ROB JOHANNESMA | World-Wielding
a cura di Luigi Fassi e Alberto Salvadori
04 Febbraio- 12 Aprile 2012
Museo Marino Marini, Firenze
Firenze e Bolzano unite all’insegna dell’arte contemporanea, grazie alla mostra di Rob Johannesma, una piccola antologia di opere che fanno della riproduzione fotografica il loro oggetto d’interesse.
Paradossale. Ecco cosa pensava Barthes della fotografia. Unico mezzo in cui possono coesistere due linguaggi, uno connotato, l’altro senza codice, miracolo analogico nello stesso tempo oggettivo e soggettivo. Come può essere?
Rob Johannesma si è posto lo stesso dubbio, dedicando gli ultimi lavori all’esplorazione delle possibilità simboliche e narrative della riproduzione fotografica. Questa mostra, organizzata e ospitata contemporaneamente dal Museo Marini e dall’Ar/Ge Kunst Galerie Museum di Bolzano, vuol rendere lo spettatore partecipe di questa ricerca.
Allestita nella cripta dell’edificio della Fondazione Marini, ex chiesa medievale, la mostra risulta poco esaustiva in merito alla poetica e alle intenzioni dell’artista. Poche opere esposte, soltanto cinque, atmosfera cupa, priva di luce e di respiro, non molto generosa nei confronti di occhi inesperti, che raramente interagiscono con l’arte contemporanea.
Un’installazione video accoglie lo spettatore nella penombra all’ingresso della cripta, forme e colori che risuonano nello spazio, restituiscono un paesaggio
trasfigurato in chiave astratta e simbolica, risultato finale di una riflessione di Johannesma sul tema della natura, allusiva del gioco ambiguo di occultamento e disvelamento insito in ogni immagine.
I lavori più significativi sono senza dubbio quelli in cui la protagonista assoluta è la fotografia. Un grande tavolo accoglie un collage fatto da ritagli di giornale, uno strumento speculativo di investigazione sul patrimonio iconografico della cultura occidentale. Opere d’arte famose, scatti di cronaca celeberrimi, paesaggi storici, le immagini si intrecciano tra loro dando vita ad uno scenario aperto dai molteplici significati e collegamenti.
Poco si avverte dell’universo mediatico globalizzato che Johannesma indaga. Prodotti troppo isolati tra loro per descrivere in modo completo il sofisticato sistema comparativo di lettura delle immagini istituito dall’artista, preoccupato di esaminare la veridicità delle fotografie come evidenza storica, in una società iperaccelerata, in cui tutto viene fagocitato in pochi secondi.
Una mostra frammentaria, destabilizzante, in cui forse si perde quel “codice” che Barthes già imputava come presenza alquanto labile all’interno del contesto fotografico.
Eleonora Ciambellotti
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