci fosse bisognerebbe inventarla. È solo grazie a lei se “The Iron Lady”, il film su Margareth Thatcher, riesce a reggere e a farsi vedere e apprezzare.

L’idea del biopic è sempre molto pericolosa e questa volta la promettente Phyllida Lloyd (già regista di “Mamma Mia”) si è probabilmente addossata un peso troppo grosso. La figura della “Lady di Ferro”, unica donna a diventare Primo Ministro in Gran Bretagna, è infatti da sempre stata molto controversa; odiata e amata quasi allo stesso tempo, osteggiata, contestata sia durante i dieci anni del suo mandato (dal 1979 al 1990) che adesso per aver immesso nella società occidentale il più sfrenato liberismo, le cui conseguenze sociali stiamo pagando ancora oggi.

La scelta della sceneggiatura, firmata da Abi Morgan (co-autrice di “Shame”), è quella di sorvolare sulla maggior parte della vita politica e pubblica della Thatcher, di accennare solamente alle sue scelte politiche e di soffermarsi prevalentemente sulla dimensione umana e privata della statista.

Lo spettatore si ritrova così di fronte ad una “Maggie” in età avanzata e con evidenti problemi di salute fisica e mentale. Nella sua casa londinese è sorvegliata a vista dalla figlia e dal personale. Sola, come è sempre è stata, tranne che per la sporadica presenza della visione del marito Denis morto anni prima (Jim Broadbent). Attraverso i flashback, l’anziana rievoca alcuni momenti del suo glorioso passato: l’inizio della vita famigliare, le prime esperienze politiche e poi il successo, l’elezione, la vittoria alle Isole Falkland, ma poi il declino, il tradimento, l’abbandono del numero 10 di Downing Street, il ritiro da leader del partito conservatore. Ed è proprio questo il problema più grosso di questo film, l’unico punto di vista infatti è sempre e solo quello della Thatcher, non c’è contradditorio. Nemmeno le incursioni curiose e le punzecchiature del marito servono a creare movimento perché in fondo fuoriescono esse stesse dalla testa dell’ex primo ministro. È la glorificazione di una donna che si è fatta da sola, di una donna indubbiamente forte, decisa e determinata. È la glorificazione della forza di volontà. E l’interpretazione della Streep è in questo senso straordinaria. Un Golden Globe da poco ricevuto e una Nomination agli Oscar che appaiono meritatissimi. Una sovrapposizione che non si basa solo sulla fisicità ma soprattutto sulla “dimensione” morale e interiore della “Iron Lady”. Peccato per il resto, rimane la sensazione di un’occasione di approfondimento persa.

Francesca Versienti

 

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