La Neometafisica | GIORGIO DE CHIRICO & ANDY WARHOL
Galleria Frediano Farsetti
Lungarno Guicciardini, Firenze
Dal 14 gennaio al 18 febbraio 2012
“Nei loro dipinti la realtà è scomposta e ricomposta mediante un percorso di ricerca che evidenzia la problematica conoscenza dell’uomo contemporaneo…”
Sul più bel volto di Lungarno si affaccia la Galleria Farsetti, il centro d’arte contemporanea che questo mese mette in mostra due prime donne: Giorgio De Chirico (Volos, 1888 – Roma, 1978) e Andy Warhol (Pittsburgh, 1928 – New York, 1987) l’uno legato alla tradizione artigianale, il “nemico degli alberi e l’amico delle statue”, l’altro al mondo della produzione industriale. Un momento fuggevole della vita, un incontro, accaduto dopo quaranta anni dalla morte di G. De Chirico, fece sì che, un mecenate italo – americano Carlo Bilotti, commissionasse ad Andy Warhol una ventina di opere ispirate alla sua metafisica: De Chirico VS Andy Warhol, la metafisica rivisitata dalla pop art.
Siamo nell’era del niente, dove il tutto perde forma, l’assenza insegna l’essenza di ogni cosa e la realtà favorisce il pensiero come momento d’improvvisa rivelazione: De Chirico conserva il colore in una definita e continua fisicità e Warhol ne traccia il cammino verso il moderno. Elemento distintivo è l’assenza di personaggi umani e quindi solitudine: sono rappresentati manichini, statue, le scene si svolgono al di fuori del tempo, ma le ombre che in De Chirico impersonano attributi narrativi misteriosi, in Warhol raccontano il suo rapporto con l’altro, ilsuo doppio. Ora l’immagine è emozione stessa dell’unione, un legame che non caratterizza un’artista rispetto all’altro, ma è opera diversa dando forma a un palcoscenico moderno e ideale. Si comprende come queste due prospettive diverse aprano un nuovo
corso del lavoro: De Chirco lo ispira, e la sua opera è totalmente avvincente sullo spettatore che non si esaurisce nelle singole tele e, di sotto i suoi manichini, si avverte sempre un vagheggiamento, un amore, un male di nostalgia; eppure questa ricerca non turba mai il sentimento magico e fantasticodell’arte metafisica. Rievocare un’opera d’arte non ha necessariamente lo scopo di esaltare o ripresentare la medesima bellezza, e ciò che compie Warhol è una ricerca continua di ordine e disordine delle immagini in una “serie” di immagini e di colori, mentre le linee si chinano verso fughe diverse come in un vivace gioco di opposti. Esalta il fitto intersecarsi dei piani, le figure non sono mai definite e forse non saranno mai definitive, ma di sicuro poeticamente produce opere dal segno forte e netto di originalità. “Non è forse la vita, una serie d’immagini che cambiano solo nel modo di ripetersi?” (A. Warhol).
Gabriella Di Tanno
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Comments (2)
Non per una ragione affettiva ma trovo che questo articolo sia scritto davvero bene… in esso è racchiuso il talento di due maestri dell’arte unito al talento per l’arte di chi la scritto.
Se posso permettermi, io credo che gli articoli di i.OVO e non solo questo siano sempre particolarmente curati e attenti, in quanto lavoriamo con serietà ed entusiasmo, ma cosa ancora più importante, ci divertiamo: quest’ultimo aspetto in modo speciale credo che sia la chiave di tutto.