Christian Höhn: Megacities
San Gallo Art Station, Firenze
Fino al 16 febbraio 2012
Alla Sangallo Art Station di Firenze è ormai di scena da alcuni mesi la suggestiva mostra del fotografo Christian Höhn: una raccolta di una trentina di vedute racchiuse in enormi lightbox di grande impatto visivo ed emotivo.
Sono scatti affascinanti e temibili insieme: le città invisibili che, nell’opera di Calvino, Marco Polo descriveva a Kublai Khan, sembrano essersi materializzate in tutta la loro stupefacente bellezza. Ma questa non è finzione! Sono città autentiche, che esistono e sono ritratte in tutta la loro inumana grandezza e nelle sproporzionate dimensioni che le caratterizzano sia in altezza che in larghezza.
Megacities è il nome della mostra e Christian Höhn (Bayreuth, 1968) ne è l’autore che stampa le foto di queste città immense e “non a misura d’uomo” su dimensioni gigantesche (m 2×1,5) per permettere di apprezzare la nitidezza delle immagini, la perfezione stilistica che le caratterizza. Questo non deve stupire: il fotografo è infatti tedesco e già nei secoli passati i grandi autori fiamminghi avevano abituato i propri estimatori al gusto per i dettagli, alla precisione, ai piacevoli effetti di luce allora indagati con sorprendente perizia, oggi, qui, perfettamente restituiti o, in un certo qual modo, piacevolmente evidenziati dal processo Diasec di stampa retroilluminata.
Le foto digitalizzate e rielaborate offrono uno spaccato della realtà urbanistica moderna, dei suoi eccessi, delle sue incredibili potenzialità: ci trasportano, o verrebbe da dire ci “teletrasportano”, in un mondo del futuro, asettico nella sua algida bellezza, trionfale per la sua imponenza. È il mondo
del XXI Secolo qui descritto con la tecnica della contemporaneità, quella utilizzata, addirittura abusata, da noi tutti quotidianamente, ma qui potenziata e utilizzata magistralmente in modo da ottenere dei risultati veramente mozzafiato.
La città da sempre teatro della vita politica e di relazione dell’uomo è qui idealizzata, resa al meglio in un processo di apoteosi che l’uomo moderno sembra portare continuamente avanti espandendone i confini anche in altezza: grattacieli che talora si innalzano maestosi verso un cielo mosso da nubi in corsa come le frenetiche megalopoli in cui viviamo, oppure altrove si stagliano silenziosi e inerti, come convitati di pietra, descrivendo la skyline del quotidiano. Queste costruzioni altissime, fatte di vetro e cemento, sono le protagoniste delle immagini di Höhen: erano i “mostri” con cui, provenendo dal Vecchio Continente, emigranti e letterati viaggiatori degli anni ’30 si fronteggiavano al loro arrivo in America, sono ora divenuti elementi che contraddistinguono il progresso della società contemporanea e sembrano qui dita puntate a indicare le tappe successive, quelle verso le quali noi tutti stiamo camminando. Se il vedutismo settecentesco è stato il punto di partenza di questo studio, l’arrivo potrebbe essere il futuro.
Serena Bedini
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