feb
13

L’arte di vincere

Author // Redazione
Posted in // 16mm, CINEMA, NEWS

Il baseball e Brad Pitt: accoppiata (semi) vincente.

Brad Pitt è come il whisky, più invecchia più migliora. Bello, lo è stato sempre. Bravo, forse. Con la maturità la bellezza di solito svanisce ma i suoi occhi azzurri e la sua zazzera bionda continuano a spiccare su muscoli tonici e guizzanti. L’avanzare degli anni tuttavia gli ha portato anche la bravura, o forse è finalmente riuscito ad esprimere al meglio il suo talento artistico. Tant’è che la sua prova attoriale in “L’arte di Vincere” è stata premiata anche con una meritata Nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista.

Seconda prova del regista Bennet Miller (già autore di “Truman Capote – A sangue freddo”), il film, che ha aperto il Torino Film Festival, ha ricevuto altre 5 nomination tra cui Miglior Film e Miglior Sceneggiatura non originale. Nonostante tutto ciò l’opera però funziona solamente a metà.

Incentrato interamente sul baseball, il film risente in Italia proprio di questo fatto. Girato in uno stile molto asettico, con una fotografia curata da Wally Pfister quasi documentaristica, il film infatti fa largo uso di elementi ed espressioni tecniche del gioco americano non sempre assimilabili e comprensibili da un pubblico di non addetti o quantomeno appassionati.

Billy Beane è un ex giocatore di baseball che fa il General Manager degli Oakland Athletics, una squadra che pur militando nella Major League non riesce mai a raggiungere la vittoria finale a causa di un budget ridotto e della perdita annuale dei migliori elementi saccheggiati dalle squadre più ricche. Grazie all’incontro con un giovane laureato in economia, Peter Brand (Jonah Hill), e all’uso di algoritmi e statistiche, Billy assemblerà una formazione vincente usando giocatori di seconda linea. Sulla carta quindi il film, ispirato ad una vera vicenda del 2002, aveva tutte le possibilità per risultare originale e avvincente ma in realtà nulla di ciò accade. Nonostante Pitt dia grande spessore al personaggio principale regalandogli carisma, profondità e numerose sfaccettature, il film si adagia sulla solita parabola americana dell’eroe solitario che sfida i mulini a vento del sistema. Rischiando in prima persona e usando la propria intraprendenza, Billy non riesce mai veramente a mettere in crisi la consolidata prassi delle Major: i grandi 

valori etici e morali e la spinta all’eccellenza soccombono comunque, purtroppo. Marginali e quasi insignificanti infine i ruoli dell’allenatore Howe (Philip Seymour Hoffman) e dell’ex moglie (Robin Wright Penn).

Francesca Versienti

 

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