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Arte Fiera Art First 2012 | Bologna

Author // Redazione
Posted in // NEWS

Il mercato va avanti nonostante tutto.

E la notte si fa bianca nel capoluogo emiliano.

Arte per tutti, almeno questo si auspica.

Come per ogni fenomeno socio-economico che perdura in questi tempi durissimi, viene da chiedersi quale sia la sua ragion d’essere. La connaturata e inevitabile mercificazione dell’arte, che si perpetua e istituzionalizza nei sistemi fieristici, si presenta ancora una volta ai nostri occhi e chissà quanto riesca veramente a coinvolgere e a penetrare l’immaginario di tutti noi, addetti ai lavori e non. L’Italia crolla, eppure c’è ancora una nicchia di cittadini, i cosiddetti collezionisti, che compra arte, investe sulle opere, con maggiore attenzione verso la contemporaneità piuttosto che nei confronti dei gran

di classici della modernità, come si apprende dalle indagini di mercato. E poi c’è tutto quel popolo di curiosi, che si aggira fra le varie proposte culturali, probabilmente caratterizzato ancora da un interesse puro, un “interesse disinteressato”. L’arte va avanti e con essa i luoghi adibiti alla sua esposizione e al suo commercio: di questo bisogna prendere semplicemente atto, forse senza porsi neanche troppe domande sostanziali. In questa realtà, che è la nostra realtà, Arte Fiera Art First a Bologna rimane sicuramente uno degli eventi imperdibili, tra i più seguiti e conclamati, anche per la sua aura, oramai, di tradizione. Siamo infatti giunti all’edizione numero 36. Dal 2004 la direttrice è Silvia Evangelisti e da sette anni la fiera ha deciso di espandersi e di rompere le barriere con la città, trasformando Bologna in una mostra d’arte a cielo aperto. Con Bologna Art First, all’insegna di «A bordo del cuore d’oro» (nome ripreso dall’astronave di Guida Galattica per Autostoppisti) e sotto la direzione di Julia Draganovich, l’arte diviene «OFF» e invade tutta la città, con una serie di eventi che dureranno fino al 26 febbraio. La notte del 28 gennaio è stata inoltre interamente dedicata al lato outside con Art White Night e chiunque, non solo quelli del settore, ha potuto visitare svariati luoghi dedicati all’arte: gallerie, negozi, musei… gratuitamente offerti al popolo della notte; fra tutti spiccava Palazzo Pepoli, della Fondazione Carisbo, riaperto per l’occasione con il nuovo museo, alquanto campanilista, sulla storia di Bologna. Una miriade di eventi collaterali, quindi, difficili da seguire in toto.

Ma veniamo ai vecchi padiglioni: al numero 16, con le sue opere storicizzate, e ai numero 21 e 22, con le loro nuove proposte accanto ai classici della modernità. Tante defezioni, numero ridotto di gallerie, che comunque rimangono 150, cosa che, a detta dei galleristi stessi, rende i visitatori meno sparpagliati e più portati, quasi paradossalmente, a comprare. Buona presenza delle gallerie toscane – molto belle le opere di Valerio Berruti (Alba CN 1977) presentate da Marcorossi arte contemporanea, che ha sede a Milano e a Pietrasanta (LU) – e ovviamente delle autoctone; numerose e interessanti anche le venete – tra le quali spicca Studio La Città di Verona, con la poetica installazione di lignee barchette ad opera di Jacob Hashimoto (Greeley, Colorado, USA 1973) e curiosamente intitolata Armada (1999-2011) – che non sfigurano di fronte al troneggiare delle milanesi; curiosa presenza di non poche gallerie parigine, a scapito, forse, degli storici rivali tedeschi; non molte le gallerie del centro Italia, pochissime le romane e ancora meno quelle del Sud.

Ecco l’arte oggi: dai capannoni futuribili e ben allestiti, fino ai portici e a quei mattoncini rossi di una delle città più signorili d’Italia, nella speranza che il reale coinvolgimento segua la buona organizzazione.

Alessandra de Bianchi

 

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