Minarini, la realtà nel sottinteso
La biografia dell’artista è stringata: «Nasce a Firenze nel 1970 dove frequenta l’Istituto d’Arte, Minarin nel 1989 ottiene la Maturità nel campo dell’oreficeria, un’antica tradizione a Firenze,che vede giovani artisti formarsi nelle botteghe, sviluppando il senso del disegno e della composizione d’arte. Minarini,introdotto alla pittura dal pittore Mirannalti Valerio, debutta nella mostra «Olio,paesaggi,matite e ritratti» presso il Centro Culturale “Il Fuligno” di Firenze nel 2004. Studia poi la tecnica della pittura ad olio con Alessandro Berti e la figura alla Scuola Libera del Nudo all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Sandra Batoni. Nel 2005 entra nel Gruppo Mazzon,dove frequenta il maestro Osvaldo Curandai. Nel 2008 riceve il Fiorino d’Argento ex-aequo nell’ambito del premio Firenze, con l’opera “manichino”. Nel 2010 pubblicazione in catalogo Alinari con una menzione speciale per il concorso premio “Vittorio Alinari”».Per uno che ha ben presente la lezione dei grandi pittori figurativi, Minarini riesce a trovare una sua misura ben precisa: la sua cifra stilistica è l’emozione.
La trasmette alla tela che, rispetto ai primi lavori, torna a essere più ruvida. Quasi la luce fosse un corpo da definire o semplicemente lo specchio delle emozioni che viene definito, via via, dallo spettatore. C’è una consapevolezza che si trascina dietro una perfezione che diventa ricercata: la struttura dei suoi quadri prevede — di fatto — un disegno che non lascia scampo a sbavature. Non è un iperalista, Minarini. È invece un’artista capace di catturare emozioni, di cogliere al meglio l’essenza stessa della realtà, sempre in bilico tra l’eterno sottinteso e il dicastero della quotidianità ineluttabile. È un pittore destinato a crescere, Minarini. Così come le emozioni che suscitano i suoi bellissimi ritratti.
Simone Innocenti
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