feb
15

Intervista a Zoè Gruni

Author // Redazione
Posted in // OLTRE LO SPECCHIO

La città degli angeli come luogo d’incontro, dal quale sono nate riflessioni circa l’identità del territorio percepita da due artisti migranti. Una cornice a stelle e strisce dove approfondire l’opera di Zoè Gruni, abitata da eterogenei mutanti mutaforma squisitamente ambigui nella loro fisicità…

Carlo Marcucci: É un piacere incontrarti Zoè. Come te, anch’io sono un artista e non un esperto critico d’arte, quindi le mie domande appariranno più come un ritratto della mia curiosità. Chiedo ai lettori scusa in anticipo… So che abbiamo un paio di amici in comune nel mondo dell’arte Italiana. Curiosamente arrivi poco dopo un altro gruppo di artisti Italiani di Napoli con cui ho in corso uno scambio culturale con la Art 1307. Ho notato di recente un’ondata d’interesse da parte di artisti Italiani verso il mondo dell’arte di Los Angeles.Questo interesse per la California sembra una cosa recente, di solito gli artisti Italiani si sono sempre rivolti verso New York. Quindi ti chiedo come mai ti trovi qui a Los Angeles?

Zoè Gruni: Per quanto mi riguarda, la scelta di venire a Los Angeles è stata in parte voluta e in parte casuale, sicuramente una scelta artistica ma anche pratica e legata alla mia vita personale. Sia io che il mio compagno desideravamo da tempo provare a vivere e lavorare all’estero. Avevamo ipotizzato varie mete adatte al lavoro di entrambi, poi lui ha iniziato una collaborazione a Los Angeles. Abbiamo un supporto economico che ci permette di vivere negli Stati Uniti e questo ha rappresentato per me un’ottima opportunità per portare il mio lavoro in California.

C.M.: É curioso, abbiamo un po’ la stessa storia. Io sono arrivato a Los Angeles a causa della prematura morte del padre della mia futura moglie. !oi abitavamo ad Atlanta e lei dovette tornare a casa per stare vicino alla famiglia. Io la seguii per amore ed eccomi qua. In ogni modo Los Angeles è stata una buona scelta artistica, anche se una scelta emotiva. Poiché sono residente da tanti anni, sono curioso di sapere delle tue prime impressioni di questa città. So che ti trovi a irvine ma giri molto e spesso intorno Los Angeles e avrai visto molte gallerie, musei e incontrato molti artisti. Cosa ti ha colpito di più?

Z.G.: Questo primo periodo in California è stato per me una continua esplorazione. Vivendo nella Orange County, quindi a metà strada fra le due città, ho avuto la possibilità di esplorare sia Los Angeles sia San Diego, realtà diverse ma entrambe molto interessanti. Trovo che Los Angeles sia una città complessa e intrigante, un luogo da scoprire a poco a poco perché composto da tante anime. Ho visitato molte mostre in musei, spazi d’arte e gallerie scoprendo un ambiente artistico molto prolifico e sperimentale. Ho conosciuto molti artisti e ho goduto della semplicità con cui si possono intessere relazioni sociali. La cosa che più mi ha colpito è la disinvoltura con cui gli artisti prendono in considerazione qualsiasi tipo di tecnica e materiale per esprimere un’idea e si misurano in modo spontaneo con il senso estetico.

C.M.: É vero che la Orange County e Los Angeles sono mondi completamente diversi. Non solo sono politicamente opposti, ma nello stile di vita sono assai diversi. Orange County è una comunità recente, ancora abbastanza omogenea e periferica mentre Los Angeles è una città più vecchia, un agglomerato di tante piccole cittadine legate in una contea. É una città che ha sempre attratto ribelli, solitari e gente in cerca di una nuova identità… Parlami un po’ delle tue opere. Il tuo lavoro  si rivolge sempre intorno al soggetto del corpo umano. Ho notato che alcune performances sono presentate a un pubblico dal vivo come Carmen (2008) ma altre come Metacorpo (2009), sembrano essere state create per il video, perché l’immagine del torso è edita in maniera che lo spettatore non veda l’intera scena. Le tue opere sono in parte teatrali, ma includono scultura, fotografia e video. Ho trovato Carmen molto divertente e mi ricorda un po’ il teatro del. gruppo svizzero Mummenschanz, dove movimento del corpo e scultura si fondono in una struttura vivente. Noto che anche in Carmen c’è un punto di vista ottimale da cui osservare la prestazione.

Z.G.: Spesso, durante la costruzione delle mie immagini, mi capita di prediligere un punto di vista rispetto all’altro. M’interessa ricercare un’ambiguità delle forme, così, per ottenere la metamorfosi del corpo, non amo ritoccare l’immagine ma preferisco fare modifiche direttamente sul corpo o sulla scultura e al momento della “messa in scena”. Trovo che sia molto interessante cogliere il corpo in atteggiamento spontaneo così da notare tensioni muscolari, senso di fatica o disagio. Come lo studio attorno a questa sorta di “doppia pelle”, anche la ricerca del set è una parte importante del lavoro…

C.M.: Vorrei sapere se le tue presentazioni dal vivo sono le opere principali del complesso artistico, o se ogni performance è solo un frammento equo di un’idea che viene presentata in varie forme mediali. La ragione per cui chiedo questo è perché c’è sempre un fattore pratico ed economico da tener conto. Ogni tua prestazione è temporanea, unica e non vista dal grande pubblico. Ciò che rimane di ogni prestazione è un video, una scultura, un disegno e una foto. Presumo che questi “ricordi” sono poi le opere finali con cui riesci a raggiungere i tuoi collezionisti. Trovo molto interessante come oggi una foto o un video può vivere in eterno su Internet e raggiungere milioni di persone in qualsiasi parte del mondo. L’evento principale diventa quasi secondario perché viene visto da pochi.

Z.G.: La multimedialità nel mio lavoro nasce dall’esigenza di raccontare da vari punti di vista e non uno soltanto, data la presenza attiva del corpo nell’opera. Dunque i diversi mezzi servono, in altrettante fasi, a dire la stessa cosa. Il disegno come idea, la scultura come matrice, la performance come azione e di conseguenza il video come strumento di documentazione e la fotografia come immagine finita. I miei collezionisti acquistano prevalentemente disegni e fotografie ovvero il prodotto iniziale e finale del mio processo artistico ma talvolta mi capita di vendere anche sculture e video.

C.M.: Avrei tante domande, ma devo limitarmi… comunque credo che avrò l’opportunità

di vedere le tue opere dal vivo qui a Los Angeles. Mi dicono che esporrai in una mostra collettiva. Vuoi darci dei dettagli?

Z.G.: Ho in programma una mostra presso L.A. ArtCore per novembre 2012. Si tratta di una mostra fotografica in cui esporrò il mio lavoro insieme a quello di altre due artiste. La mia ricerca emerge  da stratificazioni della memoria personale e collettiva e nutre un forte interesse per l’aspetto umano e antropologico, perciò, penso che questa sarà un’ottima possibilità per confrontarmi con altri artisti che come me, ma in un diverso contesto socio-culturale, si misurano con il fare artistico.

 

Carlo Marcucci è artista, vive e lavora a Los Angeles.

Zoè Gruni è nata a Pistoia nel 1982, vive e lavora fra Pistoia e Los Angeles.

 

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