Biagini e l’istinto dell’arte (anemica)
Maurizio Biagini è uno che si diverte a sparigliare la solitudine con coriandoli di felicità improvvisa. C’è una sorta di delicatezza ritrosa che implode nelle sue opere. Lui è così: non ama i riflettori, anche se che ha vinto il Premio Rotonda di Livorno (uno dei massimi riconoscimenti nel campo pittorico); adora sfuggire dai cellulari; ama rintanarsi nei suoi coni d’ombra.
Livornese fino all’ultimo pelo, Biagini è un artista allo stato puro. Va oltre, a volte senza rendersene conto. Va oltre, con le sue figure che sembrano imprigionare in una poesia anemica lo spettatore nel momento stesso in cui lo liberano dal nulla.
È un inquieto, Biagini. Un inquieto che cadenza sulla tele, con pochissimi tratti, figure che sono possenti e fragili al tempo stesso. Molti dei suoi lavori, che questa estate sono stati raccolti in una personale nella splendida cornice delle Terme di Casciana Terme, sono visibili presso la Tst Art Gallery di Corso Amedeo 190 a Livorno (http://www.facebook.com/pages/TST-art-graphic/ 309487702708). Ma ultimamente Biagini sta cominciando a lavorare, e anche molto, fuori dalla Toscana: a Conegliano, in Veneto, ad esempio, Biagini ha riscosso un successo importante. E non è un caso, perché l’artista — che riesce a schivare un concetto bottegaio del pennello — ha una sua dimensione unica, che racchiude un magma di sogni e illusioni.
Per uno come lui, che riesce a inquadrare l’immagine con la perfezione di un fotografo e l’abilità di un cacciatore, gli spazi sono importanti. In genere predilige le grandi dimensioni, che gli consentono di sprigionare il suo potenziale nel modo più consono. Insegue le tele immergendosi nelle tele. E lo fa con una determinazione davvero unico. I critici del Premio Rotonda se ne sono accorti e lo hanno premiato «per il taglio originale dell’immagine incrociata sul dettaglio e con il filtro di mezzi espressivi extra-pittorici, che ben rappresentano una visualità contemporanea».
C’è poco da fare. Biagini ha qualcosa che gli altri non hanno. Ha qualcosa di veramente unico. Ha un dono raro, che può solo far esplodere quando si mette a lavorare. Ha insomma una dote che pochi anni: si chiama arte.
Simone Innocenti
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