feb
12

Hugo Cabret

Author // Redazione
Posted in // 16mm, CINEMA, NEWS

Una lacrima scende e scorre lungo la guancia. Quella è la lacrima del cinefilo, del cinefilo vero che ama. Se fai parte di quei pazzi adoranti ai quali al cinema ogni tanto “scappa” l’emozione, quella lacrima scorrerà nel vedere “Hugo Cabret”.

 

Già, perché l’ultimo film del maestro Martin Scorsese è un omaggio alla Settima Arte e alle sue nobili e “fantastiche” origini.

Proprio per questo alcune piccole pecche di quest’opera, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo illustrato di Brian Selznick, si possono perdonare. Il ritmo eccessivamente lento in alcuni punti, una narrazione che non decolla e risulta troppo (auto)compiaciuta e una retorica troppo confezionata passano in secondo piano davanti ad una costruzione visiva eccezionale, un 3D sorprendente e un’atmosfera magica e fiabesca.

Il grande Dante Ferretti, con un budget notevole, ha infatti confezionato un impianto scenografico entusiasmante. Un grande parco giochi dei ricordi dove le memorie di un passato glorioso ed i fasti del presente si intrecciano in un meccanismo perfetto, in una Parigi accennata ma drammaticamente bella e suggestiva.

Il piccolo orfano Hugo Cabret vive nascosto nella stazione ferroviaria di Montparnasse. Dopo la morte del padre (Jude Law), si occupa di mantenere funzionanti gli orologi della stazione. Si mantiene rubacchiando ed evitando di farsi prendere dal poliziotto di stazione (Sacha Baron Cohen). Cerca in tutti i modi di far rivivere un misterioso automa, unico ricordo che lo lega ancora al padre, e per farlo, ruba pezzi di ricambio e attrezzi dalla bottega di un burbero e scontroso giocattolaio. Il ragazzino diventa amico della figlia adottiva del vecchio signore e con lei riesce e rimettere in funzione il vecchio automa cominciando a scoprire così la misteriosa origine del cinema di fantasia e del suo genio dimenticato, George Melies (un sempre convincente Ben Kingsley).

Un lavoro speciale, fatto con amore. Un film che nasce per famiglie ma che forse ben si adatta solamente ai veri e autentici amanti del cinema. Un penetrante odore di celluloide, uno sfavillante scintillio di pellicola. Amore puro, quello di Scorsese e quello che fuoriesce da questo film.

Francesca Versienti

 

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