giu
13

Alinari, quando l’enigma diventa paesaggio

Author // Redazione
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Fiale d’eteLuca Alinari è un uomo magnetico. E ne è più che consapevole. Al di là della sua pittura, bellissima e quasi rarefatta, quello che lascia riflettere è proprio la sua naturale inclinazione al fascino. Fiorentino algido, 65 anni, spiega di avere «una carriera lunga 45 anni. E sa funziona, no? Il passato è sempre troppo». Il pittore abita sulle colline di Bagno a Ripoli, in una zona volutamente impervia e piena di poesia. Ed è uno che lavora in maniera costante e decisa: «Dopo la mostra a Città di Castello — spiega — sto preparando un vernissage alla Rocca di Montalcino». Non proprorrà i suoi celeberrimi volti, che lo hanno reso famoso in tutta Italia e fatto apprezzare in mezzo mondo. Ma darà spazio al «paesaggio toscano».
Per uno come lui — che a volta lavora sulla rarefazione, a volte sulla concentrazione — la sfida sembra quasi divertirlo. Del resto è proprio la sua esistenza artistica che sembra una sfida vera e proprio: riflessione intelligente sulla pop art, scelte iconografiche raffinate ed estrose, rielaborazione dell’illustrazione per l’infanzia, divertissement della comunicazione pubblicitaria, lavoro su materiali.
La mano leggera e controllata è un dono che coltiva con estrema pervicacia, come dimostrano i suoi quaderni pieni zeppi di disegni. «È come fare le scale per un pianista: bisogna sempre tenersi in pratica», sostiene.
AcrilicoUn percorso pazzesco, il suo. I suoi primi riferimenti stilistici, sempre se uno si documenta sul suo passato, ricorrono alla corrente «Neodada». Per questo motivo usa le utilizza le tecniche più diverse: disegno con uso di colori fluorescenti, decalcomania, collage, trasposizioni fotografiche. Il successo non tarda ad arrivare: nella seconda metà degli anni ’70 inizia a diffondersi il suo nome tra critici e pubblico e viene invitato ad ordinare sue personali in varie Gallerie d’Arte italiane, finchè, nel 1982, viene invitato alla Biennale di Venezia, dove avviene la sua consacrazione a livello internazionale.
«Il quadro è come un’enigma che ti porti dentro», sostiene questo uomo che vive in un atelier molto razionale, quasi sparatano (verrebbe voglia di dire). È in questo antro di casa sua che si diverte a capovolgere e a sovvertire gli stilemi dell’arte. Lo fa nel nome della bellezza e della poesia. E lo fa con risultati che, ogni volta, sorprendono.

Simone Innocenti

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