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La talpa

Author // Redazione
Posted in // 16mm, CINEMA, NEWS

Elegante, minimalista, raffinato. “La Talpa”, tratto dal romanzo del 1974 di John le Carré, è uno spy story vecchio stile dove sospetti, intrighi, inganni e rivelazioni fanno da padroni.

Lontano anni luce dalle storie di spie a cui siamo stati abituati negli ultimi anni, questo film firmato dal regista svedese Tomas Alfredson, gioca sulle atmosfere, sulle pause, sui silenzi e sulle attese. Assenti le scene d’azione, volutamente latitanti la violenza, il sangue e il sesso esplicito.
Presentato in concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, il film è finalmente giunto anche nelle sale italiane.
Londra 1973. In piena “Guerra Fredda”, l’ex vice capo dei servizi britannici George Smiley (Gary Oldman) viene espulso dall’MI6 insieme al capo Control (John Hurt), dopo una missione finita male in Ungheria. L’agente però viene nuovamente ingaggiato in segreto dal sottosegretario del governo per snidare una talpa filosovietica che sembra essersi annidata direttamente ai vertici del Circus. Aiutato dall’agente Peter Guillam (Benedict Cumberbatch), Smiley restringe il campo ai quattro capi dell’intelligence inglese: Percy Alleline ( Toby Jones), Bill Haydon (Colin Firth), Toby Esterhase (David Dencik) e Roy Bland (Ciaràn Hinds). A tutti i sospettati viene dato un nome in codice, rispettivamente: Tinker, lo stagnaio, Taylor, il sarto, Poor Man, il povero e Soldier, il soldato.
Tralasciando il fatto che la maggior parte del cast sembra direttamente preso dai titoli di coda della saga di Harry Potter, il valore aggiunto di quest’opera è proprio l’interpretazione straordinaria di tutti i protagonisti. Primo fra tutti un Gary Oldman, finalmente calato nei panni di un personaggio adatto alla sua età e alle sue capacità:  ieratico, malinconico e solitario. Perfetto.
La regia e il montaggio si contraddistinguono per l’essenzialità e la pulizia: pochi i movimenti di camera, belli i primi piani resi emozionanti dalle espressioni degli attori e molti i flashback che però non disturbano l’andamento e l’economia della storia. Lunghi i piani sequenza ma assolutamente adatti a questo tipo di narrazione non “gridata”, calma e ricca di parlato.
Incantevole la ricostruzione degli anni ’70 grazie alla meravigliosa fotografia che rende volutamente un’atmosfera fumosa e squallida, e alle scenografie di scena, assolutamente impeccabili nei dettagli dell’epoca. Un film ricco, romantico e di spessore.

Francesca Versienti

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