feb
27

Intervista a Giancarlo Cauteruccio

Author // Redazione
Posted in // TEATRO

“ Ho bisogno sempre di cogliere l’HIC et NUNC. Non riesco a disciplinarmi, sono nato sperimentatore e tale rimarrò”.

Giancarlo Cauteruccio

Cosi si racconta Giancarlo Caute

ru

ccio (Marano Marchesato, Cosenza, 1956), regista – scenografo – attore, la cui vita artistica è segnata da una ricerca personale sull’incertezza, una fabbrica del vuoto che vuole darsi come pieno, cercando, sin dall’inizio, di portare “dentro il teatro” un continu

o

desiderio di conoscenza che lo accompagna verso nuove forme di linguaggio.

Il “suo teatro” non è come tutti gli  

altri: si affaccia alle porte di Firenze come Rivoluzione che vuole essere Arte stessa del cambiamento, dove tutto si scontra, si confronta, trova armonia, restituendo attraverso le voci, il corpo e nei gesti, quella complessità di motivazioni che è tipica del suo lavoro.

“OA” è la nuova sfida che il maestro p

orta in scena, acronimo di Opera e Azione, di spazio e tempo, che può e deve materializzarsi, dove la danza, la musica, la parola, il te

atro richiede un rapporto concreto. Perciò non più chiusura in una singola disciplina, ma è la conseguenza di un nuovo sguardo alle arti come potenziali espressivi per una forma di “Teatro possibile

”. Non lavori teatrali bensì inni alla creatività.

Il sipario si apre su una scena priva di drammaturgie letterarie scritte, un tentativo ricco di contaminazioni artistiche, dove l’opera d’arte dell’artista diventa drammaturgia vera e propria: la scena ora perde la sua identità in favore della narrazione, un laboratorio d’idee, d’intuizioni, una Poesia del corpo che comunica nuovi ritmi, altri suoni, nel quale tutto si armonizza su un fondale di disordine che cerca l’equilibrio nella depurazione della narrazione. Immagina uno scavo nella realtà attuale per rivedere le cose, scoprirle e raccontarle, mediante un dominio sempre più sicuro dei suoi mezzi; nuove situazioni-limite da analizzare per cogliere aspirazioni e bisogni autentici.

E così, davanti a questa “crisi”, Giancarlo Cauteruccio fa sentire la sua voce:

Ho bisogno di mettere in crisi, oppormi a questa forma di narrazione nella quale non credo più. Non a caso, non chiamiamo artisti a realizzare una scenografia per il teatro, ma è il teatro che accoglie l’opera d’arte e da questa si fa guidare per la messa in scena. Vogliamo creare delle puntate che abbiano un filo conduttore, ma ogni volta aprono a una problematica del teatro. L’opera di Alfredo Pirri è dedicata alla PAROLA, perché è l’opera che suggerisce la parola, così come l’opera di Enrico Castellani suggerisce il TEMPO e quindi l’azione del corpo, la danza. Jannis Kounellis mi conduce al CANTO come forma primigenia, una ricerca di equilibrio fra Caos e Cosmo; Loris Cecchini stimola al lavoro con la LUCE, che è un aspetto inevitabile per Krypton, per finire con Cristina Volpi, con la quale affronto lo scardinamento della sovrastruttura del corpo in relazione con la musica.

Il teatro è vita, è il luogo dell’esistenza. Poi c’è un teatro che quest’aspetto lo dimentica, si trincera dietro i suoi velluti: è finito il tempo di tenere l’arte nei recinti, deve frantumare le barriere”.

 

Giancarlo Cauteruccio è direttore artistico del Teatro Studio di Scandicci, in provincia di Firenze, dal 1992. Vive e lavora a Firenze.

Gabriella Di Tanno è critica teatrale, lavora e vive a Firenze.

 

Tags // , , , , , , ,

Trackback from your site.

  • Facebook
  • WordPress

Leave a comment

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: