nov
17

MARTINELLI, IL FREDDO E LA BIENNALE VENETA

Author // Redazione
Posted in // IL RAGAZZO DI BOTTEGA

i.OVO - Arte e cultura contemporanea -Martinelli1Fa freddo, oggi. E fa freddo qua, stamani. Pure il sole, che inorgoglisce i filari dei vigneti, sembra buttare freddo. E qua — qua a San Polo in Chianti, ancora provincia di Firenze — il focolare sembra mangiare la legna come se fosse stuzzicadenti. Il caldo dura poco, è scostante. E Andrea Martinelli, bontà sua, sembra neppure accorgersene. Di sicuro quando Giovanni Testori, uno che di critica ci capiva eccome, si accorse di lui non era per il fisico: magari nel 1993 — quando aveva 18 anni — manco ci pensava al caldo o al freddo. Eppure fu in quell’anno di grazia che l’intellettuale milanese lo segnala al resto del mondo dopo aver visto le grandi carte dipinte, dal titolo «Senescenze».

Sembra non dare peso al mondo che lo circonda e al caldo che manca. Ma è solo un’illusione. La riprova sta nel suo curriculum. A distanza di anni, le sue esperienze artistiche — se messe in fila — possono essere paragonate a quelle di un intero battaglione di un esercito prussiano. Da quelle partui, insomma, palla lunga e pedalare. Giusto per dare un’idea: se nel 1998 alla Quadriennale di Roma consegue il premio, poi acquistato dalla Camera dei Deputati, nel 2011 è presente alla Biennale di Venezia e, con una mostra personale, al Centro Pecci di Milano.

Dice di essere un disegnatore. E parla, parla molto. Alternando silenzi, virando improvvisamente nei ricordi della sua Prato (dove è nato) per poi scappare subito dopo. Parla, polemizzando e precisando. Parla per comunicare con una perfezione quasi maniacale, la stessa perfezione che lo porta a dipingere sui quadri volti che sembrano fotografie. «È quello che adesso cerco. Magari questa è una fase», risponde per controbattere a chi — come chi scrive — lo punzecchia sostenendo che la sua arte può apparire fredda.

Maniacale nei particolari, sui lavori di una certa misura — si parla di almeno un metro di altezza — Martinelli ci lavora almeno un anno (se va bene). Parte da bozzetti, disegni, schizzi, studi preparatori. Alla fine arriva al quadro, che sia una carta telata o una tela. Ed è nel silenzio che dipinge. Già, perché Martinelli non parla e basta. Ascolta, e ascolta anche molto. Valuta, soppesa, quasi dovesse tarare l’interlocutore per metterlo nel suo quadro. Si diverte a conoscerlo, a studiarlo per farsene un’immagine mentale. «Dipingo solo persone che conosco, anziani soprattutto. Solo una volta ho fatto un ritratto da una foto», spiega.

Quella volta fu per i Beretta, quelli che vendono le pistole. Fu uno strappo alla regola, sostiene. Volevano un quadro del capostipite: lui glielo fece. Morale della storia, per chi ancora non l’avesse capito: non è un’arte per tasche povere, la sua.

Però è bravo, roba da restare basiti. Soprattutto quando ti mette davanti i suoi lavori. C’è una figura che è una figura, ma che sei pure tu che lo guardi. È una cosa strana, questa. Sembra di vedere un personaggio del film di Pupi Avati, ma anche un attore di quelle pellicole simili a «I soliti ignoti» e perfino il vecchietto che abita dietro casa tua. Ci vedi tutto questo e ci vedi te stesso, quando diventerai vecchio e le rughe sembreranno onde di un mare che sembra congelato dalla lava del tempo. Fateci caso: sono giovani, i vecchi che Martinelli dipinge. Nell’anziano esce, di prepotenza, il ragazzaccio che si cela dietro quel volto. Magari è un ragazzaccio che, da piccolino, tirava con la fionda alle lucertole. O magari è il dispettoso che scherniva i compagni o quello che andava a nascondersi per il timore di uno sguardo al femminile.

Di lui — di Martinelli, si intende — si sono occupati il gotha della critica. Quella seria e che fa la differenza, tanto per capirci: Giovanni Raboni, Luca Doninelli, Marco Vallora, Giorgio Soavi e Vittorio Sgarbi, giusto per citarne qualcuno. E, dulcis in fondo, ha scritto di lui anche Edorardo Nesi, che fa lo scrittore e ha vinto il Premio Strega. Vi starete chiedendo: come mai di lui si mette a scrivere uno come te? Bella domanda… Scuserete se la risposta latita. Fa freddo, oggi. E fa freddo qua, nell’atelier di San Polo in Chianti. ȱ il freddo che si è mangiato la risposta mentre Martinelli continua a parlare…

Simone Innocenti

 

Related posts:

Tags // , , , ,

Trackback from your site.

Leave a comment