La Scuola di Montaggio Sovietico
Cinema e Costruttivismo per una nuova Realtà Socialista
Quando nel ‘22 Lenin affermò che l’arte cinematografica sarebbe stata indubbiamente la più adatta per la nuova società che sarebbe nata dalle ceneri della Rivoluzione d’Ottobre, numerosi furono i registi ed intellettuali che decisero di cimentarsi con il nuovo strumento espressivo.
Il Cinema Sovietico poggia le sue fondamenta sul particolare utilizzo del mezzo tecnico. Operazione totalmente differente rispetto ai canoni usuali del cinema classico Hollywoodiano, fin a quel momento di indiscussa superiorità semantica. Lo sperimentalismo effettuato dai registi più significativi di questo periodo non si ferma alla narrazione dei fatti, o all’esposizione della vicenda, bensì basa la sua efficacia sull’uso del montaggio. Un montaggio violento, dinamico e attrattivo per un cinema utilitaristico che svolgesse un evidente rimodellamento psichico sullo spettatore presente alla visione dell’opera. Lo spettatore al tempo stesso diventa il vero e proprio interprete analitico dell’opera alla quale è sottoposto. Ma il campo cinematografico fu tra gli ultimi a svilupparsi: già tra il 1919-’20 poeti, letterati, pittori, registi, compositori misero le loro idee al servizio della nascente realtà nazionale. Un primo risultato di questa ricerca si ottenne nel settore artistico – figurativo grazie allo sviluppo di movimenti come il Suprematismo e il Costruttivismo. Mentre i primi (massimo esponente il pittore Kazimir Malevic) si distinguevano per un approccio puramente astratto e spirituale sulla materia rappresentata nell’opera d’arte; i secondi, riprendendo influenze del cubismo francese e del futurismo italiano si resero protagonisti di un concreto e chiassoso attacco a tutte le tradizionali rappresentazioni. L’artista non era più un visionario ispirato, ma un abile artigiano, che riadattava le sue capacità all’adempimento di uno scopo educativo verso le comunità contadine ed operaie: ceti meno abbienti di fondamentale importanza per la causa bolscevica. Il fine ultimo non era il guadagno, ma l’ideale accostamento ad una “realtà socialista” che potesse riconoscersi con la massa: vero elemento di interesse comune. Parliamo indubbiamente di uno dei più fertili periodi culturali dai tempi dell’Illuminismo francese.
Fino all’arrivo (ahimè) di Iosif Vissarionovič Džugašvili, meglio conosciuto come Stalin.
Lorenzo Tore
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Tags // Cinema Russo, Costruttivismo, Flashback, Lorenzo Tore, Malevic, Scuola di montaggio sovietico, Sergej M. Ejsenstejn, Suprematismo
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Comments (2)
E’ incredibile come l’incredibile insieme delle arti sovietiche sia finito nel dimenticatoio a causa della dominanza della cultura anglo-americana…
Complimenti all’autore per questa interessantissima retrospettiva!
Grazie Mario, sono contento che ti sia piaciuta; ti consiglio di leggere allora anche quella su Pierpaolo Pasolini e sul Cinema delle Origini! Motivi che hanno portato alla dimenticanza dell’enorme cultura avanguardista europea è inoltre (purtroppo) dovuta all’arrivo dei sistemi dittatoriali, più che dominanza anglo-americana direi giusta rivalorizzazione della cultura “emigrata” dopo gli anni ’30!!
Grazie ancora Mario continua a seguirci!