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Shame: quando l’estetica diventa poetica

Author // Redazione
Posted in // CINEMA, NEWS

Shame. Vergogna. Lo “scandaloso” film che parla di sessodipendenza. Lo scandalo è solo negli occhi di chi guarda perché la verità è che questo secondo lungometraggio dell’inglese Steve McQueen, è un film sull’estetica del visibile. Un film poetico.

Presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, è finalmente giunto anche nelle timorate sale italiane.
Sì, in questo film si vede del sesso. Sì, questo film è vietato ai minori di 14 anni. Ma tutta la sua tenebrosa oscenità finisce qui perché la bellezza delle immagini (e dei suoni) supera qualsiasi ostacolo di natura morale, per fortuna completamente assente nelle intenzioni del regista.
La trama è semplice forse al limite del banale ma l’intensità della narrazione sta tutta nella superba regia e nell’incredibile interpretazione del geniale Michael Fassbender, Coppa Volpi a Venezia per la miglior interpretazione maschile.
Brandon è un newyorkese di successo ma è assolutamente dipendente dal sesso. Seduce ogni donna che incontra, si concede avventure ogni notte, vede e compra sesso su internet quasi ininterrottamente. Persino durante il giorno riesce a ritagliarsi un’autostimolazione fugace nel bagno dell’ufficio. Questa vita compulsiva però diventa la sua gabbia, la sua prigione. L’arrivo inaspettato della sorella Sissy (Carey Mulligan), cantante e donna problematica e scapestrata, mette in crisi i suoi ritmi serrati e le sue giornate scandite dal sesso, costringendolo ad affrontare il suo problema e il suo vuoto interiore.
Sempre in bilico tra grazia ed orrore, lo stile di questo film regala forti emozioni e lascia senza fiato gli spettatori nonostante si segua ininterrottamente il protagonista in ogni attimo, anche il più intimo, della sua vita quotidiana. Il montaggio sonoro accostato ad una fotografia “smilza”, cupa e fredda fanno di questo lavoro un’opera toccante. La freddezza e la particolare durezza iniziale del film e delle sue immagini si sciolgono infatti per mezzo delle lacrime del protagonista concedendo allo spettatore una profonda riflessione sulle proprie manie e le proprie pulsioni.

Francesca Versienti

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