Alessandro Gambetti | Rivelazioni
Sala Rosa, Università degli Studi di Siena, Siena
dal 9 al 29 febbraio 2012
Nell’ambito del ciclo espositivo 7 sull’altare a cura di Fabio Canestri, un percorso visuale chesi snoda nello spazio e nel tempo, restituendo sostanza, dando forma alla nuova sfida che laSala Rosa propone per il nuovo anno: Dal caos al cosmo, dalla rottura all’ordine.
Dopo i colori e le composizioni de L’essenziale è invisibile agli occhi di Laura Combs, la Sala Rosadell’Università degli Studi di Siena ci propone una nuova personale, quella di Alessandro Gambetti, classe 1959, il quale con Rivelazioni porta in scena un’umanità sdoppiata in una serie di dipintielaborati al computer: un mix originale ed insolito che ha la capacità rara di fondere armonicamentela fluidità ed il calore pittorico con la rigidità, la freddezza del computer.Come moderne statue sacre, brani di figure umane emergono dalle tele in un gioco ottico edillusionistico perfetto ed in un accenno di cinetismo che rende i corpi reali e pulsanti, checonferisce respiro ai tratti tanto da fare assomigliare questi nudi ad icone di una sacralità laica tuttacontemporanea, a moderne cariatidi o Nike della quotidianità che si calano perfettamente sugli altaridella navata centrale e dei transetti della chiesa sconsacrata senese, oggi sala di studio che fa partedel Sistema Bibliotecario dell’Ateneo.L’autentica interpretazione di Gambetti è influenzata dalla recente scoperta dei linguaggi dellacomputer grafica, tanto da rendere i suoi lavori vere e proprie “fotopitture digitali”, “rielaborazionigrafiche” che slittano dal figurativo all’astratto, dall’allegoria alla deformazione iconica,combinando reminiscenze rinascimentali con linguaggi contemporanei che molto devono a Ernst,Magritte e Warhol, in una carrellata di istantanee rielaborate con grande libertà. È lo stesso FrancoCampoli a sostenere, nel testo critico che accompagna la mostra, che “l’artista ama affidarsi arielaborare graficamente soggetti già appartenenti al suo retaggio culturale, realizzando una seriedi opere che rappresentano la figura umana che, attraverso lo studio della percezione visiva, hannola particolarità principale di essere viste in tre dimensioni, come uno stereogramma”, ovveroun’immagine bidimensionale capace di arrivare ad una visione tridimensionale della stessa, graziead una sequenza ripetuta più volte e sfruttando il meccanismo binoculare dell’uomo.Come sottolineato da Silvia Giannassi, coordinatrice del progetto insieme a Lavinia Montanini,l’unicità del luogo, una sala di lettura, si esprime e trova il suo stesso significato nel muto dialogoche intercorre tra ciascun fruitore e le opere, nell’incontro silenzioso degli occhi con la materia. Atale proposito, Fabio Canestri, ideatore del ciclo che in questo spazio suggestivo prende vita, ricordache “l’idea di ospitare mostre di arte contemporanea nella sala di lettura è nata poiché le sale dilettura, le biblioteche diventano sempre più ponti di incontro diversificati, non più soltanto saleriservate, bensì momenti in cui le persone parlano, le idee circolano e tra le idee esistono anchequelle non scritte, per esempio la pittura”.
Martina Marolda
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