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35007 – “Especially For You”

Author // Redazione
Posted in // MUSICA

Prendete una calcolatrice scientifica, accendetela e digitate i seguenti numeri:  tre, cinque, due volte zero e poi sette, ruotate lo strumento di 180° ed ecco che i caratteri stilizzati comporranno la scritta “Loose”, altro nome con cui è conosciuta la band olandese che nel  1994 ha esordito con l’album  Especially For You.

I 35007, originari di Eindhoven, sono nati alla fine degli anni Ottanta dalle ceneri  dei The Alabama Kids; originariamente erano composti da Eeuwout Baart (voce), Mark Sponselee (sintetizzatori), Bertus Fridael (chitarra), Jacco Van Rooy (batteria), Michel Boekhoudt (basso), Luk Sponselee (vj) e Pidah Kloos (tecnico del suono).

Il loro esperimento musicale, terminato nel 2005, si basava su un post rock prevalentemente strumentale influenzato da sonorità stoner e space rock, il tutto immerso in una densa atmosfera psichedelica resa palpabile dalle deliranti proiezioni che accompagnavano le esibizioni dal vivo. Proprio la cura del suono e delle immagini nei concerti li contraddistingueva da molti altri progetti a loro contemporanei.

“Zandback” è la prima traccia del loro album di debutto ed è caratterizzata da uno smodato uso di overdrive sullo sfondo di comunicazioni radiofoniche che sembrano provenire da una torre di controllo popolata da ubriachi. Chitarre hendrixiane disegnano la sognante e metropolitana “Cosmic Messenger”, nel mezzo della quale sembra di essere proiettati nell’affollato bar del più sperduto aeroporto di chissà dove.

I ritmi di “Basiculo e Cunnum” portano l’esasperante suono stoner a sconfinare nel territorio della psichedelìa sciamanica: la voce filtrata si fa sempre più inumana, a testimoniare il delirio nell’ascesa alla vetta della montagna che ci darà il sogno rivelatore. “Suave” è il risultato di questo percorso spirituale, cinque minuti di calma assoluta e introspezione cosmica gentilmente concessa dai sintetizzatori di Mark Sponselee.

“Bad Altitude” ci riporta verso suoni più torridi, una poesia lacerante è urlata alla polvere prima di finire sovrastata da fischi e ronzii di ogni genere. “The Elephant Song” è il picco dell’album, sorge inaspettata da un brusio di sottofondo e ci proietta oltre l’atmosfera terrestre,  l’ambientazione sale definitivamente di livello, dall’aeronautica all’astronautica.

“U:Mu:M’Nu:” è spiazzante (non solo per il titolo): si tratta di una composizione ruvida e con liriche piuttosto grezze, capace di accogliere al suo interno soavi vocalizzi orientaleggianti, prima di concludersi in un’orgia di assolo di chitarre crepitanti. La traccia conclusiva “Slide” è un’accattivante cavalcata grunge rock che non si risparmia nulla, dal cantato sofferente al generoso utilizzo di wha wha, fino alle percussioni che si fanno minacciose nell’interludio centrale che straripa nell’indecifrabile rumore finale.

Dimenticato niente? In effetti si, la penultima traccia “Water” costituisce un nucleo musicale del tutto autonomo, ogni strumento opera nella direzione della fluidificazione musicale e sono effettivamente percepibili le increspature delle onde marine, si ha addirittura la sensazione di osservarle da sotto il pelo dell’acqua.

Le composizioni dei 35007 sono sempre state influenzate dal concetto di liquidità del suono, tanto che la loro musica ha progressivamente perso forma dopo il secondo album (omonimo) del 1997. A partire dall’EP “Sea of Tranquillity” del 1999 la voce è sparita definitivamente e le sonorità acide e distorte sono state decisamente annacquate nelle monolitiche tracce dell’album “Liquid” del 2002.

Phase V, ultimo lavoro della band, rappresenta un capitolo a sé stante:  è ispirato alla massima del filosofo romano Boezio, secondo cui “la musica è matematica resa udibile” e si presenta come un’opera del tutto priva di immagini e parole, solo suoni e cifre. L’artwork del disco è a dir poco essenziale, tanto da essere definito “musica per ciechi”, infatti i titoli delle canzoni sono numeri e, come la copertina, sono scritti in codice braille.

Il loro website, che non viene aggiornato da anni, è costruito sulla falsariga di quello di una compagnia area (molto) low cost: grafica dozzinale e qualche immagine sfocata qua e la.  La pagina dedicata alle destinazioni ormai da cinque anni recita “No Flight Scheduled”, ma tutti sappiamo che in caso ci venisse voglia di farci un breve trasvolata musicale ci basterebbero un paio di cuffie e una calcolatrice scientifica.

Andrea Angeloni

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