feb
23

Castello di Ama

Author // Redazione
Posted in // FOOD

Dove vino e arte sono due facce della stessa medaglia

Nel comune di Gaiole, in provincia di Siena, a 500 metri sul livello del mare, si trova un piccolo borgo di antichissime origini incastonato in una vera e propria scenografia a cielo aperto tra filari di vigneti, olivi e boschi: il borgo di Ama. Nel 1972 quattro famiglie romane, innamorate di questo luogo magico, decidono di far nascere qui la loro azienda (attualmente di 250 ettari circa, dei quali 90 coltivati a vigneto e 40 a ulivo) facendone, con gli anni, uno dei centri d’eccellenza del Chianti Classico e del vino italiano nel mondo. Nel 1982 la gestione dell’azienda viene affidata a Marco Pallanti, agronomo ed enologo fiorentino che partendo dalla profonda conoscenza e valorizzazione del territorio rinnova il concetto di Chianti trovando nuove forme di coltivazione e maturazione delle uve. Da allora sia per l’azienda che per i suoi prodotti si sono susseguiti premi e riconoscimenti di altissimo prestigio a conferma dell’eccellenza e dell’altissimo livello raggiunto. Nel 2000, per iniziativa di Marco Pallanti e di sua moglie Lorenza Sebasti, nasce “Castello di Ama per l’Arte Contemporanea” in collaborazione con Galleria Continua di San Gimignano e il contributo degli Artisti che qui hanno deciso di esporre in modo permanente le proprie opere d’arte. L’idea alla base del progetto è il legame fortemente simbolico ed allo stesso tempo imprescindibile che lega Vino ed Arte, tra territorio che dona il nettare di-vino e l’uomo che alla natura può e deve, a suo modo, restituire.

Camilla Innocenti: Ama è il fiore all’occhiello delle aziende vinicole italiane soprattutto per l’altissima qualità che vi distingue. Vorrei però indagare con voi il rapporto che lega questa realtà produttiva a questo meraviglioso borgo dell’arte. Vino e arte possono essere entrambi considerati come frutti di artigianalità, manufatti, dunque prodotti unici nel loro genere, prodotti di eccellenza. Può essere questo, forse, il filrouge che qui ad Ama trova la sua più sublime declinazione?

Marco Pallanti: Vino e Arte in Chianti si declinano prima di tutto nel loro stesso Territorio. Tutto qui in Chianti è già scritto. Io lavoro come su uno spartito, come un direttore d’orchestra che dirige i suoi musicisti nell’esecuzione personale di un brano. Produco vino in un territorio che ha sempre fatto questo. Il mio lavoro di enologo mi impone in primo luogo il mantenimento di questo territorio. La vigna, frutto di un laboriosa sinergia tra lavoro di ricerca e frutti della generosa terra, miscela tecnica e natura, è anima del luogo che la plasma. Vino prodotto dell’uva ma anche storia del paesaggio che lo ha formato. La sua bontà ci parla con forza del territorio che lo ha prodotto.

C.I: Un’operazione culturale a tutti gli effetti, dunque.

M.P: Soffriamo di un immobilismo culturale legato all’idea del troppo bello e buono. Nella migliore delle ipotesi siamo abituati a restaurare. Noi abbiamo pensato invece di lasciare una traccia nel nostro territorio attraverso l’arte. Il territorio va fertilizzato altrimenti si secca. Siamo abituati a prendere a piene mani quello che la terra ci offre ma restituire è una necessità etica che perpetua nel tempo la sua bellezza.

C.I: Allora quale è l’approccio per capire questa liaison arte-vino?

M.P: Non essere scettici, né irrisori. Essere pazienti. Bisogna capire che dietro ad un’opera d’arte come ad un bicchiere di vino c’è sempre dell’altro. Fondamentale è inoltre il concetto di Tempo, oggi sempre più precipitoso al contrario del tempo necessario a definire qualcosa di buono e di bello, l’arte che è destinata a lasciare una traccia. Il territorio viene segnato da qualcosa che è destinato a rimanere ed essere giudicato anche dopo di noi. L’idea è quella di dar voce al Genius Loci attraverso l’Arte dopo che le colline di Ama avevano già dato prova di essere Terroir ideale per il vino ossia, nell’un caso come nell’altro, avere la capacità di accendere l’animo dell’Uomo a esprimersi in maniera unica ed originale. Da qui la decisione di volere solo opere in situ e di conseguenza non alienabili e non trasportabili, affinché si leghino permanentemente a questo luogo, diventando esse stesse territorio. Ama, per me, è stata una scoperta. L’imperativo del verbo degli innamorati che lascia una traccia indelebile nel ricordo di questo luogo. L’incontro inaspettato con una natura rigogliosa e maestosa, con una terra che è madre di frutti e allo stesso tempo ospite delle opere d’arte che in lei e solo qui decidono di mettere radici. L’incontro con gli odori pungenti e aromatici delle cantine che ricordano l’antica tradizione e la storia secolare del nostro paese e infine la scoperta di due persone uniche, Lorenza e Marco, non solo innovatori e produttori, sperimentatori e grandi imprenditori ma anche e soprattutto persone di enorme cultura, amore e umiltà. Il loro lavoro non si esaurisce  nella produzione del vino, che c’è e rimane, ovviamente, ma si estende alla concezione del vino come prodotto culturale, bene storico che si innalza al concetto di arte quando sorpassa i limiti temporali per arrivare all’anima di chi lo degusta. Consiglio veramente di andare a fare una passeggiata in questo luogo magico, di visitare l’antico borgo, le sorprendenti installazioni e fare una ricca degustazione con i prodotti dell’azienda per capire di più uno spaccato di quella realtà italiana che rappresenta la storia del nostro paese, la nostra migliore tradizione, il nostro punto d’eccellenza che si rinnova pur rimanendo fedele alle secolari tradizioni.

 

PER APPROFONDIRE

http://arte.castellodiama.com/collezione.php

 

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