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Lucio Pozzi | Ripples/Increspature

Author // Redazione
Posted in // ARTE, DENTRO AL CONTEMPORANEO, NEWS

Action Brick in collaborazione con inner room©, Siena
Dal 27 gennaio al 29 febbraio 2012

Un piccolo e prezioso assaggio della versatile ed intensa arte di Lucio Pozzi. Tra controllo e automatismo, intuizioni e scoperte, “un bel nulla esistenziale, all’interno del quale si può versare, se si vuole, ogni sorta di significato” , in modo libero e legittimo.

Nella storica città di Siena, celebre ormai soprattutto per gli splendidi esempi di arte medievale, persistono tuttavia iniziative e centri di promozione della cultura e dell’arte contemporanea. Interessante la personale di Lucio Pozzi (Milano, 1935), in corso presso l’Associazione Action Brick e realizzata in collaborazione con inner room, come nono appuntamento del ciclo “lo scopo dell’arte”. Nell’intimo e raccolto spazio espositivo si trovano alcuni lavori davvero significativi di Pozzi, artista affermato a livello internazionale, in grado di sperimentare e coinvolgere muovendosi abilmente tra linguaggi e stili diversi. E’ certo un punto chiave da tenere a mente per comprendere la sua arte il Gioco dell’Inventario, una vera e propria griglia, ideata dall’autore nel 1965, una sorta di tavola scientifica che contiene gli elementi necessari (materiali, tecniche, sensazioni) per la realizzazione di un’opera d’arte. Il Gioco non si configura però come un manuale di istruzioni ma evidenzia i diversi momenti del processo creativo, dimostrando le infinite possibilità e combinazioni attraverso le quali ci si può esprimere.
Tra le opere esposte in mostra si ricordano i due Pianeti rossi (2010), pannelli di compensato dipinti di smalto lucido rosso, che presentano, dispersi sulla superficie, due misure di fori con diverse profondità. Se essi possono sempre rappresentare in senso ampio echi di infinite possibilità, è nelle stesse parole dell’artista che si coglie la loro magia narrativa “i pianeti sono spazi vuoti: il loro ritmo è quello di punti nello spazio”. E l’idea di ritmo torna anche nelle quattro opere del gruppo Rag Rug Paintings, dipinti ad olio su tela che, su una base di colore diluito, vedono l’applicazione di nuovo colore a spatola in filari ben allineati di trattini costituiti da una pittura così spessa da simulare, quasi, le tessere di un mosaico. Qui certamente il progetto iniziale dell’opera crea una “situazione”, nella quale si lascia spazio all’intuizione del momento e ampio margine all’imprevedibilità. Un forte impatto straniante è creato poi dal particolare dell’installazione Mass, già presentata per intero a Mantova. Essa è infatti costituita da un vero e proprio accumulo di parti di vecchi manichini punteggiati da interventi pittorici e tatuaggi. Se già di per sé nella recente storia dell’arte il manichino si configura come una “parodia dell’uomo” o come simbolo dell’uomo-automa contemporaneo, adesso si rende anche incarnazione inanimata della fragilità umana, un vero invito a riflettere sulla caducità dell’esistenza e sulla transitorietà della vita.

Cecilia Fontanelli

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