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02

Flashback | Pasolini tra sacralità e pittura

Author // Redazione
Posted in // CINEMA, NEWS

 

L’inquadratura secondo l’iconografia cristiana

Fin dalle prime opere di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 – Roma, 1975) è evidente la passione e l’amore verso l’arte figurativa. Numerose sono le opere al cui interno è costante il riferimento tecnico e figurativo alle correnti pittoriche del 1300 italiano; in particolar modo per la corrente Manierista e Giottesca. Riprese dal basso verso l’alto per esaltare le eroiche gesta di ragazzi qualunque; movimenti di macchina ridotti al minimo e l’amore per il decadente paesaggio periferico romano fungono da componenti fondamentali per il “pro filmico”. Lo spazio studiato alla perfezione tra personaggi, luci ed ombre. La sacralità di ogni sguardo o di un gesto sono amplificate fino al raggiungimento di una coscienza metalinguistica: il cinema si fa pittura e i protagonisti si fanno componenti del quadro; il paesaggio diventa sfondo e le luci diventano solamente fascinose linee di colore inscritte (o descritte) del pittore – regista. Pasolini vive in questo mondo, l’ha sempre sognato, amato ed odiato. Un mondo nel quale era cresciuto e che aveva sempre criticato. Pasolini viveva in ogni inquadratura del suo film; il montaggio era la sua vita cosi come ogni frammento dell’opera simboleggiava una parte importante della sua esistenza. Il complesso lavoro sul materiale narrativo, sulla composizione della messa in scena lasciano intendere che si abbia a che fare con un regista fortemente cristiano. La sacralità di alcune inquadrature, il rimando alla pittura medioevale, la vicinanza alla tecnica di Drayer, esteta per eccellenza; non possono non essere simboli di un’opera dalle fondamenta religiose. Ebbene, l’aspetto sacrale dell’opera pasoliniana, si ferma alla stessa messa in scena cinematografica. Quello che non ha nulla a che fare con la sacralità sono i veri contenuti del film; l’aspetto formale dell’opera. Di sconcertante attualità e drammatica valenza storica.
Ogni volta, quindi, che si decide di riprendere in mano un’opera di Pasolini non si può non rimanere affascinati, sconcertati, turbati o perplessi. La moderna vicinanza a tematiche di interesse socio – culturale hanno contribuito a formare la figura di un intellettuale avanguardista e contraddittorio. Opere nelle quali ci si può riconoscere anche se odiate e colpevolizzate ma dalle quali non ci si può mettere in salvo. Se la politica e la società, al giorno d’oggi è quel che è, in particolar modo lo si deve al fatto di non aver ascoltato le previsioni del poliedrico Artista veneto. Ma questa, in fin dei conti, è tutta un’altra storia.

Lorenzo Tore

 

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